Serie B – Avellino, 7 gare per l’onore. Cosenza e Pacilli titolari

20 aprile 2009

Salvare almeno la faccia, l’onore. Lottare fino all’ultima giornata nonostante il destino sembri ormai segnato, nonostante l’epilogo di questo campionato si avvii ad essere lo stesso delle apparizioni recenti in cadetteria. Il pareggio contro il Piacenza ha fatto sciogliere come neve al sole le poche speranze di salvezza rimaste, i residui sogni di gloria di una tifoseria che auspicava un finale diverso. In un futuro meno crudele, in una permanenza in B che manca da troppo tempo. Invece, la stagione dell’Avellino è stata uguale agli altri anni. Fiammate, segnali di ripresa, ma mai la consapevolezza di uscire definitivamente dal tunnel, dalla zona rossa, di allontanarsi concretamente dal ritorno in terza serie. Una mancanza di continuità che purtroppo pesa come un macigno. C’è l’amaro in bocca perché veramente sarebbe bastato poco per invertire tendenza, una squadra che ha dimostrato di avere valori, buona individualità, ma pochi ricambi in caso di emergenza, ma soprattutto penalizzata dalla giovane età di gran parte del collettivo, dalla mancanza di un leader. Se poi sul più bello, nel momento topico, vengono a mancare giocatori cardine come Sforzini e De Zerbi – e sei costretto a sostituirli con Aubameyng e Visconti, ancora acerbo per la cadetteria, ma che a differenza del gabonese ha dimostrato di avere grinta – la frittata è fatta. L’unica variante, l’unica differenza dalle precedenti apparizioni, che renderà forse meno amaro questo nuovo tracollo, è il fatto che la squadra ha sempre lottato contro tutti, uscendo con la casacca sudata. Ma questa è una magra consolazione rispetto al sogno di poter festeggiare la permanenza nel calcio che conta. Un desiderio accarezzato nella prima fase dell’era Campilongo, dove erano stati inanellati 8 risultati utili e in seguito prima della gara pareggiata con il Piacenza. Poi quel goal di Naingollan, scaturito da uno dei tanti ingenui errori di un campionato con più bassi che alti, ha fatto scendere dal treno la ‘1912’ giunta – salvo crolli delle altre pretendenti – al capolinea. Restano sette giornate che andranno affrontate come battaglie, con il coltello trai denti. Bisognerà dimostrare di aver meritato di indossare questa maglia. Continuare a giocare con cuore e grinta, al di là dei risultati, al di là di limiti strutturali di una squadra assemblata male a luglio e non corretta forse adeguatamente a gennaio. Adesso, però è inutile parlare di sbagli, di errori della proprietà o dei dirigenti, di torti arbitrarli che forse hanno penalizzato la squadra in qualche occasione. C’è da combattere per la gente, per chi continua a seguire le sorti di un biancoverde sbiadito. Al Rigamonti contro il Brescia dell’ex Sonetti, il tecnico di Fuorigrotta sarà costretto a ridisegnare ancora una volta la formazione. Alle pesanti assenze delle due punte titolari si sono aggiunte quelle di Gazzola e Ciotola fermati dal giudice sportivo. Il primo sarà sostituito sull’out destro difensivo da Cosenza il secondo da Pacilli. Per il resto la formazione resterà la stessa di sabato. 4-2-3-1 con Padelli in porta, Cosenza, Doudou, Pecorari e Mesbah in difesa. Centrocampo composto da Di Cecco e Dettori. Mentre alle spalle dell’unica punta Aubameyang ci sarà il trio Pepe-Koman-Pacilli.
Il Brescia, privo del faro di centrocampo Baronio, potrebbe cambiare modulo, passando al 4-3-3 schieramento già provato con il Vicenza. Per ora l’ipotesi di vedere in campo Okaka-Caracciolo e Possanzini resta tale. Nel caso in cui la squadra di casa dovesse invece andare avanti con il 3-5-2 scenderà in campo dal primo minuto l’ungherese Vass.

Ancora nessuna novità sul fronte stipendi, la scadenza almeno per il momento non è stata rispettata. Vedremo se il patron Pugliese nelle prossime ore o nei giorni a venire lo farà. Parlare solo di calcio giocato sembra una cosa impossibile.(di Sabino Giannattasio)