Social network e democrazia, l’allarme del vice Presidente del Parlamento Europeo, Sassoli: “Servono regole”

Social network e democrazia, l’allarme del vice Presidente del Parlamento Europeo, Sassoli: “Servono regole”

3 dicembre 2018

Marco Imbimbo – I social network possono essere una risorsa importante, ma ad oggi si stanno distinguendo più per le cose negative come la disinformazione o le fake news, mettendo a rischio la democrazia. E’ questo il tema trattato al circolo della stampa dall’associazione culturale “Democrazia compiuta”  che ha organizzato il convegno «Democrazia (compiuta) al tempo dei social network». A discuterne sono stati il vice presidente del Parlamento europeo, Davide Sassoli, il giornalista Rai, Andrea Covotta, la coordinatrice dell’associazione, Ida Grella. Assente per motivi di salute il presidente dell’associazione, Francesco Barra. Un incontro che ha visto tra il pubblico anche Enzo De Luca e Michele Vignola, mentre prima dell’inizio ha fatto la sua comparsa Ciriaco De Mita, che si è intrattenuto prima con Sassoli e De Luca, una visita veloce per u rapido scambio di battute, prima di andare via.

«I social possono essere uno strumento di manipolazione, oltre al pericolo di infiltrazioni, come abbiamo visto negli Stati Uniti e in altri Paesi – spiega Sassoli. Ecco perché bisogna avere delle regole e fare in modo che ci sia trasparenza».

Tra l’altro ai social network e alle fake news viene riconosciuto un ruolo importante nell’arrivo al governo di quelle forze definite “populiste”. «Non è facile quantificare il ruolo che hanno avuto, ma che ci sia stato un interesse da parte di tanti a fare in modo che tramite i social ci fosse un’influenza è un dato di fatto – spiega Sassoli. A Bruxelles è stata istituita una commissione che si è occupata di questo e i dati sono molto chiari: servono regole che non limitino la libertà di informazione e comunicazione, ma che mettano a nudo e diano trasparenza a tutto il sistema. Un tempo si parlava di conflitto di interessi per quanto riguarda i media tradizionali, oggi i social vivono in un sistema più sofisticato, quindi non bastano più leggi sul conflitto di interessi, ma serve una regolamentazione».

Da vice presidente del Parlamento europeo, Sassoli ha lanciato anche il suo grido d’allarme su questo scontro in atto tra il Governo italiano e la commissione. «Noi ci auguriamo che si fermi per il bene del nostro Paese – sottolinea. Sono mesi che la commissione e la Banca Centrale Europea ci dicono che questo metodo di manovra non può essere compatibile con i conti pubblici e questo ci auguriamo che venga recepito. Una procedura di infrazione metterebbe in commissariamento la quota di fondi pubblici e lo Stato è il primo operatore di questo Paese».

Non è mancato un passaggio sulla crisi del Partito Democratico sia livello nazionale che locale, dove le sconfitte bruciano ancora, ma Sassoli sottolinea che anche il M5S  «non se la passa bene ad Avellino, visti i risultati. Il Pd ha avuto la più grande sconfitta della sua storia. Ora ci avviamo verso il congresso, abbiamo bisogno di cambiare. Serve un campo largo per competere con questo blocco di potere, ma dobbiamo ricominciare anche a dialogare di più con la società e i corpi intermedi. Li abbiamo tenuti alla larga e questo ci ha fatto male».

Pur non essendo fisicamente presente al convegno, il presidente dell’associazione, Francesco Barra, ha consegnato una lettera con le sue valutazioni sui social, letta da Ida Grella. «La passività dei social network è dovuta alla mancanza di memoria storica. La rivoluzione dei mass media, da un lato ha ampliato la diffusione dell’informazione, ma dall’altro ha portato a un degrado dell’informazione stessa – spiega Barra. I moderni mass media non si prestano più al confronto e al dialogo. Il più razionale viene sopraffatto dal meno razionale e prevalgono le opinioni più violente».

Da tenere in debita considerazione c’è anche l’uso che i leader politici fanno dei social ntework, come sottolinea il giornalista Andrea Covotta. «Oggi conta solo il pensiero del leader che parla attraverso i social. Non ci sono nemmeno più le interviste. Si postano direttamente i video senza passare per il confronto con il giornalista. La democrazia perde il suo valore. Venendo meno l’interlocuzione con il politico di turno viene difficile pensare alla democrazia compiuta dei social network. Dobbiamo ritornare a mettere al centro la persona, lo deve fare soprattutto la politica. Non serve a nulla parlare alle masse tramite i social, perchè rimanere chiusi nei social non ti dà la visione del mondo, ma solo la tua di visione».

I social, però, non devono essere considerati come una cosa esclusivamente negativa, ma sono «una grande conquista – sottolinea Covotta – consentono di trovare subito una notizia e verificarla, ma vanno usati in una maniera diversa da quella odierna».

Concetto ribadito anche da Ida Grella che si focalizza sull’uso che i giovani fanno dei social. «L’80% delle loro informazioni è attinto dai social, ma senza quel filtro critico che dovrebbero fornire la scuola e famiglia – sottolinea Grella. Dobbiamo ricostruire un ascolto trans-generazionale ed educare i giovani al confronto».