Usura, estorsioni e vittime trattate come “animali da mungere”: la ferocia del clan Partenio 2

Usura, estorsioni e vittime trattate come “animali da mungere”: la ferocia del clan Partenio 2

16 ottobre 2019

Dal 2014 in poi: è in particolare in questo lasso temporale che, tra imprenditori taglieggiati e raid intimidatori e punitivi nei confronti delle imprese che non cedevano alle richieste estorsive, che si sarebbe consumata la scalata del nuovo gruppo criminale nato dalle ceneri del clan Genovose prima e Partenio poi. Approfittando di una serie di arresti eccellenti tra le famiglie Genovese e Cava, il sodalizio capeggiato – secondo gli inquirenti – da Pasquale O’ Milord di Mercogliano ha costruito le sue fortune con usura ed estorsioni, chiedendo tassi d’interesse mensili del 20% e pizzi del 3% su lavori appaltati per milioni di euro.

“Quelli i soldi non sanno dove metterli” si legge tra le tantissime conversazioni intercettate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino raccolte nelle quasi 900 pagine di ordinanza di misura cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Napoli Fabrizio Finamore su richiesta della Dda di Napoli. Per gli inquirenti il nuovo clan era ben strutturato con Pasquale Galdieri come indiscussa figura apicale, ma anche i vari Carlo Dello Russo detto Carletto e Mercogliano, il fratello di Pasquale Nicola che dinanzi al Gip si è dichiarato estraneo ai fatti contestati, Ernesto Nigro, ritenuto il “boss dell’Alta Irpinia” e Carmine Valente detto Caramella, noto per la sua appartenenza al clan Cava di Quindici.

Le vittime erano trattate come animali da mungere, scrive il Gip nella lunghissima ordinanza. Gli usurai erano dotati di “particolare ferocia”, ad un ragazzo vittima di usura gli hanno portato via l’auto come garanzia, facendolo inoltre piangere, minacciandolo e annientandolo nella dignità umana di persona (“Puoi anche morire, ma prima ci devi dare i soldi”). Uno dei capitoli più drammatici dell’inchiesta della Dda di Napoli e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, che ha portato ai 23 arresti e ai 17 indagati, quest’ultimi ritenuti il braccio economico del clan.

Ma in calce all’ordinanza figura la data del 17 settembre 2019, dunque il filone d’inchiesta è destinato ad avere un’ulteriore coda se si pensa che gli ultimi episodi verificatisi in città, dalla bomba all’auto di Sergio Galluccio ai colpi di arma da fuoco contro le auto della famiglia Genovese, sono avvenuti in data postuma.

Il consesso criminale descritto nell’ordinanza è basato sulla fratellanza sigillata da un rito antiquato ma tipico degli affiliati alle organizzazioni criminali di tipo camorristico, ovvero il saluto tra i due affiliati mediante un bacio sulle labbra.

“…Quando arriviamo la in cima che stava tutta … là… si baciavano in bocca! Sai che vuol dire? Entra Carminuccio (ndr Valente Carmine alias caramella) con Pasquale il bacio in bocca, quell’altro ragazzo uh… eh… si baciavano in bocca! Quelli là per baciarsi in bocca Ferdinando…. tu lo baceresti una persona in bocca?…per baciarsi in bocca, ma la veramente c’è la fratellanza! E là non si sposta una pietra senza che quelli li sanno!ed oggi il perno principale! Il perno! neanche Carminuccio! prima era Carminuccio (ndr. Carmine Valente) ora Pasquale! (ndr. Galdieri Pasquale)…”.

Sono solo alcune delle parole intercettate, come quelle di Damiamo Genovese, figlio del boss Amedeo che definisce Pasquale Galdieri “come un padre per me”.  Su cosa sia accaduto successivamente, su come e se veramente quegli equilibri siano cambiati, saranno ulteriori indagini a chiarirlo.

 


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