SPECIALE UN ANNO DI AVELLINO CALCIO/ Da Taccone a De Cesare: un 2018 di incognite

SPECIALE UN ANNO DI AVELLINO CALCIO/ Da Taccone a De Cesare: un 2018 di incognite

30 dicembre 2018

di Claudio De Vito – Un nuovo anno zero. Il calcio ad Avellino ha premuto ancora il tasto reset ripartendo dalla polvere già saggiata nove prima. Questa volta però è stato tutto tremendamente surreale con una squadra smobilitata nel bel mezzo delle operazioni pre-campionato e i suoi tifosi, alcuni dei quali fidelizzati con l’abbonamento, sicuri di essere ancora protagonisti in Serie B. L’icona del default-bis porta il nome di Walter Taccone, estromesso dai giochi con la sua Unione Sportiva per una fideiussione non conforme ai parametri federali. La rinascita successiva è incarnata da Gianandrea De Cesare il cui impatto sul calcio però si è rivelato più problematico di quanto le premesse e le promesse economiche lasciassero presagire.

Salvezza col brivido. Il 2018 dell’Avellino si apre con l’exploit di Brescia che ben presto si rivela pura illusione di serenità nel girone di ritorno. I biancoverdi infatti arrancano fino all’amaro epilogo di Pasquetta quando il Bari espugna il Partenio-Lombardi mettendo la parola fine sulla gestione Novellino. Al suo posto arriva Foscarini che al pronti via supera il Perugia 2-0. Due giorni dopo, l’11 aprile, arriva anche il lieto fine con la giustizia sportiva per il caso Catanzaro dopo il verdetto favorevole del dicembre 2017: la Corte Federale respinge il ricorso della Procura Federale “normalizzando” il cammino dell’Avellino in una stagione tribolata e pronta ad entrare nella sua fase calda. D’Angelo e compagni pareggiano sul campo della Virtus Entella, cedono il passo a Frosinone e Palermo, a Carpi non vanno oltre lo 0-0 contro un avversario già in vacanza e dulcis in fundo il Cittadella passa al Partenio-Lombardi innescando la miccia della contestazione. Il pareggio di Ascoli prima e l’1-0 sullo Spezia poi rianimano i lupi creando le migliori condizioni per andarsi a giocare la salvezza nella notte di Terni, iniziata col brivido e poi archiviata con il tripudio firmato Ardemagni-Castaldo. Quanta fatica, ma Avellino in B per un altro anno, il sesto consecutivo.

L’inizio della fine. Finisce la sofferenza sul campo e inizia quella sul fronte societario, dopo che ad aprile si era arenata la trattativa con la Italpol della famiglia Gravina. Il patto con il patron del Genoa Enrico Preziosi vale solo sul mercato. Le difficoltà ci sono, le aperture a nuovi soci di Taccone pure, ma evidentemente il potenziale acquirente di turno non ritiene appetibili le credenziali del club biancoverde. L’imprenditore avellinese allora va avanti da solo, incassa il no di Foscarini al rinnovo e allora pesca per la panchina Michele Marcolini avviando l’opera di allestimento della rosa sul mercato estivo. Proprio dal Genoa arrivano il difensore Curado e l’esterno Valietti e insieme a loro le immancabili operazioni dal Belgio che portano il nome di Kawaya, Houdret e Marten Wilmots, fratello minore di Reno. Per la porta il ds De Vito prende in prestito dall’Inter il giovane Di Gregorio. C’è spazio anche per il rinnovo di Castaldo fino al 2021: il dieci di Giugliano biancoverde a vita.

