SPECIALE 2017/ Processi, telenovele e querelle: l’anno caotico dell’Avellino

SPECIALE 2017/ Processi, telenovele e querelle: l’anno caotico dell’Avellino

29 dicembre 2017

Claudio De Vito – Una salvezza ottenuta a fatica, un restyling societario inespresso, l’incubo della giustizia sportiva ed un rilancio sul campo che nel nuovo campionato ha tradito le attese. Non è mancato davvero nulla nel 2017 dell’Avellino che ha iniziato e chiuso col fiatone un anno solare con poche luci, tante ombre ed una piazza diventata insofferente perché desiderosa di alzare l’asticella al quinto anno consecutivo di Serie B.  Il 2017 dell’Avellino mese per mese.

GENNAIO. L’Avellino si affaccia sul nuovo anno rinfrancato dalla cura Novellino che ha lenito in cinque partite gli effetti disastrosi della gestione Toscano. La squadra biancoverde staziona a soli 21 punti che, abbinati alla possibile mannaia del calcioscommesse alimentata dai deferimenti di dicembre, rendono il mercato di gennaio quasi impossibile. Al termine sessione invernale, arrivano a fatica Laverone, Moretti, Eusepi e Solerio, quest’ultimo ingaggiato poco prima del gong per tappare il buco sulla fascia sinistra. Ma quante telenovele finite male: Gucher, Cocco, Evacuo, Crivello e Daprelà trattati senza successo. Rinnovato anche grazie ad un corposo repulisti – via Frattali e Mokulu su tutti – l’Avellino si presenta al 2017 sbancando Brescia (0-2) con l’Ardemagni show ed in casa riesce a limitare i danni contro la Virtus Entella (2-2) con una sassata proprio di uno dei nuovi acquisti Moretti.

FEBBRAIO. Dopo tanto patire nel girone d’andata, l’Avellino attraversa un crescendo di fiducia insieme a tutto l’ambiente. Grazie anche al mercato, Novellino ha dato punti di riferimento ad una squadra sfiduciata e quasi abbandonata al suo destino. I lupi conservano l’imbattibilità anche a Trapani con lo 0-0 del “Provinciale” e nella giornata successiva assestano addirittura lo scacco alla regina Verona (2-0). E’ l’optimum della gestione Novellino che la spunta su Pecchia con Paghera e Verde. Il tripudio biancoverde però passa quasi in secondo piano per l’episodio violento che vede coinvolti i dirigenti del Verona, tra i quali Luca Toni ed il presidente scaligero Maurizio Setti, assaltati mentre si recano allo stadio. Un oggetto infrange un vetro della loro autovettura. Piovono daspo e denunce a carico di otto ultrà biancoverdi, la dialettica è aspra tra i due club e dulcis in fundo Cittadella è off-limits per i residenti in Campania. L’esterna veneta però è un successone per gli uomini di Novellino che rimontano i padroni di casa con doppio Ardemagni e la prima rete di Eusepi (1-3), e si portano in acque sempre più tranquille. L’Avellino è la capolista del girone di ritorno, ma l’escalation non si arresta perché il Vicenza si inchina ai piedi di D’Angelo (doppietta) e Ardemagni nel 3-1 sotto il diluvio del Partenio-Lombardi. I playoff distano soltanto tre punti. L’Avellino potrebbe avvicinarli ancora di più ma a Vercelli l’ex Comi è beffardo nel trasformare allo scadere il rigore dell’1-1: è il presagio di un vento che sta cambiando.

