Tematiche sul lavoro, l’intervento dell’avvocato De Angelis

9 novembre 2012

La provincia di Avellino conferma il proprio primato in tema di studi ed approfondimenti sulle tematiche del lavoro e sue connessioni con le discriminazione di genere. Da tempo alcune brillanti professionalità irpine si dedicano con impegno e passione allo studio della materia, così da poter cogliere immediatamente il recente contributo di grande portata innovativa che la Corte di Cassazione, con propria sentenza depositata in queste ore, ha prodotto sul tema . Una tale fondamentale pronunzia non è infatti sfuggita all’attenzione di una studiosa della materia che vive e lavora nella nostra terra, da anni impegnata nell’approfondimento della difficili e complesse tematiche in materia, l’Avv. Antonietta De Angelis, professionista conosciuta ed apprezzata. La De Angelis, da sempre impegnata sul campo delle discriminazioni di genere, responsabile supplente quale Consigliera di pari Opportunità presso il competente Ufficio della Provincia di Avellino, da seguito al suo costante impegno, profuso particolarmente in questi tempi di grave crisi del mondo del lavoro e segnala il recentissimo contributo della Suprema Corte di Cassazione . “La Suprema Corte , esordisce l’Avv. De Angelis, si è fatta carico di puntualizzare alcuni profili del mobbing lavorativo ampliando in maniera significativa lo spettro di applicabilità dell’istituto . La recentissima sentenza n. 18927 del 5 novembre 2012 , conferisce un più ampio ambito di applicazione alla normativa sul mobbing enucleando la nuova fattispecie di “mobbing a singhiozzo”. amplia la tutela dei lavoratori contro le azioni vessatorie e discriminatorie commesse dal datore di lavoro e dagli altri colleghi , riconoscendo al lavoratore il risarcimento del danno psicofisico anche nel caso di mobbing a “singhiozzo” . La Cassazione , adottando un indirizzo del tutto innovativo , ritiene essere mobbing anche solo i comportamenti vessatori realizzati a singhiozzo , cioè in assenza di un intento persecutorio idoneo ad unificare tutti gli episodi . La giurisprudenza , in assenza di riferimenti normativi sul mobbing , ha ricostruito nel tempo la fattispecie giungendo a definirne i contorni giuridici sufficienti ad individuare le forme di tutela del lavoratore vittima di mobbing . La tutela risarcitoria , sino al recentissimo pronunciamento della Suprema Corte , veniva riconosciuta al lavoratore solo in presenza della reiterazione e sistematicità delle condotte discriminatorie accomunate dal medesimo fine persecutorio. In linea generale si attribuiva rilevanza al mobbing solo quando si ravvisava in concreto una continuazione nel tempo di condotte lesive accomunate da un unico intento mobbizzante La sentenza n.18927/2012 emessa dalla Corte di Cassazione però arriva a diverse conclusioni affermando che “Se il lavoratore chiede il risarcimento del danno patito alla propria integrità psicofisica in conseguenza di una pluralità di comportamenti del datore e dei colleghi di natura asseritamente vessatoria, il giudice del merito , pur nella accertata insussistenza di un intento persecutorio idoneo ad unificare tutti gli episodi e quindi della configurabilità del mobbing , è tenuto a valutare se alcuni dei comportamenti denunciati pur non essendo accomunati dal medesimo fine persecutorio, possano essere considerati vessatori e mortificanti per il lavoratore, come tali, siano ascrivili alla responsabilità del datore” Siamo dunque ad una importante svolta giurisprudenziale che non mancherà di portare i suoi frutti anche grazie ai giuristi ed esperti che con il loro costante impegno intendono fornire sempre maggiore tutela alle donne ed alle minoranze in tutte le ipotesi in cui possa verificarsi una discriminazione od una difficoltà di inserimento”.