Solofra – Il futuro del Polo conciario: parla Olivieri

4 settembre 2005

Solfora – E’ risultato solo un fuoco di paglia per il polo conciario quella tenue ripresa che ha visto in moto i macchinari di qualche opificio conciario dal giugno all’agosto scorso. Con settembre sono andate in fumo le speranze degli operatori e soprattutto dei lavoratori. E a sottolineare ciò sono le chiusure delle concerie o cassa integrazione per i lavoratori, come è capitato per i 24 della conceria Patrizia. “Si lavora?”. Parte da questa domanda la disamina del segretario provinciale della Femca-Cisl, Antonio Olivieri. “Dal censimento effettuato dall’amministrazione comunale prima delle ferie estive si evidenzia la presenza di 175 piccole attività, dunque una realtà debole nel mercato globalizzato dove a prevalere sono solo le grosse squadre. E sempre dai dati del censimento viene fuori un polo conciario che lavora per i commercianti non per il mercato. Se tale analisi risulta vera viene fuori che il margine degli utili di queste imprese è zero perché a guadagnare è il commerciante. Ecco spiegato il perché le aziende sono costrette a barcamenarsi nel lavoro nero, utilizzo di manodopera a basso costo, inquinamento nel senso che vengono usati prodotti chimici di basso costo quindi non a norma. Ciò spiega – continua Olivieri – come questo mercato alimenta mancati pagamenti, mancata retribuzione ai lavoratori, mancato pagamento ai fornitori, dunque un circolo vizioso che degenera il tessuto produttivo. In più la lavorazione delle pelli, attuata dalle piccole imprese ai commercianti, finisce sul mercato ad un prezzo concorrenziale determinando cosi una forte penalizzazione per gli operatori locali. Il rischio che si corre, se non si trova un rapido rimedio a tale situazione, è quello di porre in crisi quelle aziende ancora sane esistenti nel polo conciario”. Olivieri fa notare che sul territorio non c’è ricchezza in quanto i commercianti, per cui lavorano le piccole aziende solofrane, non sono locali ma di ben altre zone. “Dunque al momento c’è un falso movimento lavorativo. Anni addietro – ricorda – tra i conciatori c’era la solidarietà attiva, dove la grande azienda dava lavoro alle piccole e il tutto restava nel polo, e da qui il benessere economico. Ora invece si lavora per altri e l’utile finisce fuori”. Il censimento fatto dal Comune conciario dà un totale di 175 imprese conciarie con 2405 addetti, così suddivisi: 2065 a tempo indeterminato, 228 a tempo determinato, 43 apprendisti e 69 non specificati. La presenza maschile è di 1902 unità, quella femminile di 409 e 94 non specificati. Per il sindacato al 2002 erano 3800 i lavoratori conciari grazie al dato Inps. Al momento sta ancora verificando con l’Inps sul numero esatto di addetti. Secondo il sindacato 44 aziende superano i 15 lavoratori, 130 aziende al di sotto dei 15, un’azienda presenta 40 addetti, 3 superano i 50 addetti e 2 superano i 100 addetti. 32 risultano le aziende dei prodotti chimici con un totale di 216 dipendenti. Ciò nel mese di giugno, poi parecchi opifici conciari hanno chiuso i cancelli. (di Dante Grimaldi)