Siracusa – Pornografia via web, nei guai due irpini

24 maggio 2005

Siracusa – Nell’operazione “Video Prive” sono coinvolti anche due irpini. Oltre a tre sacerdoti che prestano il loro ministero in Sicilia, Lombardia e Trentino Alto Adige, un assistente sociale, un vigile urbano, un sindaco e un assessore, tra le 186 persone indagate dalla Procura della Repubblica di Siracusa nell’ inchiesta “Video prive”, contro la pedofilia e la pedopornografia, figurano anche un 35enne impiegato di Mirabella Eclano ed un 40enne anch’egli impiegato di Montoro Inferiore. Nell’ambito delle 186 perquisizioni, compiute da Polizia Postale, Carabinieri e Guardia di Finanza, sono state sequestrati alcuni filmati di produzione “artigianale”, sul quale sono in corso indagini da parte del Nucleo Investigativo Telematico siracusano al fine di identificare i bambini coinvolti nelle riprese. Per quanto riguarda l’Irpinia, la Polizia Postale ha seguito, all’alba di ieri, perquisizioni nelle abitazione dei due “insospettabili” e, ritenuti dagli inquirenti esperti navigatori di internet, riuscendo a rinvenire materiale pedopornografico con protagonisti minori: dopo l’espletamento delle procedure di rito, i due irpini sono stati denunciati in stato di libertà perchè resosi responsabili di detenzione di materiale pedopornografico. Le indagini, che sono state coordinate dal Procuratore Aggiunto di Siracusa, Giuseppe Toscano, e dai Sostituti Procuratori Antonio Nicastro e Manuela Cavallo, sono state avviate dopo una dettagliata denuncia di Telefono Arcobaleno, l’associazione che si occupa proprio di stanare sul web i pedofili che commerciano materiale pornografico con i bambini nel ruolo di involontari protagonisti. L’attività investigativa, che ha visto la perquisizione di oltre 200 abitazioni, hanno fatto emergere l’esistenza di un sito Internet al quale erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. Gli indagati, individuati a conclusione di 11 mesi di accertamenti del Nucleo Investigativo Telematico, sono tutti uomini, di media età, di varie estrazioni sociali: 34 sono residenti in Lombardia, 22 in Veneto ed altrettanti nel Lazio, 17 in Piemonte, 13 in Emilia Romagna, 11 in Campania tra i quali i due irpini e Toscana, 10 in Sicilia ed altrettanti in Liguria, 8 in Trentino, 7 nelle Marche, 5 in Puglia, Friuli e Abruzzo, 4 in Calabria e 2 in Basilicata. Il sito era stato aperto su un server italiano, estraneo all’ inchiesta e che ha collaborato con gli investigatori, con una tecnica da «mordi e fuggi»: è stato infatti in funzione soltanto nove giorni, per evitare di essere identificato. Il breve tempo ha permesso così una “selezione” dei fruitori che potevano essere soltanto esperti del settore della pedopornografia. La sua esistenza, infatti, era pubblicizzata su una “bacheca” aperta su Internet su un sito “specializzato” aperto in un Paese orientale. Su un altro indirizzo web era disponibile la password che permetteva di accedervi, composta da una combinazione di 15 caratteri alternati di lettere e numeri. L’ indirizzo del sito era inoltre privo di una pagina di indice per evitare che potesse essere individuato e catalogato dai motori di ricerca. Nel sito vi erano filmati di bambine, dai 4 agli 8 anni che subivano abusi sessuali e che erano picchiate e seviziate, in maniera violenta. Gli esperti del Nucleo Investigativo Telematico sono riusciti a violare la rete di protezione estesa attorno al sito Internet e a identificare i computer di italiani che vi si erano collegati. La Procura di Siracusa negli ultimi due anni ha disposto il sequestro di oltre 400 siti Internet italiani con contenuti pedopornografici. (Emiliana Bolino)