“Vento dell’Est” – Sfruttamento clandestini: in manette 4 irpini

28 giugno 2005

Avellino – Un insospettabile infermiere di 55 anni, Carmine Marano di Monteforte Irpino già noto all’Autorità Giudiziaria per alcuni precedenti penali, in servizio all’ospedale “San Giuseppe Moscati” di Avellino è stato tratto in arresto. E’ accusato di violenza sessuale e sequestro di persona nei confronti di una ragazza di nazionalità russa: per tre giorni avrebbe segregato la giovane extracomunitaria in un appartamento, minacciandola di morte se avesse rivelato gli abusi che era costretta a subire. Il raccapricciante episodio di cronaca, è il particolare che è emerso nel corso dell’attività d’indagine dei Carabinieri del Nucleo Operativo del Comando di Via Roma. Il filone sulla presunta violenza sessuale ai danni di una giovane russa nel corso dei mesi ha trovato nesso con l’operazione, denominata “Vento dell’Est” che ha portato all’arresto di sette persone tra l’avellinese, il beneventano ed il napoletano. A finire in Carcere sono: Alfonso Rosanova 56enne commerciante di antiquariato di Avellino con precedenti penali alle spalle; Remo Giaquinto 61enne noto gioielliere di Montoro tratto in arresto in ospedale dove si trova tuttora ricoverato; il 42enne pregiudicato Agostino Gallo di Torre Annunziata in provincia di Napoli; il 58enne pregiudicato Gaetano Cecere di Manocalzati; agli arresti domiciliari Guerino De Rosa commerciante 37enne originario di Pietrelcina in provincia di Benevento; Pietro Iapicca 43enne operaio incensurato di Torre Annunziata, hinterland napoletano e Carmine Marano, pregiudicato e infermiere del Moscati. Tutti devono rispondere delle accuse di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. L’operazione “Vento dell’Est” è stata illustrata, ieri mattina, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino dal Tenente Colonnello Giovanni Di Blasio, dal Maggiore Francesco Merone e dal Tenente Salvatore Nasti del Reparto Nucleo Operativo della città capoluogo. Il blitz, che ha visto l’impiego di oltre cento militari, è scattato in piena notte – erano le 3 quando le pattuglie sono uscite dal cancello del Comando a sirene spiegate – per concludersi all’alba. L’irruzione, nelle abitazioni dei sette indagati raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, è stata la conclusione di attività di indagini cominciate nel novembre del 2003. Come ha spiegato il Comandante Di Blasio “…l’attività è scaturita dall’acclarazione del fenomeno dell’introduzione sul mercato irpino di merce contraffatta”. Cinque degli arrestati, infatti, devono rispondere non solo di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina ma anche di ricettazione e introduzione sul mercato di prodotti contraffatti: vini doc tra i quali il “Rosso di Montalcino”, prodotti alimentari molto costosi quali il “Prosciutto di Parma”, capi di abbigliamento di famosi marchi che venivano poi rivenduti con profitti altissimi anche a commercianti al dettaglio di Avellino. Al filone della violenza sessuale su un’extracomunitaria russa e a quello della ricettazione di prodotti contraffatti, si aggiunge un terzo filone: favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina. Nel corso delle indagini, infatti, gli uomini della Benemerita avellinese hanno accertato l’esistenza di una sorta di collocamento a Nocera Inferiore: un’agenzia di lavoro, gestita da Franco Amodio, un 50enne pregiudicato del posto, apparentemente legale. Ma le sorprese non si sono fatte attendere. Grazie ad intercettazioni, telefoniche ed ambientali, i Carabinieri del Nucleo Operativo hanno acclarato che l’Amodio era riuscito a mettere in piedi una vera e propria organizzazione che reclutava giovani donne e uomini, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Est che, successivamente venivano impiegati nei lavori più disparati: muratori, operai, badanti, colf e per le giovani donne, avvenenti e prosperose, anche come spogliarelliste per addii al celibato. Un vero e proprio giro d’affari milionario. Basti pensare che ogni clandestino veniva ceduto, in base alla ricostruzione fatta dalla Benemerita, alla modica cifra di 400-500 euro con l’opzione “soddisfatti o rimborsati”. Il “datore” di lavoro, infatti, nel caso in cui non fosse soddisfatto dell’operato del suo “impiegato” aveva la facoltà di recedere il contratto con titolare del collocamento oppure di chiedere la restituzione dei soldi sborsati ovvero chiederne la sostituzione. “Dalle indagini, avallate anche da video e fotografie, – ha spiegato il Maggiore Merone – è emersa l’insoddisfazione di un anziano per la sua badante: la donna non sottostava alle richieste sessuali”. Se a Nocera Inferiore il collocamento veniva gestito dal pregiudicato Franco Amodio, anche in Irpinia era stata aperta una succursale dell’agenzia di lavoro che, come emerso dalle indagini, era gestita da Alfonso Rosanova, il commerciante di antiquariato. “Il Rosanova – ha spiegato il Maggiore Merone – si riforniva dei clandestini dall’Amodio per poi soddisfare le richieste dei suoi clienti. Un sistema di collocazione era anche quello del ‘porta a porta’”. Durante il blitz di ieri mattina, i militari hanno rinvenuto in alcune abitazioni dei sette arrestati anche donne extracomunitarie. Insomma una vera e propria associazione a delinquere specializzata nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento sessuale: uomini e donne giunte in Italia convinti di fare fortuna ed invece costretti in lavori durissimi e sottopagati in attesa della regolarizzazione che non sarebbe mai arrivata. Con i sette arresti, l’operazione “Vento dell’Est” non si è conclusa: come ha affermato il Comandante Di Blasio il fascicolo resta aperto in quanto sono tuttora al vaglio degli inquirenti le posizioni dei clienti dell’agenzia di collocamento del Rosanova, potrebbero essere indagati per manovalanza clandestina, ricettazione e contraffazione. (Emiliana Bolino)