Udc – La lettera del tesserato del coordinamento giovanile Vecchione

22 ottobre 2011

“Vedete, la mia impressione, è che il partito stia arrivando un po’ troppo a fari spenti all’appuntamento congressuale dei prossimi 4 e 5 Novembre”. Così, in una nota, Giuseppe Vecchione, tesserato Udc attivo nel coordinamento provinciale giovanile. “E non è questione di contestazione, tutt’altro – continua – ma di descrizione di una realtà. Siamo in una provincia che sta conoscendo una crisi economica dura, che ha una relazione complessa con la parte costiera della Regione, che a causa della sua struttura istituzionale rischia spesso di essere anche sotto l’occhio del ciclone di “impeti riformisti” (vedi legge sul taglio dei Comuni al di sotto dei 1000 abitanti proposta qualche tempo fa dalla Maggioranza di Governo). In tutto questo, viviamo in un momento storico di ripensamento dell’assetto Istituzionale dello Stato, forse un po’ superficiale nelle sue elaborazioni, ma…cosa ne pensiamo noi? E’ evidente che mi riferisco alla vicenda delle Province, il Partito nazionale ne sostiene l’abolizione, e noi? Si potrebbe pensare ad esempio alla Provincia come luogo di Coordinamento territoriale, senza compiti gestionali, per coniugare il mantenimento dell’autonomia territoriale e della vicinanza/conoscenza ai/dei problemi delle persone, con le esigenze di risparmio? Potrebbe essere una strada. Sulle questioni economiche: d’accordo con De Mita che ci sono decisioni e vicende che non possono essere decise, o comunque gestite qui, in questo livello Istituzionale(vedi caso Irisbus) ma è altrettanto vero che un idea di Sviluppo del nostro territorio,siamo obbligati ad averla. Che ruolo deve avere la Politica nella promozione dello sviluppo anche del nostro territorio? Quali le sue potenzialità e quale la linea da seguire? sono queste domande che non possiamo non porci se pensiamo che nell’ultimo trimestre dello scorso anno, dati reperibili dal sito della Camera di commercio di Avellino, l’andamento della chiusura di attività Industriali/Commerciali è preoccupante; supera del 300% quello dei due trimestri precedenti. In particolare: in che stato è il distretto di Solofra? Del destino delle Industrie “pesanti” che diciamo? E l’agricoltura? Non è stato forse il Piano di sviluppo rurale regionale emanato toppo frammentario nella distribuzione delle risorse per ogni azione? Per i rapporti con la Regione siamo in terreno minato . Le dimissioni di G.De Mita erano probabilmente un elemento di rottura necessario(ci auguriamo che rientrino); di sicuro la nostra preoccupazione deve sempre essere quella di spiegare bene le motivazioni politiche, oltre quelle gestionali, che hanno causato la rottura. La questione della riorganizzazione dei servizi ad esempio, posta più volte da De Mita,oltre a poter essere un altra chiave di lettura della riorganizzazione dell’assetto istituzionale delle Province, dovrebbe anche stimolarci a trovare soluzioni responsabili che vadano oltre la mera contrapposizione Costa/aree interne; certo non sono più tollerabili situazioni di “azzardo morale” della Provincia Napoletana, dove si immagina di scaricare eventualmente la propria disorganizzazione sulle province interne; del resto non si può non notare quando si parla di distribuzione delle risorse che parliamo della provincia con il numero maggiore di abitanti; vanno ricercate a mio avviso le soluzioni che coniughino innovazione ed efficienza, per riproporre un modo di stare insieme in questa regione, rispettoso dei diritti della nostra gente, sia nel settore sanità che nella gestione/smaltimento rifiuti. Sulla vicenda Terzo Polo in Provincia: a mio avviso leggere questa situazione adottando lo schema binario terzo polo si, terzo polo no è riduttivo. Il punto è cosa pensiamo dell’attività della maggioranza di cui facciamo parte in Provincia; siamo soddisfatti del suo lavoro? Siamo sicuri che le questioni poste rispetto alla spese su questioni di cui non ha competenza la Provincia, del tipo 280,000 euro spesi per la costituzione di un comitato scientifico per la ricerca, non siano questioni serie? Inoltre come ci inseriamo noi nel dibattito nazionale sulla vicenda Cattolici e Politica? Francamente sono convinto che vanno riposti al centro i problemi che la storia ci mette di fronte, un po’ come anche ha esortato Pisanu a Chianciano; e se il Cattolico impegnato in politica non può assumersi la responsabilità di parlare per conto dei credenti, di sicuro possiamo ipotizzare che il metodo che i cattolici usano nell’ interrogare la propria coscienza su questioni politiche sia per lo meno simile, con un riferimento valoriale comune; ciò non obbliga all’eguaglianza delle risposte ci mancherebbe ma di sicuro queste non potranno allontanarsi troppo da un perimetro più o meno ben delineato. Conseguenzialmente sarebbe utile interrogarsi su come rilanciare un dialogo con quel mondo vitale Cattolico che opera anche all’interno della nostra Provincia. Forse sarebbe utile tornare a dialogare con il mondo del Cooperativismo e dell’ associazionismo per capirne i problemi e le attese”.