VIDEO/ “Cosa sono 12 anni?” Strage Bus, i parenti non ci stanno. E da Avellino parte l’inchiesta bis su Autostrade

5 ottobre 2018

Renato Spiniello – “Cosa sono dodici anni? La galera la facciamo noi, ci vuole la sedia elettrica”. Le richieste della pubblica accusa nei confronti degli imputati Gennaro Lametta, Antonietta Ceriola e Vittorio Saulino, nell’ambito del processo sulla strage di Acqualonga, tragedia che ha costato la vita a quaranta pellegrini di ritorno da una gita religiosa, non soddisfano i superstiti e i parenti di quel fatale sinistro.

Per i tre l’imputazione è falso in atto pubblico, omicidio plurimo colposo e disastro, ma a completare il quadro degli imputati sono i dodici dirigenti di Autostrade per l’Italia, le cui posizioni dovranno essere passate in rassegna il prossimo mercoledì 10 ottobre dal Procuratore capo Rosario Cantelmo per una serie di omissioni.

Sarà una requisitoria incentrata essenzialmente sullo stato delle barriere che non impedirono al pullman di precipitare giù dal viadotto. In particolare le condizioni dei sistemi di ancoraggio, cioè dei tirafondi, sarebbero state gravemente compromesse dalla ruggine in alcuni punti.

Una situazione su cui, secondo la difesa e il perito del tribunale Felice Giuliani, Aspi avrebbe dovuto attuare una seria manutenzione e invece, come ha ricordato la sostituita procuratrice Cecilia Annecchini, uno dei consulenti di Autostrade ha difeso la scelta di non ispezionare i sistemi di ancoraggio delle barriere e di non procedere alla sostituzione poiché quest’ultimi sarebbero progettati per durare 80 anni. “Li metti e te li scordi”, le esatte parole del perito.

Ma non è tutto. Secondo il capo dei pm irpini, la perizia del consulente d’ufficio conterrebbe una “notizia di reato”, soprattutto se messa in relazione con alcuni verbali del Cda di Autostrade per l’Italia, acquisiti durante le indagini, e con alcune testimonianze rese durante il processo. Da qui la richiesta, accolta dal giudice monocratico Luigi Buono, di estrarre e consegnare tali atti alla Procura per quella che si profila essere un’inchiesta bis sulla gestione dei sistemi di sicurezza lungo tratti autostradali simili a quello dell’A16 Napoli-Canosa.

Al Ministero dei Trasporti mancherebbero infatti dei progetti da parte di Aspi relativi a eventuali interventi di manutenzione sulle barriere autostradali. La società controllata dalla holding che fa capo alla famiglia Benetton, tra l’altro, è già nell’occhio del ciclone dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, che ha causato quarantatré morti, e l’esecutivo Lega-M5s vorrebbe revocargli la gestione della rete autostradale. Proprio per questo il processo che si sta celebrando ad Avellino, e che si concluderà con la sentenza di primo grado prevista poco prima di Natale, potrebbe rappresentare un primo e decisivo precedente.