VIDEO/ L’Irpinia si mobilita contro il biodigestore. Franco Mazza: “E’ una lezione di democrazia. Dove sono l’Ato e l’Osservatorio Rifiuti?”

15 settembre 2018

Antonella Marano – Uno ‘scudo umano’ di uomini e donne a bordo di auto e trattori ha attraversato, questa mattina, le strade del Greco di Tufo. Un percorso bucolico incastonato tra il fiume Sabato ed un intreccio di alberi e vigneti.

In quelle strade così strette e già stressate dal passaggio di mezzi pesanti ed auto, c’è il segno del lavoro e dei sacrifici di molti imprenditori ed operai della zona che hanno reso quel ‘nettare bianco’ – il Greco di Tufo Docg – patrimonio di inestimabile valore.

Una risorsa da tutelare insieme al grembo che lo custodisce, quel territorio che altra vocazione oltre quella agricola non ha. Per questo motivo stamane un intreccio di generazioni, non solo gli addetti ai lavori del settore vitivinicolo, sono scesi in strada ed hanno partecipato a questa grande mobilitazione per la tutela del territorio.

Un lungo corteo che, dalle spalle dello stabilimento industriale della Fca, ha attraversato alcuni dei comuni coinvolti in questa battaglia in difesa della salute e dell’ambiente: Pratola, Tufo fino a giungere al ‘ponte dei Santi’ di Altavilla Irpina. Se lo spettro del biodigestore dovesse materializzarsi (nell’area Pip di Chianche) quello stesso percorso intrapreso oggi dai manifestanti diventerebbe il passaggio quotidiano dei mezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. A capeggiare la protesta pacifica c’erano i trattori con a bordo gli operai ed i proprietari di alcune delle aziende vitivinicole presenti in quella zona.

“Il nostro è un territorio già martoriato dall’inquinamento – ha spiegato uno dei manifestanti a bordo del suo trattore – aggiungere questo impianto qui, in una zona che vive maggiormente di agricoltura, sarebbe davvero una condanna”.

La lezioni di democrazia del popolo e il silenzio dell’Ato Rifiuti e dell’Osservatorio regionale sulla Gestione dei rifiuti

“Tutti voi avete dato prova di una grande lezione democratica. Il popolo può esprimere la propria opinione e, soprattutto, tutto il suo dissenso nei confronti di scelte scellerate piovute dall’alto, proprio come questa del biodigestore”. Queste le parole di Franco Mazza, Presidente dell’Associazione Salviamo La Valle Del Sabato. 

Poi chiede a gran voce, sostenuto dall’applauso dei presenti. Davvero numerosi. “Quali sono le ragioni del sì? Vorremmo saperlo proprio dall’assessore Bonavitacola. Perché è giusto evidenziare che le ragioni del no sono infinite.

Chi oggi ha partecipato a questa mobilitazione pacifica conosce queste strade. Immaginate i camion pieni di umido fermi davanti alla Cantina Di Marzo, a Tufo, proprio dove c’è il semaforo. Ecco, questo è il contesto, questa è la condizione che noi contestiamo.  Questo territorio, produttore di eccellenze, non può ospitare un simile impianto”.

Mazza va oltre le ragioni del no. “E’ vergognosa l’assenza totale di coinvolgimento e di partecipazione. Abbiamo scoperto, all’improvviso, che c’era stata una manifestazione di interesse da parte del Comune di Chianche per un biodigestore, senza alcuna istruttoria tecnica, senza capire il contesto in cui si andava ad impiantare tale impianto che, ripeto, non è compatibile con questo territorio.

Cozza tutto questo con il decreto 228 del 2001. Quello che mi chiedo è – prosegue Mazza – a chi serve questo impianto? Serve a questo territorio o ad altri territori? Dovremmo puntare sul compostaggio domestico in comunità. Un impianto c’è già in questa provincia”.

Il Presidente di ‘Salviamo la Valle del Sabato’ punta il dito contro chi potrebbe fare o almeno esprimere un’opinione sul caso biodigestore ma preferisce restare nascosto dietro un muro di silenzio. “Cosa pensa il Presidente dell’Osservatorio regionale dei rifiuti di questa situazione? Mi riferisco al Senatore Enzo De Luca. Cosa pensa l’Ato rifiuti? Perché il popolo non viene mai coinvolto in queste scelte importanti per il territorio? “.

Anche il Gal Partenio al fianco della battaglia in difesa del territorio

“Sulla stessa linea d’onda Luca Beatrice, Presidente del Gal Partenio: “Credo che la politica sia anzitutto responsabilità. La Regione Campania deve dimostrare concretamente questo senso di responsabilità di cui questo territorio che lotta ha bisogno. La guerra è lunga ma, oggi, possiamo dire che la battaglia è già vinta. In modo pacifico possiamo coinvolgere la comunità di Chianche e spingere la minoranza a chiedere la convocazione di un consiglio comunale ad hoc in cui si discuta e ci si confronti sulla questione”.

In prima linea gli amministratori locali (Avellino, Altavilla, Prata, Pratola Serra, Torrioni, Petruro, Tufo), rappresentanti regionali della Coldiretti, rappresentanti delle aziende vitivinicole – le cantine Di Marzo, Mastroberardino, Tenuta Sarno, Ilaria Petitto per Donnachiara.

“Se la Regione non ci ascolta, pronti a rivolgerci al Consiglio di Stato”.

“Il biodigestore non può essere inserito in un’area di pregio come quella Docg Greco. Ho provato a convincere il sindaco di Chianche a cambiare rotta, proprio come ho fatto io”. Così il primo cittadino di Petruro, Giuseppe Lombardi, al termine della manifestazione realizzata oggi dal Coordinamento del No al Biodigestore.

“In un primo momento – ha dichiarato il sindaco – anche la nostra amministrazione aveva inoltrato la manifestazione di interesse nei confronti di questo progetto. Ma, a seguito di una perizia, consegnata allo stesso sindaco di Chianche, abbiamo scelto la strada del no. La prossima settimana incontreremo i rappresentanti di Palazzo Santa Lucia, Petracca e D’Amelio. Se non avremo risposte concrete dalla Regione sul caso faremo ricorso al Consiglio di Stato”.