MARZO. La vigilia della gara con il Perugia non è come le altre perché l’Avellino è in aula per l’inizio del processo sportivo sul calcioscommesse per le due presunte combine con Modena e Reggina del maggio 2014: la Procura Federale chiede sette punti di penalizzazione. Intanto però i calciatori biancoverdi sembrano accusare il colpo lasciando passeggiare il Perugia tra le mura di casa: il finale è un 5-0 che non ammette repliche. L’Avellino si lecca le ferite e si illude a La Spezia con Ardemagni ma il direttore di gara Ghersini e Granoche lo riportano sulla terra (2-1). L’uruguayano fa El Diablo a quattro e l’arbitro genovese ne combina di tutti i colori in area spezzina scatenando l’ira funesta in casa biancoverde. Urge un brodino che arriva in casa contro il Novara. L’Avellino prova a ritrovarsi: va sotto con una deviazione fortuita di Macheda ma riesce a tornare a galla con il solito Ardemagni dal dischetto (1-1). Novellino riabilita Bidaoui, piacevole sorpresa a primavera. La crisi però non ha toccato ancora il suo punto più basso che ha le sue coordinate geografiche a Terni, dove l’Avellino incassa un sonoro 4-1. Strapazzato e contestato, il lupo sembra aver smarrito improvvisamente la bussola e all’orizzonte si materializza la Spal in piena lotta per la A diretta. L’Avellino ha un sussulto d’orgoglio e grazie allo zampino di Eusepi piazza il colpo grosso per la rinascita (1-0).

APRILE. L’Avellino è tornato a gioire dopo un mese di sbandamento e a distanza di qualche giorno mette il bastone fra le ruote ad un’altra big, la capolista Frosinone. Al “Matusa” un super gol di Castaldo fissa il punteggio sull’1-1 finale. La formazione di Novellino è di nuovo in scia e lo dimostra il successo sul Carpi ottenuto in extremis grazie alla zampata di Perrotta. Una gioia al fotofinish subito annientata dalla sentenza sul calcioscommesse che infligge ai lupi tre punti di penalizzazione, meno della metà di quelli chiesti dell’accusa ma quanto basta per innescare una reazione rabbiosa. A Pasquetta l’Avellino fa festa sotto la Torre di Pisa con Laverone (0-1). Più forte di tutto: è un momento d’oro per D’Angelo e compagni ai quali però l’esaltazione gioca un brutto scherzo. Ardemagni illude contro il Cesena che pareggia grazie ad una papera di Radunovic (1-1) e l’Ascoli ha la meglio (2-0) con la solita bestia nera Cacia a metterci del suo.

MAGGIO. Due derby nelle prossime tre gare per festeggiare la salvezza. Il primo step è a Benevento dove l’Avellino resiste un tempo prima di cadere sotto i colpi dei giallorossi. Inutile l’acuto d’orgoglio di Eusepi: il 2-1 è una forte amarezza per i tifosi biancoverdi. Tensione al rientro della squadra in città perché ora la classifica fa davvero paura con un solo punto di vantaggio sul Trapani quintultimo. Tre punti con il Bari rimetterebbero tutto a posto con una seria ipoteca sulla permanenza in categoria. I galletti non hanno quasi più nulla da chiedere al campionato, ma le motivazioni non fanno la differenza: l’Avellino fa solo pari con Verde a rimontare l’iniziale svantaggio (1-1). Tutto allora è rimandato alla penultima giornata. Si gioca a Salerno un derby ad alta tensione sugli spalti con qualche ferito tra i tifosi irpini per l’esplosione di alcune bombe carta. In campo è uno stillicidio: la Salernitana è salva ma l’Avellino non sa far male e capitola anche all'”Arechi” con due gol nella ripresa (2-0). In fondo alla stagione regolare c’è il Latina retrocesso da un pezzo: se l’Avellino vince, è salvo. Il destino nelle proprie mani ma la paura di non farcela c’è e si materializza nel primo tempo quando l’ex Insigne gela il Partenio-Lombardi. Clima surreale, l’incubo playout ammutolisce i tifosi biancoverdi che tornano a sperare con Ardemagni e liberano l’urlo salvezza con Castaldo. Nelle ore successive la Corte Federale d’Appello applica l’ulteriore sconto di un punto alla penalizzazione in classifica. E’ la parola fine sul caso calcioscommesse. L’Avellino però non fa nemmeno in tempo ad archiviarlo che esplode un altro caso relativo alla presunta tentata combine di Catanzaro-Avellino del 5 maggio 2013 che valse la promozione in B ai biancoverdi. Tutto parte dalla Procura di Palmi nell’ambito dell’inchiesta Money Gate che travolte il patron del club calabrese Giuseppe Cosentino. L’Avellino torna a tremare: è l’inizio di un nuovo calvario. Si accende il fronte societario di pari passo. Gubitosa fa sapere a Taccone di mirare ad un restyling societario con l’ingresso nel club dell’onorevole D’Agostino per una triade al 33%. L’idea è ambiziosa ma Taccone la boccia.

