Un docu-film in ricordo di Pasquale Campanello, vittima innocente di Camorra: “Sua memoria sia sentimento collettivo”

Un docu-film in ricordo di Pasquale Campanello, vittima innocente di Camorra: “Sua memoria sia sentimento collettivo”

13 novembre 2018

Renato Spiniello – “Un giorno come tanti”: questo il titolo del docu-film realizzato da Giovanni Centrella che vuole celebrare la figura di Pasquale Campanello, vittima innocente di Camorra. Il cortometraggio sarà proiettato gratuitamente il prossimo 16 novembre alle ore 19:00 presso il Teatro D’Europa di Cesinali, in occasione della quarta edizione del premio “Pasquale Campanello”, promosso dall’associazione Libera. Quest’anno i premiati saranno il gruppo musicale Molotov d’Irpinia, che hanno scritto un brano sulla vicenda Isochimica, i ragazzi palermitani di “Addio Pizzo”, Alessandro Magno, ispettore di polizia e componente del pool investigativo “Terra dei Fuochi”, coordinato dal compianto Roberto Mancini, morto tre anni fa proprio a causa di quei veleni respirati durante i suoi sopralluoghi, e Simmaco Perillo.

Stamane l’iniziativa è stata presentata al Circolo della Stampa di Avellino, alla presenza dei referenti di Libera Emilia Noviello e Antonio De Gisi, della moglie dell’agente della Polizia Penitenziaria Antonietta Oliva e del realizzatore del docu-film Giovanni Centrella. “Il film – spiega la referente provinciale dell’associazione – è un contributo che lanciamo il 16 novembre e che ci accompagnerà fino al 21 marzo, giorno in cui la marcia regionale Giornata della Memoria e dell’Impegno farà tappa ad Avellino. Nostro obiettivo, più che esprimere vicinanza alla famiglia Campanello, è quello di sensibilizzare i cittadini e soprattutto gli studenti a trasformare il concetto di memoria in un sentimento collettivo. La storia di Pasquale Campanello, ucciso l’8 febbraio 1993 a Torrette di Mercogliano mentre si recava a lavoro a Napoli, è uno di quei capitoli che andrebbero inseriti nei libri di scuola”.

“Apprezzo molto quanto è stato fatto da questi ragazzi – aggiunge la vedova del sovrintendente capo della Penitenziaria – il docu-film, oltre a rievocare quei momenti drammatici, fa riaffiorare anche ricordi belli, soprattutto quando descrivo Pasquale come uomo e non solo come poliziotto. Sono soddisfatta e orgogliosa di questo lavoro e penso che la memoria e l’impegno contribuiscono al traguardo di fare in modo che si possa cambiare in meglio il presente e il futuro senza dimenticare il passato”. “L’idea del documentario – spiega infine il regista – nasce da lontano, volevo raccontare la storia di un avellinese comune che percorreva la tratta Avellino-Napoli come tutti noi, per diversi motivi, abbiamo fatto. Volevo far trasparire l’aspetto della persona comune e non dell’eroe”.