Vitalizi, via ai tagli anche in Senato. Ecco gli ex parlamentari irpini che rischiano

Vitalizi, via ai tagli anche in Senato. Ecco gli ex parlamentari irpini che rischiano

16 ottobre 2018

Alla fine il via libera al taglio dei vitalizi è arrivato anche in Senato. Il Consiglio di Presidenza di Palazzo Madama ha approvato nel tardo pomeriggio di oggi la riforma per gli ex parlamentari secondo il metodo contributivo già disposto tre mesi fa alla Camera dei Deputati.

Il provvedimento è passato senza il sì dei senatori di Forza Italia, del Partito Democratico e di Fratelli d’Italia, che al momento del voto sono usciti (in tutto 10 i favorevoli e un astenuto).

Le rendite a vita erano già state abolite nel 2012, ma quelle già assegnate non erano ancora state sfalciate. La nuova proposta invece, tra i cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, è indirizzata al superamento totale del sistema vitalizi degli ex parlamentari attraverso un ricalcolo col sistema contributivo.

“Detto, fatto. Promessa mantenuta. Bye bye vitalizi anche per gli ex senatori. Questo privilegio non esisterà più per nessuno. Evviva!”. Queste le parole del Vicepremier Luigi Di Maio, che ha annunciato anche che nella manovra di bilancio ci sarà una norma che impone alle Regioni di tagliare i vitalizi, così come per Camera e Senato, altrimenti verranno bloccati i fondi per pagarli.

In tutto sono circa 2.700 i vitalizi erogati agli ex parlamentari. Sommando la cifra relativa della Camera con quella del Senato si ottiene un risparmio di 280 milioni a legislatura, 200 a Montecitorio e 80 a Palazzo Madama. Il rischio, tuttavia, è che arrivi un’ulteriore ondata di ricorsi dopo quella iniziata a luglio (che a fine settembre ne contava già 1.100) che potrebbe ritardare l’applicazione dei tagli.

Gli irpini che percepiscono il vitalizio da ex senatori sono Gerardo Bianco (6.111,46 euro), Ciriaco De Mita (7.006,18), Nicola Mancino (6.939,81), Ortensio Zecchino (5.692,79) e Aldo Masullo (5.692,79). Alcuni di questi, come gli ex Presidenti Mancino e De Mita, dovrebbero tuttavia essere esclusi dalla misura, come accaduto alla Camera dei Deputati.