GIUGNO. E’ guerra tra i due soci con Gubitosa che si dimette e D’Agostino che si chiama fuori dalla trattativa societaria. Taccone prende atto della svolta solitaria e raddoppia con il biennale firmato da Walter Novellino. Intanto spunta l’ex presidente del Latina Angelo Ferullo come possibile erede di Gubitosa nel ruolo di socio di minoranza. L’idea piace a Taccone che però deve pensare anche al mercato e alla solita querelle relativa allo stadio. I primi colpi estivi portano i nomi di Rizzato, Ngawa e Di Tacchio. Sul fronte Partenio-Lombardi la licenza d’uso viene concessa sul filo di lana. Nessun socio al fianco di Taccone ma un nuovo main sponsor. E’ Sidigas a credere nel rilancio solitario del patron biancoverde con una partnership triennale.

LUGLIO. Si entra nel pieno dell’estate. E’ tempo di prepararsi alla nuova stagione ed il calcio giocato torna finalmente a catturare l’attenzione dei tifosi biancoverdi. L’Avellino ha scelto Cascia per il ritiro pre-campionato. Da metà mese per due settimane, i lupi sudano in Valnerina tra duri allenamenti e test amichevoli. Novellino basa inizialmente la preparazione sul 4-1-4-1 per poi passare al suo tradizionale 4-4-2 con l’alternativa del 3-5-2. L’indirizzo tattico si delinea ma il ritiro si conclude con l’inatteso k.o. contro il Taranto che milita in Serie D (0-1). C’è spazio anche per le tensioni che esulano dal campo. Sul fronte della giustizia sportiva infatti la Procura Federale prosegue il suo lavoro con le audizioni di Walter Taccone e Vincenzo De Vito nell’ambito del caso Catanzaro. Sul mercato invece è caccia aperta a Morosini e Marchizza per completare il mosaico.

AGOSTO. Terminata la fase umbra del pre-campionato, l’Avellino torna a casa per prepararsi alla prima gara ufficiale della stagione. Come da tradizione, la Tim Cup segna l’ingresso a pieno ritmo nella nuova stagione dei biancoverdi che esultano di misura contro il Matera grazie ad un tiro deviato di D’Angelo. I lupi staccano il pass per andare a Verona a sfidare l’Hellas dell’ex Verde, spietato con una doppietta nel 3-1 finale. Castaldo la riapre nel secondo tempo: tutto vano ma l’Avellino lascia la competizione tricolore con l’onore delle armi. In mezzo alla Tim Cup il caso Giacomelli. La società definisce il passaggio in biancoverde del fantasista del Vicenza ma Novellino ferma tutto perché ha bisogno di un trequartista: il suo obiettivo è Morosini che arriva con un paio di settimane di ritardo a corte insieme a Marchizza. Mercato chiuso (13 acquisti e 12 dodici cessioni) e testa al campionato. All’esordio Brescia k.o. in rimonta (2-1) con Ardemagni e Castaldo che ribaltano la rete iniziale di Caracciolo. Stesso risultato, stessa modalità e stessi interpreti realizzativi rispetto alla gara salvezza con il Latina: l’Avellino ricomincia da dove aveva lasciato.

