Venezia scrive a Di Guglielmo: “Tocca al Pd indicare il candidato del centrosinistra”

Venezia scrive a Di Guglielmo: “Tocca al Pd indicare il candidato del centrosinistra”

16 marzo 2019

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata da Enzo Venezia al segretario provinciale del Pd Giuseppe Di Guglielmo.

Caro Segretario,

da tempo sono vinto da una profonda delusione. Constato con amarezza e rassegnazione che il PD irpino sta facendo poco o niente per tentare di governare o orientare, da protagonista, le vicende politiche irpine. Capisco bene che le guerriglie e le rivalità interne non ti aiutano nel difficile cammino da Segretario provinciale. La tua elezione alla guida del Partito ha conseguito appena il 35% degli iscritti, mentre l’altro 65% ha ritenuto, sbagliando, di non partecipare alla assise congressuale. Il conflitto è stato così aspro da provocare addirittura una formale denuncia alla Procura della Repubblica. La politica, però, mi ha insegnato che i conflitti e le incomprensioni si discutono e si risolvono nelle sedi politiche, ricercando, attraverso un confronto leale, le possibili soluzioni. La sede naturale del confronto doveva essere via Tagliamento e non l’insensato rivolgersi alla Magistratura. Ho apprezzato molto che, alla fine, il ricorso sia stato ritirato. Non partecipare alla celebrazione del congresso è stato un atto politico irresponsabile e nel contempo si è creato un evidente danno alla credibilità del nostro Partito.

Tu, comunque, sei e resti il Segretario provinciale e, alla luce di questa carica, hai il dovere di svolgere con saggezza e autorevolezza il difficile compito di guidare, non da solo, le prossime elezioni amministrative ed europee. È arrivato il momento in cui tutti quelli che hanno una qualche responsabilità politica o istituzionale non si sottraggano, ma ti debbano accompagnare in questo complicato cammino. Mi riferisco, prima di tutto, al Presidente del Consiglio Regionale, Rosetta D’Amelio, all’unico parlamentare del collegio, Umberto del Basso De Caro, e a tutti quelli che hanno avuto, in questi ultimi tempi, ruoli politici e istituzionali. I comuni che vanno alle elezioni sono 46 e tra questi c’è Avellino.

Avellino sta morendo e non conta più niente, sia sul piano regionale che su quello nazionale. Siamo totalmente rassegnati e intrappolati in un futuro così incerto che ci sentiamo, come non mai, degli autentici forestieri. Gli Avellinesi chiedono a gran voce di essere amministrati, di avere un Sindaco capace, autorevole e che li sappia “curare” dai loro disagi e dalle loro ristrettezze economiche. Il ceto medio e intellettuale, che un tempo, non molto lontano, era l’architrave politico-istituzionale della nostra città, si è totalmente rifugiato in un privato senza speranza e in una smisurata rassegnazione. Tutto questo premia i mediocri, i peggiori, i piccoli “IO” e, in particolare, i “cazzisti”.

Il PD, una volta e per sempre, deve uscire dalla sua permanente litigiosità che produce inutili e meschini egoismi. Ha il dovere di non scordarsi di essere il partito più consistente del centrosinistra, di rappresentare e guidare i bisogni dei propri elettori, della gente comune e dei tanti giovani che chiedono un futuro meno incerto. Il PD, però, non può accettare di essere aggiuntivo e marginalizzato. Ha il dovere di prendere, per primo, un’iniziativa che, nel coinvolgere i potenziali alleati, costruisca un largo consenso su una comune piattaforma politico-programmatica, che rilanci in maniera definitiva il futuro della Città, che faccia riscoprire l’orgoglio di essere Avellinesi e che la allontani dal suo attuale degrado. Ha bisogno, senza tentennamenti, di un “motore politico” e amministrativo che la tiri fuori dalla palude nella quale è crollata. Ci vogliono coraggio e buona volontà, tanto coraggio e tanta buona volontà.

Il centro cittadino si è avviato verso un tramonto sempre più accentuato. Le frazioni e i quartieri si sono trasformati in meri dormitori. L’elettorato, che un tempo era guidato dai partiti tradizionali e dalle fedeli appartenenze, è divenuto mutevole e precario e, pur di affermare la propria rabbia e indignazione, ha premiato i movimenti populisti. Chi è stato amministratore comunale sa che per andare avanti e risolvere i tanti problemi di una comunità, piccola o grande che sia, è necessario,in alcuni momenti, forzare le maglie formali dei bilanci. Il quasi certo arrivo del dissesto provocherà non poche responsabilità contabili (spero solo tali) che peseranno sui tanti amministratori che hanno avuto il coraggio di osare pur essendo animati, per la maggior parte di loro, da onestà, saggezza e prudenza.

Tutti sappiamo che amministrare significa decidere. Decidere significa assumersi una qualche responsabilità. E se non vuoi assumerti alcune responsabilità non devi amministrare. In alcuni convegni e in diverse interviste apparse sui quotidiani locali molti professionisti si sono proposti come possibili sindaci. A mio modesto parere è più giusto e corretto essere indicati da un partito o, meglio ancora, da una coalizione. Rispetto le legittime aspirazioni delle persone che hanno avuto il coraggio e la dignità di proporsi. Non discuto le qualità degli aspiranti; alcuni sono anche amici personali. Il mio pensiero vuole essere solo una considerazione politica sul metodo adottato e da adottare ed è probabile che sia un ragionamento superato e antico, ma ho detto quello che penso nell’esclusivo interesse della mia Città che in tempi lontani mi ha visto sindaco.

Cosa fare? Secondo me, il PD in quanto partito maggioritario deve prendere l’iniziativa di convocare altri partiti, movimenti civici, associazioni culturali che si riconoscano nel centrosinistra, e predisporre, insieme, un comune documento politico-programmatico. Appena dopo aver trovato le ragioni dello stare insieme sarà possibile individuare una personalità gradita e condivisa da tutti che potrà essere candidata a sindaco in nome e per conto di quella coalizione e di quel programma. Insomma un candidato che abbia esperienza, sia conosciuto, sia autorevole, non sia prigioniero di poteri forti, abbia capacità amministrative, non abbia condizionamenti artificiosi e abbia, soprattutto, la pazienza di ascoltare tutti e di decidere con la propria testa. Il PD, per rispettare tali caratteristiche, non accetti candidature imposte o precostituite. Essendo partito di maggioranza relativa ha il diritto-dovere di designare un candidato certamente condiviso e gradito da tutti, ma – ribadisco – dovrà essere il PD a indicarlo.

In queste ultime ore ho letto che il Segretario Regionale Annunziata si è dichiarato impegnato e disponibile a dare una mano al gruppo dirigente irpino. Credo che il suo primo compito debba essere quello di venire ad Avellino e ascoltare preventivamente tutti i riferimenti politici di via Tagliamento. Caro Di Guglielmo, hai un compito terribilmente complicato. Ti invito a stare attento e a vigilare perché vedo troppe volpi in giro. Tirati fuori da possibili “caminetti”; nascondono, quasi sempre, obiettivi precostituiti e trappole telecomandate.

Mi piace concludere con un pensiero dello scrittore Marco Revelli: «La “politica senza politica” è quella dell’epoca in cui la politica si è identificata con la democrazia e questa a sua volta è entrata in una condizione di crisi profonda e prolungata. È la politica del nostro tempo, impotente eppure pervasiva, volgare eppure astrusa, distante dalla vita degli uomini eppure presente nel loro spazio quotidiano».

A te le belle cose.