Us Acli, Cucciniello da Prodi per il documento: ecco il contenuto

19 settembre 2005

Lo sport come forma di interazione. Lo sport come metodo per valorizzare e tutelare l’ambiente. Lo sport quale occasione di turismo e sviluppo complessivo. Numerose chiavi di lettura per un unico scopo che l’Us Acli, presieduta da Alfredo Cucciniello, persegue con fermezza. Sport non come semplice attività fisica ma come metodo per interpretare il mondo, come tradizione e come forma di cultura. Il tutto in un documento che il presidente nazionale presenterà questo pomeriggio alle 14.30 all’on. Romano Prodi.

Il testo del documento

“Gli enti di promozione sportiva firmatari del presente documento intendono portare un proprio contributo alla stesura del programma elettorale dell’Unione.

1) La pratica sportiva, sia nelle sue forme di puro “loisir” che di attività agonistica, riguarda ormai la maggioranza della popolazione (venti milioni di persone che praticano in modo continuativo, oltre trenta se consideriamo anche pratiche saltuarie) ed è percepita come diritto dei cittadini, opportunità per conquistare una migliore qualità della vita e delle relazioni sociali nelle nostre comunità.

La componente associativa e di volontariato, vero asse portante dello sport nel paese, costituisce anche una parte rilevante del sistema del non-profit, sicuramente la più consistente dal punto di vista numerico, ma ancora troppo timida nella capacità di rappresentare le valenze complessive culturali e politiche del movimento dello sport per tutti.

Ciò dipende per molti aspetti dalla stessa evoluzione del quadro normativo ed istituzionale dell’organizzazione dello sport nel nostro paese, che ha mantenuto lo sport per tutti sottoposto alle logiche culturali, alle dimensioni organizzative ed alle regole di uno sport finalizzato alla conquista del risultato.

2) Lo sport per tutti infatti ha in sé una vocazione pluralistica, di apertura, di sperimentazione; mette al centro l’individuo, con le sue potenzialità e limiti, e non la ricerca della prestazione di livello; guarda alla pratica sportiva come occasione per il benessere fisico e psichico, la cura della salute delle persone, nuovi stili di vita, difesa dell’ambiente, socialità e solidarietà. Sport per tutti è sport a misura di ciascuno. Da zero a novant’anni, dai diversamente abili ai campioni in erba destinati a successi in ambito agonistico. Nelle scuole, dai nidi alle università, e nelle strade, negli impianti sportivi e nei parchi, nelle case di cura e nelle carceri.

Parlare di questo sport significa parlare di sanità ed assistenza, di educazione, di viabilità ed organizzazione delle città, di spazi aggregativi e di cittadinanza attiva; per questo il punto di riferimento naturale per lo sport per tutti sono le amministrazioni pubbliche, ed in particolare le istituzioni locali, quelle più vicine ai cittadini.

Lo stesso Congresso del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) in occasione del proprio centenario (Parigi, 1994) ha affermato, in un’apposita sessione dei propri lavori, che lo sport per tutti riguarda tutti, dalle Istituzioni pubbliche alle organizzazioni dello sport.

3) Ma nel nostro paese, anche se la riforma in senso federale dello Stato ha attribuito funzioni in materia di sport per tutti alle Regioni, tutto continua a ruotare intorno al CONI, ricollocato dal Governo al centro del sistema: finanziamenti, gestione dell’albo delle società dilettantistiche, inserimento subalterno negli organi CONI degli enti di promozione sportiva, tentativo – l’unico bloccato in Parlamento – di risanare la Sportass con monopoli illegittimi… In sostanza, i provvedimenti legislativi approvati nelle ultime finanziarie con il dichiarato intento di agevolare lo sport dilettantistico nei fatti hanno posto vincoli organizzativo-burocratici alle società sportive e non hanno riconosciuto la piena cittadinanza allo sport per tutti. L’iniquità degli assetti dell’organizzazione sportiva nazionale si è chiaramente palesato anche nelle recenti scandalose vicende calcistiche per cui, in virtù delle autonomie e dei poteri affidati all’ordinamento sportivo, il TAR del Lazio vorrebbe imporre ai sindaci di assecondare gli interessi della lega professionistica, giocando le partite di serie B al sabato pomeriggio, contro il parere dei tifosi, dei dilettanti, che spesso al sabato pomeriggio sono sui campi a giocare, delle organizzazioni di categoria, delle forze dell’ordine e della stragrande maggioranza dei cittadini.

4) Noi crediamo che una coalizione riformista, che si candida alla guida del paese, debba prima di tutto avere un progetto, un senso di marcia nella cui direzione orientare l’azione di governo. Tale progetto, per noi, si deve incardinare attorno a due assi, a due gambe.

La prima gamba è il governo dello sport agonistico: su questo è bene incentivare il Coni e le sue Federazioni a qualificare le proprie strutture per continuare un’opera meritoria di gestione dello sport “ufficiale” (per ogni sport deve esserci un solo campione assoluto in ogni provincia, in ogni regione ed a livello nazionale – altra cosa sono i titoli “relativi” che si ottengono in ambito associativo negli enti di promozione) e per la preparazione dei nostri atleti e l’invio delle nazionali alle competizioni internazionali.
Sotto questo profilo, per gli aspetti tecnico-organizzativi che spesso incrociano le attività di Coni, Federazioni ed Enti di promozione, è comprensibile che vi sia una sede unitaria, il CONI, con la presenza anche degli enti di promozione sportiva.

La seconda gamba, quella oggi trascurata nell’ordinamento nazionale, è il governo dello sport per tutti, che, per la sua complessità, è per noi difficilmente riconducibile non solo ad un ambito CONI, ma anche ad un eventuale Ministero. Perché essa implica, nello scenario che abbiamo tentato di rappresentare, interventi e funzioni delle autonomie locali, di diversi ministeri, delle autonome organizzazioni dello sport e della società civile.
Per questo pensiamo che sia necessario varare un “piano nazionale per lo sport per tutti”, che mobiliti risorse pubbliche per la prevenzione e la salute, che dia a regioni ed enti locali la possibilità di premiare progetti innovativi per il pieno utilizzo e la riqualificazione degli impianti sportivi, per allargare gli spazi per le pratiche sportive nella scuola e nel territorio. Un piano nazionale che potrebbe prevedere l’istituzione di nuove, necessarie, sedi pubbliche, “agenzia nazionale dello sport per tutti” o altro, di coordinamento, concertazione, indirizzo e di destinazione di risorse nelle quali tutti i soggetti interessati siano presenti con pari dignità.

Una società ha bisogno, per crescere, di politiche pubbliche lungimiranti, in grado di cogliere, e di orientare, le evoluzioni dei contesti sociali e le domande dei cittadini.
Lo sport per tutti è una realtà affermata, ma non sufficientemente riconosciuta nei suoi profili autonomi; come soggetti sociali siamo pronti a sviluppare le innovazioni necessarie, al punto che pensiamo di promuovere una “costituente” dello sport per tutti. Ma questo non basta: è necessario che anche le forze che si candidano a governare il paese sappiano indicare nel proprio programma le riforme per modernizzare anche questo settore della vita pubblica”.