Aumentano i casi di “sindrome da shock tossico” mestruale. Dalla fine degli anni ’90 la malattia è ricomparsa e sta crescendo

Aumentano i casi di “sindrome da shock tossico” mestruale. Dalla fine degli anni ’90 la malattia è ricomparsa e sta crescendo

by 20 ottobre 2016

Se ne sente parlare sempre più spesso, soprattutto, a causa del crescente uso tra le più giovani, di assorbenti interni. La sindrome da shock tossico è una condizione rara ma grave causata da un’infezione batterica.

Questa condizione è il risultato di una tossina prodotta dallo Stafilococco aureo.

Nelle donne è stata correlata all’uso di tamponi vaginali durante il ciclo mestruale, ma può interessare uomini, bambini e persone di tutte le età. Ma ora in queste ultime settimane, i ricercatori dell’Istituto nazionale di sanità di Lione in Francia, sono preoccupati per l’aumento dei casi di sindrome da shock tossico dovuto all’uso del tampone vaginale.

Secondo gli scienziati questa condizione, si verifica solitamente quando i batteri penetrano nel corpo attraverso un’apertura cutanea. Ad esempio, i batteri possono entrare attraverso un taglio, una piaga o un altro tipo di ferita, causata anche dall’uso di tamponi vaginali. Alcuni ritengono che il tampone vaginale lasciato in posizione per lungo tempo attragga i batteri. Un’altra possibilità è che le fibre del tampone graffino la vagina, creando un punto di ingresso per i batteri nel flusso sanguigno. I sintomi della sindrome da shock tossico variano da persona a persona.

Nella maggior parte dei casi, i sintomi si manifestano improvvisamente. I segni più comuni di questa condizione sono febbre improvvisa, pressione arteriosa bassa, mal di testa, dolori muscolari, confusione, diarrea, nausea, vomito, eruzione cutanea, rossore intorno a occhi, bocca e gola, convulsioni. I sintomi della sindrome da shock tossico possono essere attributi a un’altra condizione medica quale l’influenza. Tuttavia, se si verificano i sintomi sopra descritti dopo l’uso di tamponi vaginali o dopo un intervento chirurgico o una lesione cutanea, rivolgersi immediatamente al medico.

La sindrome da shock tossico è un’emergenza medica e molte delle persone colpite devono essere ricoverate. Alcuni soggetti devono trascorrere vari giorni dell’unità di terapia intensiva in modo che il personale medico possa tenerli sotto controllo continuo. Il medico molto probabilmente prescriverà un antibiotico somministrato per via endovenosa, un farmaco che aiuta a combattere l’infezione batterica.

Altri trattamenti per la sindrome da shock tossico dipendono dalle cause preesistenti. Ad esempio, se lo shock tossico è stato causato da una spugnetta vaginale o da un tampone, il medico dovrà rimuovere tale oggetto dal corpo. Se la sindrome da shock tossico è stata causata da una ferita aperta o da una ferita chirurgica, il medico dovrà drenare il pus o il sangue dalla ferita per aiutare a risolvere l’infezione.

La sindrome da shock tossico è una condizione potenzialmente letale. Infatti, secondo gli Istituti nazionali della sanità, questa condizione è mortale circa nel 50% dei casi. In Francia nel 1990, è stata identificato un solo caso di sindrome da shock tossico (TSS). Ma a partire dalla fine degli anni ’90, la malattia è ricomparsa e sta crescendo: 5 casi segnalati nel 2004, 19 nel 2011 e fino a 22 casi nel 2014. Nel mese di febbraio, l’associazione che rappresenta 60 milioni di consumatori avevano lanciato l’allarme anche sulla presenza di diossine in alcune protezioni sanitarie.

L’ultimo caso correlato balzato alle cronache racconta quando la modella americana Lauren Wasser ha accusato un malessere che le ha fatto perdere i sensi. Una volta arrivata in ospedale è stato necessario amputarle una gamba per via dell’infezione causata dall’uso di un tampone. Oggi la giovane ha deciso di far causa alla Kimberly-Clark Corporation, azienda che distribuiva e produceva gli assorbenti della “Kotex Natural Balance”.

La causa punta sul fatto che in nessuna parte della confezione è specificato che l’utilizzo del tampone interno può avere controindicazioni come quella che ha colpito Lauren, la cosiddetta ‘sindrome da shock tossico‘. Mentre a detta dei ginecologi italiani, osserva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la sindrome non dipende tanto dall’uso del tampone quanto dalla mancanza o dalla scarsa igiene intima; gli stessi lamentano, soprattutto, il fatto che le giovani usano cambiare raramente l’assorbente e senza essersi lavate accuratamente le mani prima e dopo l’applicazione.

In tal modo, nonostante su tutte le confezioni le istruzioni indichino il rischio di episodi di shock tossico segnalando le regole per non incorrervi e, nonostante la maggior parte delle aziende produttrici abbia provveduto a modificare il potere assorbente, così da facilitare la sostituzione del tampone più volte al giorno, sono moltissime le ragazze che accusano malori causati dallo stafilococco aureo. I sintomi, simili a quelli del colpo di calore, possono essere talmente gravi da provocare, per fortuna raramente, anche la morte.