L’Avellino 2018/2019 prende forma con la campagna acquisti e si avvia ormai verso l’inizio della nuova annata con un importante passaggio, probabilmente l’ultimo sacrificio di Walter Taccone. Il presidente infatti porta a termine la ricapitalizzazione e annuncia la venuta di una cordata americana dopo l’estate. E’ il 5 luglio. Pochi giorni dopo, l’11, parte la nuova avventura con il consueto raduno al Green Park Hotel di Mercogliano tra volti vecchi e nuovi. Sorrisi, abbracci, pacche sulle spalle, buoni propositi e voglia di stupire disinnescati però ben presto da una notizia poco rassicurante giunta direttamente dagli ambienti federali e di Lega B: l’Avellino non sarebbe in regola con la documentazione per il rilascio della Licenza Nazionale presentata alla Covisoc per via di una fideiussione. Il giorno successivo, la deflagrazione del caso iscrizione nel corso della presentazione della nuova maglia in Piazza Libertà alla presenza della madrina dell’evento Anna Falchi e del sindaco Vincenzo Ciampi. L’Avellino deve sanare la fideiussione emessa dalla compagnia rumena Onix Asigurari: è il panico. E’ giovedì 12 luglio. C’è tempo fino alle 19 di lunedì 16 luglio per rimediare con una nuova polizza conforme ai parametri federali.

La lenta agonia. Dall’entourage di Taccone trapela serenità e fiducia trasmesse alla truppa di Marcolini in partenza il 15 luglio per Ariano Irpino sede del ritiro pre-campionato. Il vizio di forma è ampiamente sanabile, ma allo scoccare delle 19 del 16 luglio l’Avellino non provvede a regolarizzare la propria posizione finendo di fatto con entrambi i piedi fuori dalla B insieme a Bari e Cesena, bocciate però per motivi ben più gravi. Scoppia il caos tra i tifosi e i calciatori, quest’ultimi allarmati nel quartier generale sul Tricolle. A notte fonda del tremendo lunedì biancoverde, lo stesso Taccone non fa nulla per placare sconforto e confusione con un comunicato tutt’altro che rassicurante. Seguono giorni febbrili con la presentazione della seconda e addirittura di una terza fideiussione, entrambi fuori tempo massimo, che non vengono proprio prese in considerazione dalla Covisoc al momento del suo vaglio-bis. E così, mentre l’Avellino è in campo a Frosinone per l’amichevole di lusso con la Roma, la Figc comunica ufficialmente l’estromissione dei lupi dalla B. Il clima è surreale al “Benito Stirpe”: calciatori sotto la curva durante l’intervallo per ricevere l’abbraccio dei tifosi e alla fine l’acuto di Paghera che regala l’1-1 d’orgoglio. Consolazione assai magra per un allenatore, una squadra e una piazza totalmente disorientati.

Ma nulla è perduto perché c’è la possibilità di intraprendere l’ennesima battaglia giudiziaria ricorrendo al Collegio di Garanzia del Coni ed eventualmente alla giustizia amministrativa. Ecco allora che in poche ore la dirigenza biancoverde si attiva per allestire un’unità di crisi guidata dall’avvocato Eduardo Chiacchio, isolando allo stesso tempo Walter Taccone primo ma non unico responsabile. Il totem del diritto sportivo non nasconde la difficoltà del percorso sin dall’inizio, ma la sua presenza alimenta la flebile fiammella di speranza della tifoseria aggrappata per ancora una volta al legale partenopeo. L’obiettivo è spuntarla al Coni il 31 luglio. Intanto la squadra continua ad allenarsi ad Ariano Irpino abbandonata al proprio destino, senza punti di riferimento e navigando a vista. Passano i giorni, la strategia difensiva del pool di legali si consolida, la fiducia riceve una leggera spinta verso l’alto. Tutto vano: il presidente del Collegio Franco Frattini rigetta il ricorso dell’Avellino tra le lacrime dei trecento di Piazza Lauro De Bosis e quelle di D’Angelo e Castaldo accorsi a Roma per unirsi a proprietà, dirigenti e avvocati.

Si va allora davanti al Tar, ultima spiaggia per un club e tanti tifosi che confidano nel segmento giurisdizionale extra sportivo per essere riabilitati. E’ l’avvocato Lentini a ricevere la patata bollente: l’impresa è ardua e da compiere in poco tempo. Una settimana scarsa per provare a tornare a galla ribaltando i verdetti di Figc e Coni. E’ il 7 agosto in via Flaminia dove il giudice del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio rigetta l’istanza cautelare. Sono quasi le 15.30: scorrono i titoli di coda per l’Avellino escluso dalla Serie B. La notizia rimbalza subito in Irpinia. E’ la fine di una lenta agonia che qualche centinaia di tifosi decide di vivere mestamente davanti alla porta carraia dello stadio, dove inizia la diaspora dei calciatori (alcuni in lacrime) liberi di accasarsi altrove grazie allo svincolo d’autorità. È un patrimonio che finisce in altre mani. Due parole, game over, un film parzialmente già visto e un devastante senso di impotenza che pervade l’animo del tifoso. La scomparsa-bis dell’Unione Sportiva Avellino dal calcio professionistico è servita.

