Solofra – La Direzione Provinciale del Lavoro: denunciati tre conciatori, espulsi 4 immigrati

6 maggio 2005

Una decisa azione contro il lavoro sommerso è stata, da alcune settimane, intrapresa dalla Direzione Provinciale del Lavoro di Avellino di concerto con il Comando Provinciale dei Carabinieri di Via Roma. Di giorno in giorno, infatti, le pagine della cronaca locale si arricchiscono di blitz contro il favoreggiamento e lo sfruttamento di cittadini extracomunitari privi di regolare permesso di soggiorno. Una task-force che ha già prodotto i primi risultati: dopo i sei cinesi espulsi perché trovati a lavorare in una conceria solofrana, di proprietà di un loro connazionale con conseguente denuncia per lo stesso datore di lavoro, ieri i riflettori sono stati puntati nel settore edile. A setaccio tutti cantieri aperti nella città della concia. Un controllo, eseguito dagli uomini del capo del Servizio Ispezione Lavoro Carmine Capriolo e dai militari del Tenente Stefano Di Napoli, che ha portato alla denuncia in stato di libertà di un imprenditore per sfruttamento e favoreggiamento del lavoro sommerso: presso il cantiere sono stati individuati due rumeni intenti al lavoro risultati, a seguito di accertamenti, privi della documentazione di soggiorno e quindi clandestini. Intanto, sulla scorta delle direttive ministeriali, che impongono maggiore attenzione ai settori di crisi perchè più sensibili ai fenomeni di lavoro irregolare con conseguente occupazione di extracomunitari clandestini, continuano i controlli anche nel Polo conciario: il Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro, coordinato dal dottor Capriolo e dal Maresciallo Rosario Monetti, ha ispezionato tre aziende con il deferimento all’Autorità Giudiziaria di due titolari in quanto nelle loro concerie sono stati sorpresi lavorare in stato di illegalità due cinesi uno dei quali è stato tratto in arresto dai Carabinieri del Tenente Di Napoli per aver contravvenuto alle norme della legge “Bossi-Fini”. L’attività dell’Ispettorato del Lavoro, dunque, “…sta rivolgendo l’attenzione – dichiara Rocco D’Argenio direttore provinciale del Lavoro – al settore del terziario dove si verifica la frammentazione delle fasi relative alla concia. In modo particolare quelle caratterizzate dal loro basso valore aggiunto che vengono affidate ad imprese, composte da quattro o cinque persone, che sono in grado di proporsi sul mercato con prezzi concorrenziali grazie all’ampia disponibilità di manodopera a basso costo e allo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari”. Insomma, l’ingresso degli immigrati nei settori occupazionali ha provocato una fascia di mercato specifica caratterizzata da lavori sostanzialmente precari “…hanno portato, infatti, elevati livelli di irregolarità che, in una situazione di crisi, rischia di essere un ulteriore elemento di destabilizzazione nell’ambito del tessuto sociale dell’intera provincia”.