Vendemmia in Irpinia, si annuncia un’ottima annata

Vendemmia in Irpinia, si annuncia un’ottima annata

3 settembre 2018

Vendemmia, buone le previsioni per l’Irpinia e la Campania più in generale. Rispetto alla media della resa, che è intorno ai 110-120 quintali a ettaro, quest’anno si prevede di arrivare a 130 o 140 quintali.

Nel 2017 l’annata era stata compromessa dalla siccità e la poca acqua, un problema che non si è certo riproposto nel 2018.

L’anno scorso si è scesi a 70-75 quintali a ettaro per una resa in calo: per un litro di vino occorrono infatti mediamente 1,2 kg di uva, mentre l’anno scorso ne sono serviti 1,4 kg.

A livello nazionale, per il 2018, si prevede una produzione complessivamente in aumento tra il 10% e il 20%, con circa 46/47 milioni di ettolitri rispetto ai 40 milioni dello scorso anno.

“La Campania si conferma terra di vini di qualità, ma occorre continuare ad investire in cervelli e non in trattori, puntando sulle competenze e sul marketing”, precisa Gennarino Masiello, presidente regionale di Coldiretti.

Per la Campania il rapporto Assoenologi prevede un +20% nelle quantità prodotte rispetto al 2017 ed un +10% rispetto alla media degli ultimi 5 anni, per un totale di 1.550.000 ettolitri.

“Il dato previsionale – prosegue Masiello, vicepresidente nazionale Coldiretti – ci offre un elemento quantitativo positivo, che va coniugato sempre più alla qualità. Ma non basta, la viticoltura della Campania deve saper guardare lontano e impiegare risorse nella capacità di stare sul mercato e quindi di raccontare meglio i nostri vini, che hanno alle spalle storie millenarie”.

“La nostra produzione regionale non è tra i primi posti in termini quantitativi in Italia, ma nonostante questo negli ultimi anni è stato grande il salto in termini di competitività, pur se non in maniera diffusa. Questa è la strada giusta. Gli investimenti, anche quelli del Psr, vanno indirizzati in tal senso. Le potenzialità che la nostra regione può esprimere nella viticoltura sono ancora enormi”.

L’inverno è decorso mite – si legge nel rapporto Assoenologi – ma è stato caratterizzato da abbondanti, precipitazioni, soprattutto in febbraio e marzo, che hanno costituito una buona riserva idrica. Dal mese di febbraio si sono registrate temperatura piuttosto rigide, con precipitazioni livelli termici al di sotto della norma, fatta eccezione dell’ultima decade di aprile dove la colonnina di mercurio ha fatto registrare valori al di sopra della media del periodo.

All’inizio e alla fine dello stesso mese si sono verificate due violente grandinate che hanno interessato rispettivamente l’area del Sannio e diverse zone della regione. Nel mese di giugno le piogge hanno dato un po’ di tregua, favorendo una fioritura decorsa in modo regolare ed in tempi piuttosto brevi. A seguire l’allegagione che ha costituito una produzione decisamente abbondante rispetto al 2017.

Il caldo costante e l’assenza di piogge dell’ultima decade di luglio hanno poi favorito un recupero delle fasi fenologiche della vite. I tempi di raccolta rientrano nella norma. Si è iniziato con le uve per le basi spumante e i vitigni a bacca bianca nel Cilento tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre.

Nell’Agroaversano, nella prima metà di settembre, sarà la volta delle uve di Asprinio e del Fiano nel Cilento. Successivamente, nel Beneventano, si proseguirà con la Falanghina, per continuare nell’Avellinese, tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre, con il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo.

Nei Campi Flegrei la raccolta del Piedirosso è prevista nella prima decade di ottobre. L’ultima varietà ad essere vendemmiata sarà quella di Aglianico per la produzione della Docg Taurasi, nell’Avellinese, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre. Attualmente le condizioni in vigna, salvo limitate eccezioni, fanno ben sperare per la qualità.