Tre anni fa moriva David Bowie: la rockstar che ha rivoluzionato la musica e l’arte

Tre anni fa moriva David Bowie: la rockstar che ha rivoluzionato la musica e l’arte

10 gennaio 2019

di Maria Giovanna La Porta L’anniversario. La notte del 10 gennaio 2016, migliaia di fan cantarono sulle note di Starman per le vie di Bridgestone, periferia sud di Londra di fronte alla casa natale di David Bowie. Fu uno dei tanti omaggi fatti alla scoperta della morte di questo personaggio che tutti credevano immune alla dea Morte. Bowie da anni lottava contro un cancro e la sua uscita di scena è arrivata consapevolmente. Da allora la rockstar è diventata leggenda.

Martedì scorso, 8 gennaio, giorno del suo settantaduesimo compleanno, è uscita un’app che prende spunto dalla mostra itinerante “David Bowie Is” partita nel 2013 dal Victoria and Albert Museum di Londra e conclusasi pochi mesi fa al Brooklyn Museum di New York. La voce narrante è quella di Gary Oldman, grande amico del Duca Bianco.

I colori di Bowie. Certamente una delle più grandi icone pop del Novecento, Bowie è stato capace di andare oltre, sperimentando creando, nella moda come nell’arte e, ovviamente, della musica. Il Duca Bianco di colori ne aveva mille: dal primo album omonimo del 1967 alle influenze della Pop Art, grazie all’agitato rapporto di amicizia con Andy Warhol. Fu poi Ziggy Stardust l’androgino marziano del glam rock nato nella Londra dei contrasti sociali. Ziggy quell’alter ego che Bowie suicidò in uno storico concerto all’Hammersmith. Tornò uomo indossando la maschera del Duca Bianco. Quel periodo culminò con la cosiddetta Trilogia berlinese: celebri e memorabili le collaborazioni con Brian Eno e il chitarrista Robert Fripp (nella foto a destra).

Dal successo alla vita privata. Nella prima metà degli anni Ottanta, nel pieno dell’edonismo reaganiano, Bowie approda a sonorità più pop come la hit Let’s Dance. Ma oltre alla musica ciò che ha sempre affascinato e a tratti scandalizzato è stata la sua vita privata. Dichiaratamente bisessuale, si sposò in Italia nel giugno del 1992 con la top model somala Iman. Matrimonio a cui cantò anche l’irpino Agostino Penna. L’evoluzione prosegue senza sosta e nei Novanta, pur non abbandonando mai la musica, si dedica alla sua associazione Bowie Art con la quale espone anche i suoi dipinti.

La morte dell’uomo, la vita eterna del mito. Ha salutato il mondo come i grandi attori di teatro si congedano dal loro affezionato pubblico. L’ultimo album Blackstar uscito il giorno del suo sessantanovesimo compleanno, l’8 gennaio, due giorni pima di morire, è ricco di riferimenti all’aldilà: “Non ho più niente da perdere ora che sono in Paradiso” canta Bowie nel brano Lazarus. Già nel 1980 dimostrò con Ashes to Ashes che non aveva paura di tornare “cenere”. Bowie è riuscito così a mettere in scena la morte. Nulla di strano per colui che immaginò la vita su Marte.