Si spacciava per la sorella di Cantone e lucrava sulle vittime degli incidenti: nuovamente in manette l’avvocatessa di Cervinara

Si spacciava per la sorella di Cantone e lucrava sulle vittime degli incidenti: nuovamente in manette l’avvocatessa di Cervinara

29 agosto 2018

Renato Spiniello – Si spacciava per la sorella del magistrato Raffaele Cantone per risultare ancora più credibile agli occhi delle sue vittime e truffarle. A macchiarsi del reato, l’avvocatessa 53enne di Cervinara Maria Virginia Cantone, iscritta al Foro di Avellino, e già arrestata lo scorso 15 marzo, colta in flagranza dai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia dopo aver ricevuto da una coppia di clienti una busta con 14mila euro in contanti.

Le ipotesi di reato contestate nei suoi riguardi erano di truffa pluriaggravata, millantato credito e uso di atti pubblici falsi.

I FATTI – La donna aveva avvicinato una coppia nel marzo 2017 nei pressi di un cantiere edile in provincia di Campobasso, dove erano in costruzione alcune abitazioni, di cui una dai due appena acquistata. Il legale, nella circostanza, aveva fatto credere che la società impegnata nei lavori e che aveva venduto l’appartamento fosse sull’orlo del fallimento e che loro stessero per rimanere senza nulla in mano. A quel punto si era offerta di tutelarli assicurando che il fatto di essere la sorella del magistrato Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione le riservava normalmente un trattamento di riguardo in tutti i tribunali.

Ma c’è di più. La donna ha agganciato un’altra coppia con dei problemi relativi a una liquidazione di un danno da negligenza di alcuni dottori, che per una operazione sbagliata avevano creato dei problemi di salute gravi a uno dei figli. Con lo stesso modus operandi, la Cantone avrebbe preso in carico il caso e successivamente chiamato le vittime sostenendo che avevano ottenuto un risarcimento di un milione di euro, ma non era assolutamente vero.

Alle vittime, la legale chiedeva rimborsi e spettanze in contanti a fronte di sentenze favorevoli e non si faceva scrupolo – si legge nel fascicolo a firma del Gip del Tribunale di Avellino Fabrizio Ciccone – di approfittare addirittura di una famiglia rimasta vittima di un grave incidente stradale, in cui marito e figlie erano rimasti feriti e la moglie deceduta. Alla famiglia napoletana, l’avvocatessa avrebbe sottratto ben 262mila euro, soldi con cui avrebbe acquistato una casa di villeggiatura a Campomarino, dove tra l’altro avrebbe perpetrato un’altra truffa.

L’uomo, vittima dell’incidente, una volta compreso il raggiro ha provveduto a sporgere denuncia. Anche lo stesso magistrato Raffaele Cantone aveva querelato la millantatrice, dopo aver ricevuto diverse segnalazioni. La vicenda aveva avuto un’eco enorme; la 53enne, come detto, era stata anche tratta in arresto, per poi vedersi annullare l’ordinanza di custodia cautelare dal Tribunale del Riesame di Bari lo scorso aprile.

L’ARRESTO – La gravità delle truffe perpetrate e la recidività delle stesse commesse in rapida sequenza, una dopo l’altra, frutto non certo di improvvisazione, bensì sapientemente orchestrate e organizzate, come si evince dall’abilissima predisposizione della falsa documentazione proveniente da uffici giudiziari e amministratiti (come la cancelleria del tribunale di Napoli Nord, il Consiglio di Stato e l’Unep del Tribunale di Ascoli Piceno), hanno convinto i pm irpini a chiederne nuovamente gli arresti.

Un’ordinanza firmata dal Gip qualche giorno fa ed eseguita dalla Guardia di Finanza di Giugliano in mattinata. Gli atti stessi del fascicolo sono stati trasmessi anche al Consiglio degli Avvocati irpini.