VIDEO/ Terremoto ’80. Il sisma in Irpinia dalla rabbia di Pertini alla rinascita

23 novembre 2018

Renato Spiniello – “Sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica, dove ho assistito a spettacoli che mai dimenticherò… E ho constatato che non vi sono stati quei soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ci sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito… Non servono nuove leggi, le leggi che ci sono devono essere applicate… A distanza di tredici anni dal terremoto nel Belice non sono state ancora costruite le case promesse. Eppure allora furono stanziate le somme necessarie. Dove è finito questo danaro? Chi ha speculato sulla disgrazia del Belice?”.

Le parole dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini risuonano ancora nella mente di chi ha toccato con mano il dramma del terremoto del 1980. 90 secondi sufficienti a cambiare per sempre la storia di una provincia.

A Sant’Angelo dei Lombardi, come in altri centri, per giorni pezzi di corpi umani emergevano dalle macerie. Pertini, per l’intera durata del suo viaggio in Irpinia, fu inseguito da grida, pianti e implorazioni dei sopravvissuti ai quali non poteva, non sapeva dare risposta. Così di ritorno a Roma, in un appassionato discorso in tv rivolto agli italiani la sera del 26 novembre, denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che sarebbero arrivati in tutte le zone colpite solo cinque giorni dopo.

Parole che appaiono ora più che mai come un monito. Davvero nessuno ha dimenticato.

Quella domenica la notte era calata da un po’ quando, all’improvviso, alle 19:34, la terrà si aprì inghiottendo case, scuole, chiese, ospedali, seppellendo sotto le macerie le donne che preparavano la cena, i bambini e gli adolescenti che giocavano in piazza e passeggiavano sul corso, i tifosi e gli sportivi che commentavano il 4-2 che l’Avellino rifilò all’Ascoli.

Una scossa, poi un’altra e un’altra ancora e il nostro mondo cambiò per sempre.

Allora, i cadaveri recuperati furono tremila, quasi diecimila i feriti, centinaia di migliaia gli sfollati. Le tre province maggiormente colpite dal sisma del 1980 furono quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45).

Oggi, 38 anni dopo, ricordiamo le polemiche sui mancati soccorsi, sulla ricostruzione mai finita ma soprattutto ricordiamo le vittime di quel giorno.

Ma ridurre tutto ad un semplice momento celebrativo non fa onore alla nostra gente, né può essere la giusta chiave di lettura delle cose che come cittadini della provincia di Avellino abbiamo fatto per la nostra terra.

Senza fare dietrologia, l’Irpinia ha trovato la forza per reagire attraverso le sue donne e i suoi uomini migliori, attraverso persone capaci che hanno sempre creduto nelle potenzialità e nelle capacità di questa terra.

Al di là dei ritardi, della ricostruzione non ancora ultimata, delle immancabili polemiche che ogni anno, proprio in prossimità della tragica ricorrenza, si rincorrono, l’Irpinia è profondamente mutata.

Quella stessa Irpinia che ha visto scorrere davanti ai suoi occhi immagini di una tragedia che mai avrebbe pensato di vivere, quella stessa Irpinia che oggi, parafrasando Franco Arminio, a gran voce può dire: “Ci sono giorni in cui si rinasce”.