SETTEMBRE. La remuntada sulle rondinelle infiamma la platea biancoverde che però viene riportata subito sulla terra dalla Cremonese. L’ex Tesser mette lo sgambetto all’Avellino sconfitto 3-1 allo “Zini”. A segno anche un altro ex, Mokulu, che partecipa alla festa grigiorossa stoppata solo per qualche attimo dal primo acuto in maglia biancoverde di Morosini. Il k.o. in terra lombarda mette a nudo tutte le lacune difensive dei lupi e non va affatto giù a patron Taccone che bacchetta Novellino. Pronta la replica del tecnico che rivendica il suo pedigree. Crepa nel rapporto, ma prima che diventi frattura insanabile scoppia la pace. Avanti tutta allora e il Foggia cade al Partenio-Lombardi con un roboante 5-1 che esalta tutto il potenziale offensivo biancoverde: doppiette per Ardemagni e Morosini, e squillo di Castaldo. A Cesena però la bestia nera Cacia rimette tutto in discussione (3-1) e D’Angelo salva i suoi contro il Venezia (1-1). L’Avellino è vivo e lo dimostra a Novara espugnata per prima volta grazie alla doppietta di Ardemagni (1-2). E’ una squadra in fiducia che non teme niente e nessuno, nemmeno l’Empoli che è avanti 2-0 al Partenio-Lombardi dopo poco più di un tempo. Kresic, Castaldo e D’Angelo mettono a segno un’irresistibile rimonta: l’Avellino è primo per due notti ma perde Morosini per un infortunio che non sembra grave.

OTTOBRE. L’Avellino esulta sul campo ma va in ansia all’esterno. La Procura Federale infatti chiude le indagini notificando al club biancoverde e al Catanzaro la proposta di deferimento a titolo di responsabilità diretta e oggettiva per la presunta tentata combine del 2013. E’ il preludio al secondo processo sportivo nel giro di pochi mesi. Il campionato però va avanti e l’Avellino vuole alimentare il magic moment. A Bari Kresic concede il bis ma l’Avellino si conferma fragile in difesa facendosi rimontare (2-1). L’esame di riparazione da grande è il derby con la Salernitana. Nella settimana che precede la sfida con i granata c’è anche tempo per tesserare il ventisettesimo elemento della rosa. Si tratta del terzino sinistro sloveno Erik Gliha, nazionale Under 21. Il derby è combattuto nel primo tempo e nella ripresa si mette addirittura in discesa con il terzo centro consecutivo di Kresic e la stoccata sporcata di Laverone. L’Avellino però si siede incredibilmente incassando una sanguinosa rimonta con l’accento di Minala all’ultimo secondo di recupero (2-3). In casa biancoverde si consuma il dramma per una sconfitta destinata a lasciare il segno con tanto di rissa finale. A Pescara l’Avellino si illude di potersi rialzare con una perla di Bidaoui ma incassa la terza rimonta di fila (2-1). Il mal di rimonta è la patologia dell’Avellino che però riesce a tornare al successo grazie al volo di Asencio contro la Pro Vercelli (1-0). Nello stesso giorno la notizia della rottura del crociato da parte di Morosini che priva l’Avellino del suo elemento di qualità di punta. Il rientro è previsto in primavera. L’acuto sulla Pro nel turno infrasettimanale ridà slancio alla squadra di Novellino che però a Parma incappa in un’altra sconfitta. E’ 2-0 al “Tardini” con Di Gaudio e l’ex Insigne giustizieri.