L’alba offuscata. C’è pochissimo tempo per piangere un epilogo a cui in tanti si erano oramai rassegnati. Si può ripartire subito con una nuova società dalla Serie D ma il termine ultimo per iscriversi alla Lega Nazionale Dilettanti è il 10 agosto. E’ corsa contro il tempo allora per il sindaco Vincenzo Ciampi che scende in campo con un bando per l’affidamento del progetto sportivo alla cordata con la proposta più allettante. Il 9 agosto la spunta – non senza polemiche – Gianandrea De Cesare con il gruppo Sidigas già proprietario della Scandone Basket. Sconfitto il patron del Genoa Enrico Preziosi che insieme all’imprenditore locale Marinelli non le manda certo a dire sulle modalità di assegnazione del titolo sportivo. Nasce così la Calcio Avellino Società Sportiva Dilettantistica che ci mette un po’ di tempo per carburare annunciando direttore sportivo e allenatore soltanto il 18 agosto. Il primo è il 28enne Carlo Musa, in panchina invece ci va Archimede Graziani. Due sconosciuti alla piazza un po’ scettica di fronte al doppio incarico.

Adesso però si può partire davvero con il ritiro di Sturno (20 agosto) ed un continuo via vai di calciatori che dura qualche settimana. Il ds Musa riesce a riportare in biancoverde Sforzini, incassa il sì di Morero appena reduce dall’era Taccone ma nel complesso deve accontentarsi di svincolati di C e D, under compresi. L’Avellino viene inserito nel girone G laziale-sardo ma il campionato tarda ad iniziare per via del caos che attanaglia il calcio italiano dalla B a scendere. Intanto la neonata società raggiunge l’accordo con Mario Dell’Anno per lo storico logo che compare sulle maglie biancoverdi già a partire dall’esordio a Ladispoli (la denominazione cambierà a fine stagione). E’ la scintilla che fa esplodere l’entusiasmo con oltre cinquecento persone in trasferta nel Lazio. L’Avellino vince in scioltezza 4-1, batte anche l’Albalonga e Anzio e dopo tre giornate si ritrova in vetta a punteggio pieno.

Sembra tutto in discesa ma alla sesta giornata l’Atletico di Fregene riporta la squadra di Graziani sulla terra con un 4-1 umiliante. La storia si ripete con la Flaminia (3-0 senza appello). L’Avellino soffre di mal di trasferta in maniera vistosa e preoccupante. Il rendimento in campionato è altalenante, Graziani diventa ben presto inviso alla piazza per le sue esternazioni e nemmeno le operazioni Capitanio e Di Paolantonio sul mercato placano il rumore dei tifosi che sfocia in contestazione aperta dopo la disfatta interna con la capolista Trastevere. Il 4-1 fa saltare la panchina di Graziani, sostituito da Bucaro. L’avvicendamento ai principi di dicembre paralizza il mercato di riparazione che regala soltanto Da Dalt e il terzino under Omohonria. Il nuovo allenatore nel frattempo può esordire con un convincente 6-1 ai danni della Lupa Roma, cancellato presto però dalla figuraccia di Sassari che spinge i lupi fuori dai playoff e Musa ad accelerare per l’innesto di Dionisi in difesa. Il 4-1 sul Budoni ristabilisce un minimo di serenità che il pari con il Latina all’ultimo appuntamento poi cancella. -7 dalla vetta al giro di boa è tanto, troppo. Il bilancio dopo i primi quattro mesi di gestione Sidigas è un flop alimentato dai problemi di De Cesare con la sua azienda che si riflettono principalmente sul basket, ma allarmano anche i tifosi del calcio. 2018 in soffitta: addio all’annus horribilis del calcio avellinese.