SPECIALE/ Terremoto 1980. Ci sono giorni in cui si rinasce

SPECIALE/ Terremoto 1980. Ci sono giorni in cui si rinasce

23 novembre 2016

La notte era già calata da un pezzo quella domenica di 35 anni fa quando, all’improvviso, alle ore 19:35, la terrà si aprì inghiottendo case, scuole, chiese, ospedali, seppellendo sotto le macerie le donne che preparavano la cena, i bambini e gli adolescenti che giocavano in piazza e passeggiavano sul corso, i tifosi e gli sportivi che commentavano il 4-2 che l’Avellino rifilò all’Ascoli.

Una scossa, poi un’altra e un’altra ancora e il nostro mondo cambiò per sempre.

Allora, i cadaveri recuperati furono circa tremila, quasi diecimila i feriti, centinaia di migliaia gli sfollati. Le tre province maggiormente colpite dal sisma del 1980 furono quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45).

A Sant’Angelo dei Lombardi come in altri centri irpini per giorni pezzi di corpi umani emergevano dalle macerie. Il primo ad arrivare sul luogo della tragedia fu, il pomeriggio successivo, il presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Stanco, disperato, nel suo viaggio nei luoghi della distruzione, Pertini fu costantemente inseguito dalle grida, dai pianti, dalle implorazioni dei sopravvissuti ai quali non poteva, non sapeva dare risposta.

Di ritorno dall’Irpinia, in un appassionato discorso in tv rivolto agli italiani la sera di giovedì 27 novembre, l’allora Capo dello Stato denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che sarebbero arrivati in tutte le zone colpite solo cinque giorni dopo.

“Sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica, dove ho assistito a spettacoli che mai dimenticherò… E ho constatato che non vi sono stati quei soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ci sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito… Non servono nuove leggi, le leggi che ci sono devono essere applicate… A distanza di tredici anni dal terremoto nel Belice non sono state ancora costruite le case promesse. Eppure allora furono stanziate le somme necessarie. Dove è finito questo danaro? Chi ha speculato sulla disgrazia del Belice?”.

Sandro Pertini

Sandro Pertini

Un messaggio che ancora risuona nella mente di chi ha toccato con mano il dramma di quei tragici 90 secondi. Sufficienti a cambiare per sempre la storia di una provincia che a distanza di 36 anni sente ancora parlare di terremoto. E le parole del Presidente appaiono ora più che mai come un monito. Davvero nessuno ha dimenticato.

Oggi, 36 anni dopo, ricordiamo le polemiche sui mancati soccorsi, le polemiche sulla ricostruzione mai finita ma soprattutto ricordiamo le vittime di quel giorno. 

Ma ridurre tutto ad un semplice momento celebrativo non fa onore alla nostra gente né può essere la giusta chiave di lettura delle cose che come cittadini della provincia di Avellino abbiamo fatto per la nostra terra.

Senza fare dietrologia, l’Irpinia ha trovato la forza per reagire attraverso le sue donne e i suoi uomini migliori, attraverso persone capaci che hanno sempre creduto nelle potenzialità e nelle capacità di questa terra.

Però l’immane tragedia del 23 novembre 1980 non può più essere ridotta ad una celebrazione, ricordarla è diverso e doveroso, soprattutto per i più giovani, i testimoni diretti del cambiamento che l’Irpinia ha vissuto e sta vivendo, dimostrando di avere una straordinaria capacità di recupero.

Al di là dei ritardi, della ricostruzione non ancora ultimata, delle immancabili polemiche che ogni anno, proprio in prossimità della tragica ricorrenza, si rincorrono, l’Irpinia è profondamente mutata.

Quella stessa Irpinia che ha visto scorrere davanti ai suoi occhi immagini di una tragedia che mai avrebbe pensato di vivere, quella stessa Irpinia che oggi, parafrasando Franco Arminio, a gran voce può dire: “Ci sono giorni in cui si rinasce”.

SISMA 1980, LO SPECIALE DI IRPINIANEWS: