Vallo di Lauro, Rubinaccio a Mocerino: “Maglificio in stato vegetativo”

Vallo di Lauro, Rubinaccio a Mocerino: “Maglificio in stato vegetativo”

12 maggio 2018

«Ormai non si può più tacere, perchè ci hanno sempre detto che il silenzio uccide e quindi in questa circostanza a morire sarebbe la speranza e soprattutto il futuro riscatto di una terra, il Vallo di Lauro».

Inizia così la lettera che l’esponente del centrodestra Giuseppe Rubinaccio ha indirizzato al presidente della Commissione speciale anticamorra e beni confiscati della Regione Campania Carmine Mocerino.

«Lei ha già avuto modo di conoscere questa problematica nel corso di un recente incontro proprio ad Avellino – spiega Rubinaccio – ma la situazione da quel momento in poi si è incancrenita, anzi, rischia di giungere ad un irrimediabile punto di non ritorno».

E poi analizza quanto poteva essere fatto, fin dall’apertura del maglificio ad oggi, partendo proprio dalla situazione di grave crisi: «Da mesi è in crisi l’unica attività produttiva – spiega l’esponente del centrodestra – nata dalla gestione di un bene confiscato alla criminalità organizzata nel nostro territorio. A distanza di due anni, i dipendenti sono rimasti due, poche commesse e abbandono da parte delle istituzioni, quelle che hanno fatto solo sfilate nella struttura di Via Masseria D’Alia, promettendo e non realizzando mai nulla.

Per questo voglio sensibilizzarla su una vicenda che non può restare confinata nella responsabilità di pochi, ma rappresenti invece un bene comune su cui tutti possano dare un contributo. Pur potendo fare nomi e cognomi di chi aveva promesso commesse e altre iniziative, tutti sicuramente esponenti di uno schieramento diverso dal mio, preferisco promuovere una richiesta che sblocchi un’iniziativa che poteva essere il trampolino di lancio per il nostro territorio.

Mi chiedo perchè non ci sia nessun segnale istituzionale per la ripresa o il salvataggio da uno stato vegetativo della struttura. Nel Vallo si rischia una gravissima «desertificazione» determinata dalla continua necessità di lasciare anche l’Italia da parte dei nostri giovani per trovare lavoro. Quando proprio il Maglificio poteva garantire un futuro occupazionale a tanti giovani».