Villa dei Pini, ultimatum della Cisl: “Vogliamo garanzie per i lavoratori”

Villa dei Pini, ultimatum della Cisl: “Vogliamo garanzie per i lavoratori”

25 luglio 2018

Revoca immediata della procedura di licenziamento collettivo, presentazione di un piano industriale per 150 posti letto, cronoprogramma con indicazione dell’inizio e della fine dei lavori per la riconversione di Villa dei Pini da casa di cura in struttura di riabilitazione.

“Sono queste le pregiudiziali per l’avvio del confronto con Giuseppe Rosato, nuovo presidente del CdA della struttura di Villa dei Pini”, afferma Antonio Santacroce, segretario generale della Cisl Fp IrpiniaSannio.

“E’ notorio a tutti che Villa dei Pini ha chiesto e ottenuto una convenzione per 150 posti letto e che ha effettuato i conteggi per avviare i licenziamenti su 80 posti. Siamo certi che per lavorare a pieno regime bisogna ragionare considerando anche i 48 attualmente congelati per la lungodegenza, altrimenti il problema non si risolve”.

“Sicuramente Rosato gode di fama e notorietà per le cariche precedentemente ricoperte – afferma Mario Musto coordinatore sanità pubblica e privata della Cisl Fp IrpiniaSannio – ma questa è un’altra storia con altri scenari, basata su assetti ed investimenti societari e con lavoratori stanchi di vivere in una situazione di continua instabilità che li ha visti oggetto di ben tre procedure di licenziamento negli ultimi anni”.

“Rispetto e apprezzamento – dichiara la responsabile aziendale della Cisl FP IrpiniaSannio Carmela D’Ambrosio – per le prime affermazioni fatte ai mezzi di comunicazione da Rosato per quel che riguarda il mantenimento dei livelli occupazionali, ma attendiamo di comprendere nei dettagli il piano industriale aziendale con connesso cronoprogramma relativamente ai lavori di adeguamento della struttura. Solo in questo modo si potrà dare tranquillità, serenità e stabilità ai lavoratori ed al sistema”.

“Noi della Cisl vogliamo essere chiari: in mancanza di risposte continueremo a lavorare affinché chi di competenza proceda a revocare l’accreditamento. Non vogliamo che questo territorio continui ad essere privato dei pochi servizi che la sanità pubblica destina per queste patologie”, conclude Santacroce.