Sicurezza sul lavoro, Cantelmo: “Siamo all’anno zero, bisogna rompere il muro dell’omertà”

Sicurezza sul lavoro, Cantelmo: “Siamo all’anno zero, bisogna rompere il muro dell’omertà”

20 ottobre 2018

Marco Grasso – “Prima di venire ad Avellino, lavoravo a Napoli, in una sezione specifica dedicata alla sicurezza sul lavoro. E’ un tema che mi sta molto a cuore e oggi, con profondo senso di delusione, mi tocca dire le stesse cose che avrei potuto dire quattro o cinque anni fa. Purtroppo non è cambiato nulla”. Intervenuto alla tavola rotonda su “Sicurezza e sviluppo”, organizzata nell’ambito del 18esimo congresso della Cgil, il Procuratore Rosario Cantelmo tratteggia gli inquietanti confini di un’economia parallela che vive di abusi e illegalità.

“Gli infortuni sul lavoro non sono quasi mai una fatalità: sono sempre dovuti al mancato rispetto delle misure sulla sicurezza e, quindi, ci sono di riflesso delle responsabilità ben precise”, osserva. “I dati nazionali sono inquietanti: viviamo in un’epoca in cui, praticamente ogni mattina, due lavoratori potrebbero non tornare a casa alla fine della giornata”.

Una strage che si consuma tra l’indifferenza generale. “Le vittime del lavoro vengono dimenticate facilmente, così come i loro familiari e le mogli in particolare, costrette a convivere con un dolore e una perdita che non sanno neanche come spiegare ai loro figli”.

Cantelmo non esita a parlare di omertà diffusa “che non risparmia nessuno e colpisce tutti. Quasi tutti gli infortuni denunciati, quando vengono denunciati, accadono sempre il primo giorno di lavoro, E’ chiaro che in questo modo si cercano di nascondere illegalità e lavoro nero. Purtroppo tanti lavoratori continuano ad essere impiegati senza alcuna copertura assicurativa”.

Dal Procuratore della Repubblica arriva un appello a collaborare, a denunciare. “Ricordo un drammatico episodio che si consumò nell’immenso e trafficatissimo piazzale del porto di Napoli, dove un giovanissimo lavoratore rimase schiacciato da un’enorme pressa. Ricordo che nessuno disse una parola, nessuna testimonianza, neanche dai suoi compagni di lavoro. Ecco, credo che anche la parte più debole, con tutte le difficoltà del caso, debba far sentire la propria voce”.

“Siamo abituati da troppo tempo a confidare nel favore, ma non può, non deve può funzionare così. Ci sono dei diritti che noi dobbiamo pretendere, rivendicare. E il lavoro – conclude Cantelmo – è uno di questi. In particolare un lavoro pulito, sicuro, con buste paga vere. Lavoriamo tutti insieme per recuperare il concetto di normalità”.

Massima disponibilità a collaborare dal fronte imprenditoriale. “Le aziende che hanno tutto in regola soffrono la concorrenza sleale di chi opera illegalmente”, osserva il vicepresidente di Confindustria Andrea Giorgio. “Questo è un dato di fatto che, chiaramente, non ci può e non ci deve condizionare nella lotta al lavoro nero ed alle illegalità più in generale. Come Confindustria sentiamo forte il dovere etico di gratificare e formare persone migliori, perché il lavoratore è poi parte viva della società civile”.

Sul fronte della lotta al lavoro nero la Cgil si dice pronta ad aprire una nuova stagione di lotta, ma anche di proposta. “Il nostro sforzo per la sicurezza sul lavoro è testimoniato da un impegno quotidiano che portiamo avanti ogni giorno nei luoghi di lavoro”, precisano il segretario provinciale Franco Fiordellisi e Franco Martini della Cgil nazionale. “E’ chiaro che per arginare il fenomeno serve il contributo di tutti. Da soli è impossibile raggiungere l’obiettivo di garantire un lavoro sicuro a tutti”.


Commenti

  1. […] il segretario nazionale Martini, che ha partecipato alla tavola rotonda (leggi qui articolo sul confronto), “oggi si muore come mezzo secolo fa nell’edilizia come in […]