Terremoto – Salzarulo: “Si guarda al Sud solo in caso di catasfrofe”

18 aprile 2009

“Lo slancio di solidarietà di 29 anni fa nei nostri confronti è lo stesso che oggi vedo attivo tra le genti abruzzesi”. Così il sindaco di Lioni, Rodolfo Salzarulo durante il suo intervento. “L’amministrazione lionese è gemellata dal 1997 con il Comune di Nocera Umbra. Quando dico gemellata intendo che è in vigore uno scambio tecnico che monitora i siti particolarmente a rischio”. Poi un passaggio sullo stato attuale della macchina organizzativa dei soccorsi, comparando l’oggi al passato. “La Protezione Civile è divenuta tale solo dopo il sisma dell’Irpina. Siamo stati da apripista a quella che adesso è la rete di servizi messi in atto dai volontari. Nella nostra provincia giunsero persone da ogni angolo del Paese senza alcuna organizzazione o formazione. Eppure ci aiutarono. L’Irpinia, dopo il suo terremoto, ha consegnato strumenti importanti per gestire una catastrofe. Gli aiuti arrivano dopo ore, non settimane. È stata avviata una legislazione antisismica che non ha nulla di retroattivo. Lo scopo non è quello di salvare un vecchio borgo medievale, ma di costruire secondo canoni e criteri che assicurino sicurezza in caso di calamità naturale”. Ineluttabile l’intervento politico sulla distribuzione dei fondi per la ricostruzione. Ed ancora una volta si fa riferimento al post-terremoto irpino. “Mi chiedo come è possibile che i Governi si ricordino di stanziare fondi per il Sud solo in caso di calamità e che per di più si possa parlare di spreco. In Irpinia c’è stato uno sperpero di denaro, è vero…ma si trattava di fondi straordinari. Perché per il passante di Mestre il Governo ha stanziato contributi ordinari e non straordinari? In Irpinia, l’Ofantina – progettata nel 1952 – attende ancora di essere ultimata. Per noi non ci sono mai soldi, ma se accade una sciagura sì”. Infine la proposta: “Sarebbe bello e gratificante lasciare una traccia irpina nella terra d’Abruzzo. Nel 1980 i volontari abruzzesi restarono a Sant’Angelo dei Lombardi per 19 mesi portando il loro calore umano a quanti sotto le macerie hanno perso gli affetti più cari. Dobbiamo tendere una mano a questi popoli, adottando un Comune e ricostruendo una scuola, un edificio pubblico, un luogo di aggregazione. Credo che il difficile per le genti arriva adesso con la riedificazione delle opere perse. Lo Stato, dalla sua posizione verticale, deve intervenire assicurando i fondi necessari, le amministrazioni locali dovranno impegnarsi a studiare le migliori soluzioni del cosa e come fare”.