VIDEO / L’Irpinia come la stazione di Avellino. “Ha perso il treno dello sviluppo”. Ma i sindacati non ci stanno

15 Luglio 2020

Alfredo Picariello – Uno sviluppo fermo al palo. Come i treni che non partono e non arrivano alla stazione di Avellino. Che la triplice sindacale prende a “prestito” come immagine simbolo nel percorso che prova a rilanciare la vertenza Irpinia. Povera Irpinia, ancor di più dopo il lockdown. Il futuro è incerto soprattutto in provincia di Avellino. Cgil, Cisl e Uil provano a scuotere le coscienze, anche con parole molto dure.

“L’Irpinia lo ha perso il treno dello sviluppo”, dice Luigi Simeone della Uil. “Ma la cosa più preoccupante è che c’è una negazione in atto. In questi anni ci sono state raccontate solo bugie, mentre i dati e le vertenze che riguarda anche il mondo delle Partecipate, come Irpiniambiente, ci dicono come stanno effettivamente le cose. Si parla di una Campania che è ripartita, e intanto la stazione di Avellino è chiusa; si parla del rilancio delle aree interne ma il dato vero è che i fondi della Regione, nonostante quello che dice De Luca, guadano al mare. I soldi vanno soprattutto a Salerno, le aree interne non sono titolate”.

Buonavita, Fiordellisi e Simeone

“Abbiamo provato ad alzare il livello dell’attenzione della politica e del Governo centrale. Stiamo provando a dire a tutti, in tutte le salse, che la situazione in provincia di Avellino è drammatica. La ripartenza è solo una bugia. L’industria è in crisi, i servizi sono in crisi, l’edilizia è in crisi. La Regione Campania continua a raccontare un mondo che non c’è. L’effetto dei provvedimenti presi a Roma qui non si sente ancora. E non parliamo del problema gravissimo della riapertura delle scuole a settembre”.

Tutti uniti, i sindacati, sotto i colori dell’Irpinia e le loro bandiere. Bandiere che sventolano dinanzi a quella stazione così tristemente vuota. “Siamo costretti a ripetere sempre le stesse cose. Da anni. Dobbiamo fermare l’emorragia delle aree interne. Sempre più giovani lasciano l’Irpinia. Questa provincia ha bisogno di una cosa soltanto: lavoro”, afferma Salvatore Buonavita della Cisl. ” A settembre cosa succederà ma, soprattutto, come ci arriveremo”, rilancia Buonavita. “Cosa succederà in Irpinia quando sarà tolto il blocco dei licenziamenti?”.

“Abbiamo visto sindaci, parlamentari, consiglieri regionali che si erano detti disponibili ad aprire una riflessione e alla fine quel che resta sono 117 licenziamenti. Avevamo chiesto una serie di tavoli e verifiche, la risposta è stata nulla. Questo è il modello di classe politica che abbiamo in Irpinia”. Franco Fiordellisi, segretario provinciale della Cgil, porta la vertenza Novolegno come esempio per far comprendere la “deriva” del ragionamento politico di oggi.

“Lanciamo – dice ancora – un appello accorato alle amministrazioni locali, regionali e nazionali, ma è difficile vivendo in una perenne campagna elettorale che, invece di risolvere i problemi, li accentua. Oggi De Luca lancia il grido d’allarme sull’acqua, ma dove è stato in questi cinque anni se solo adesso si rende conto che servono investimenti per potenziare reti idriche e depuratori?