Strage Bus, sentenza di primo grado attesa per le 12

Strage Bus, sentenza di primo grado attesa per le 12

11 gennaio 2019

Renato Spiniello – Nessuna replica da parte della Procura di Avellino. Dopo la requisitoria, terminata con le richieste di condanna e le arringhe degli avvocati difensori, il processo su una delle più gravi stragi autostradali d’Europa giunge finalmente al termine.

Era il 28 luglio del 2013 quando quaranta persone di ritorno a Pozzuoli da una gita religiosa persero la vita a bordo di un bus precipitato dalla scarpata del viadotto Acqualonga, lungo l’A16, nel tratto Avellino-Baiano in direzione di Napoli. A quel drammatico giorno fecero seguito due anni di indagini preliminari e altri tre di processo, in cui si sono susseguite testimonianze, colpi di scena e tante – forse troppe – perizie.

Alla sbarra per i reati di concorso in omicidio colposo plurimo e disastro colposo per i reati omissivi del mancato controllo e manutenzione delle barriere del viadotto autostradale, dodici imputati tra dirigenti e dipendenti di Autostrade per l’Italia, ovvero l’amministratore delegato Giovanni Castellucci, il direttore generale Riccardo Mollo e i dipendenti Michele Renzi, Paolo Berti, Nicola Spadavecchia, Bruno Gerardi, Michele Maietta, Gianluca De Franceschi, Gianni Marrone, Massimo Fornaci, Marco Perna e Antonio Sorrentino. Per loro la richiesta di condanna da parte della pubblica accusa, rappresentata dai pm Rosario Cantelmo e Cecilia Annecchini, è di dieci anni di reclusione a testa.

Invocati anche dodici anni di reclusione per Gennaro Lametta, titolare dell’agenzia viaggi Mondo Travel e fratello di Ciro, autista del bus deceduto nello schianto, nove anni per Antonietta Ceriola e sei anni e sei mesi per Vittorio Saulino, entrambi funzionari della Motorizzazione Civile di Napoli che avrebbero tentato di falsificare il documento della revisione del pullman in realtà mai effettuata. Le accuse sono di falso in atto pubblico, omicidio plurimo colposo e disastro.

Il giudice monocratico Luigi Buono dalle 10 è chiuso nel silenzio e nella solitudine della Camera di Consiglio e così rimarrà fino a quando non pronuncerà la sentenza di primo grado, attesa per le ore 12.

Ad aspettare la sentenza anche alcuni superstiti della tragedia e familiari di quelle quaranta vittime.