Violenza sulle donne, il Pd sostiene la proposta “Cortese”

24 novembre 2010

AVellino – Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il PD riconosce la necessità di procedere ad una riflessione sulla violenza cosiddetta “di genere”, che non trova confini o limitazioni nelle diverse classi sociali, ma indistintamente riguarda le donne di tutte le aree geografiche e classi. “Il problema – si legge in una nota di Francesca Ruggiero, responsabile delle Politiche sociali – è soprattutto un problema culturale, quello cioè di superare una “disfunzione” nella cultura di coloro che non riconoscono ancora la parità di genere, parità di diritti e di opportunità, perpetrando una violenza ai danni delle donne. Violenza domestica o non, che riguarda una donna su tre in Italia e che si scontra con la paura della denuncia e con un silenzio a tutto danno delle donne stesse. La riflessione può trovare uno spunto nella proposta di legge regionale del consigliere regionale del PD Angela Cortese, promotrice della proposta, che settimane fa ha sottolineato il basso numero delle denuncie a fronte di un numero sempre superiore di richieste di aiuto. La proposta presentata ad ottobre ha quale fine la prevenzione, il contrasto, la sensibilizzazione al fenomeno. Attenzione particolare va posta sulla questione della “tutela” delle donne vittime di violenza, al momento in cui esse denunciano episodi di violenza, ma anche sull’inserimento lavorativo. Molto spesso infatti la scarsa autonomia economica impedisce alle donne vittime di violenza di ribellarsi ad uno stato di fatto al quale esse si rassegnano, soprattutto in territori nei quali la disoccupazione è soprattutto “femminile”. Ciò ci richiama ad una riflessione più ampia, sul dovere di favorire un’occupazione femminile che consenta anche di conciliare il tempo di cura dei figli e le ore della giornata lavorativa. Come inoltre suggerito dalla proposta di legge, ciascun ambito territoriale dovrebbe dotarsi di “un presidio antiviolenza”, o di un centro di ascolto per questi casi. Utile sarebbe potersi dotare di veri e propri centri di accoglienza per le donne che temono le conseguenze di una denuncia alle istituzioni ed alla società. A tutto ciò si somma però una necessità evidente, quella di educare i cittadini al rispetto delle donne ed alla parità di genere. Solo creando queste condizioni si può compiere il passo decisivo per realizzare il presupposto necessario della prevenzione, rispetto al quale tutti, indistintamente, devono sentirsi coinvolti”.


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