NOVEMBRE. Il k.o. non va giù alla società che mette in discussione l’allenatore e che a sua volta viene contestata dal tifo organizzato con un duro comunicato. Taccone nel mirino per la gestione del club che ha in Ferullo, ex presidente del Latina, il suo nuovo socio di minoranza. Per risollevare l’Avellino, Novellino accantona il 4-4-2 per passare al piano di scorta: il 3-5-2 che frutta pareggi con Perugia (1-1) e Virtus Entella (0-0). L’Avellino non è più quello spavaldo e brillante di una volta. Il derby ha segnato la tenuta mentale del gruppo e creato una profonda spaccatura anche tra tifo e squadra. L’ambiente diventa ben presto una polveriera dopo la conferenza stampa-fiume convocata da Taccone che fa il punto sulla questione societaria e attacca la Curva Sud alla vigilia della trasferta di Frosinone. L’invettiva non passa inosservata agli occhi del tifo organizzato che replica pubblicamente alle dichiarazioni del presidente proprio nel giorno di Frosinone-Avellino. Attorno alla squadra il clima è avvelenato ma Novellino e suoi riescono ad impattare 1-1 in Ciociaria. Un punto e tanto spavento per Lasik che rimedia la rottura di tibia e perone. In attesa che l’Avellino si sblocchi nuovamente, Taccone decide di accettare l’invito della Curva Sud ad un incontro pubblico. Il patron spiega le sue ragioni e risponde alle domande dei tifosi ma la contestazione prosegue ad oltranza con Ferullo pomo della discordia. Sul campo il Palermo passeggia al Partenio-Lombardi (1-3). Il direttore generale Massimiliano Taccone si dimette e arrivano i deferimenti annunciati per il caso Catanzaro: il 15 dicembre si andrà a processo. L’Avellino professa la sua innocenza ma trema difeso dall’avvocato Eduardo Chiacchio chiamato ad un’altra impresa.

DICEMBRE. L’ultimo mese si apre con l’offerta ufficiale articolata in otto punti recapitata a Walter Taccone dall’ex socio Michele Gubitosa, intenzionato a rilevare per intero la società. Il proprietario dell’U.S. Avellino risponde picche sin da subito. La trattativa rimane comunque aperta e sfocia nell’incontro all’Hotel de la Ville che sancisce definitivamente la distanza su garanzie fideiussorie e debiti fuori bilancio. L’assalto dell’imprenditore di Montemiletto, pronto a salire al timone dell’Avellino con Pierpaolo Marino, fallisce e le aspettative di un ambizioso rinnovamento di gran parte della piazza vanno deluse. Anche quelle relative al rettangolo di gioco dove l’Avellino si fa raggiungere dal Carpi in casa (1-1). A Cittadella un sussulto d’orgoglio in inferiorità numerica allo scadere contro la squadra più in forma del momento: finisce 2-2 grazie a Laverone ispirato con il destro. Il punto raccolto in terra veneta ricuce il rapporto con la tifoseria che però continua a contestare la società già alle prese con il caso Catanzaro. Nella settimana più difficile dell’anno, l’accusa chiede la retrocessione all’ultimo posto dei due club coinvolti. E’ la vigilia di Avellino-Ascoli che Castaldo raddrizza nel risultato dopo che Perez aveva messo lo zampino nel momentaneo vantaggio ascolano. I lupi non esultano nei 90 minuti del Partenio-Lombardi ma possono farlo qualche giorno dopo con la sentenza di proscioglimento. La Procura Federale la impugna (verdetto di secondo grado entro metà gennaio) ma il peggio pare essere alle spalle. La buona novella giunta da Roma non fa scattare però la scintilla. Lo Spezia costringe infatti l’Avellino ad un Natale amaro (1-0). Novellino mangia il panettone al contrario di Ferullo che dice addio cedendo alle pressioni del tifo. Walter Taccone ne ha per tutti ed in conferenza stampa si sfoga per l’addio del socio e per il rendimento della squadra. La vittoria sulla Ternana (2-1) però placa la tensione: ci pensano Asencio e Bidaoui all’ultimo tornante di un 2017 finito in soffitta con troppe ombre. L’Avellino svolta a 25, +4 rispetto a 365 giorni prima.

 

 

 

 

 


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