SPECIALE STRAGE ACQUALONGA/ Cinque anni in un giorno: “Per ricordare, per ringraziare e per chiedere giustizia” (VIDEO)

29 luglio 2018

Renato Spiniello – Cinque anni dopo la tragedia del 28 luglio del 2013 l’Irpinia non dimentica le quaranta vittime di quella strage e lo fa tornando ai piedi del cavalcavia della morte per porre una corona di fiori in loro ricordo. Un luogo che, a un lustro dalla strage, diventerà presto il giardino della memoria e che accoglierà un’opera scultorea realizzata da un architetto siciliano.

Ma le comunità di Monteforte e Pozzuoli, gemellate da quella drammatica notte, si sono strette in quel ricordo anche nella sala consiliare del comune irpino, in cui si sono susseguiti gli interventi della Comandate Provinciale del Vigili del Fuoco Rosa D’Eliseo, del sindaco di Monteforte Costantino Giordano e del medico soccorritore Maurizio Abbenante.

Particolarmente toccati sono state le testimonianze di chi, come Elio Valente, residente di Acqualonga, è stato tra i primi ad accorrere sul posto. Indelebile, seppure a distanza di cinque anni, sono state le parole dei vigili del fuoco che intervennero quella sera e di Annalisa Caiazzo, tra i pochissimi sopravvissuti alla caduta dal viadotto, dopo che il pullman aveva sfondato le barriere bordo-ponte.

La commemorazione, proseguita dall’elenco dei nomi delle vittime, accompagnato da una toccante sfilata di bambini e candele, è stata l’occasione anche per dire grazie alla comunità di Morteforte, per la grande solidarietà umana che ha fatto emergere in questa vicenda, con le parole del primo cittadino di Pozzuoli Vincenzo Figliolia.

“In cinque anni non vi abbiamo mai ringraziato” hanno continuato i familiari delle vittime, rivolgendosi ai soccorritori e al procuratore Rosario Cantelmo, che dall’avvio del processo, due volte al mese per quasi quattro anni, prova a far luce sulla vicenda. A loro è stata consegnata un targa di gratitudine.

Dopo la messa di suffragio presso la cappella San Nicola di Bari la deposizione dei fiori sul luogo della tragedia. Lacrime e dolore hanno ancora accompagnato un rito che puntuale si ripete da cinque anni. “Le responsabilità di questa tragedia sono chiare per noi – ha confessato Maria Loffredo – attendiamo da cinque anni la fine di un processo che si sta prolungando sempre più e in cui i colpevoli non fanno altro che scaricarsi la colpa a vicenda”.

Alla sbarra, nel lungo procedimento penale istruito dai pubblici ministeri Rosario Cantelmo e Cecilia Annecchini, Gennaro Lametta, titolare dell’agenzia che organizzò il fatale viaggio, la dirigenza di Autostrade Per l’Italia e due dipendenti della Motorizzazione Civile di Napoli. Il 21 dicembre, dopo la super perizia del docente Felice Giuliani e le discussioni di pm e avvocati difensori, finalmente verrà pronunciata la sentenza di primo grado.

Una piccola conquista per i familiari delle vittime, che potranno così placare – non sanare – la loro disperazione, sperando di avere finalmente un po’ giustizia.