Unesco: la pizza napoletana unica candidata italiana a Patrimonio dell’Umanità

Unesco: la pizza napoletana unica candidata italiana a Patrimonio dell’Umanità

5 marzo 2016

Un’eccellenza campana apprezzata ed emulata in tutto il mondo. Una specialità che esporta il valore della migliore tradizione gastronomica italiana. La pizza napoletana rappresenta sempre di più un prezioso tesoro da preservare, a cui conferire il riconoscimento culturale che merita.

Così arriva la scelta all’unanimità della Commissione nazionale italiana per l’Unesco su proposta del Ministero dell’Agricoltura e con il sostegno del Ministero degli Esteri, dell’Università, dell’Ambiente, dell’Economia: “L’arte dei pizzaiuoli napoletani” è l’unica candidatura italiana nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco, che sarà valutata dall’Unesco, con sede a Parigi, nel 2017.

Si tratta di una scelta dettata, tra gli altri motivi, dalla volontà di conferire un valore sempre maggiore a un piatto che rappresenta l’Italia in tutto il mondo e che esprime a pieno titolo la bontà e genuinità del “made in Italy”. Ma non solo. Fino a ora mai è stata iscritta una tradizione connessa a una produzione alimentare nell’ambito dei patrimoni dell’umanità.

Il dossier, trasmesso all’Unesco, sarà sottoposto a un lungo e complesso negoziato che coinvolgerà oltre 200 Paesi. Per la Commissione designatrice “l’arte dei pizzaiuoli ha svolto una funzione di riscatto sociale, elemento identitario di un popolo, non solo quello napoletano, ma quello dell’Italia. E’ un marchio di italianità nel mondo”.

Questa decisione possiede anche un altro significato. Quello di evitare “contraffazioni”. Ha anticipato infatti l’eventualità della candidatura, da parte degli Stati Uniti d’America, della “pizza american-style” annunciata nei giorni scorsi. A voler riconfermare che la vera pizza è solo quella italiana e, più precisamente, napoletana.

In caso di risultato positivo, si tratterebbe del “settimo tesoro italiano” iscritto nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco accanto all’Opera dei pupi (nel 2008), al Canto a tenore (2008), alla Dieta mediterranea (2010), all’Arte del violino a Cremona (2012), alle Macchine a spalla per la processione (2013) e allo Zibibbo di Pantelleria (2014).