Scuole ko, Solimine: “Stato? Forte con i deboli, debole con i forti”

10 maggio 2008

Trevico – “La minacciata soppressione delle scuole di primo grado attive in numerosi comuni della provincia di Avellino mette in evidenza le storture e le contraddizioni manifestate ancora una volta dall’amministrazione dello Stato che, a fronte dei buoni propositi, nei fatti non interviene a tutela delle piccole realtà municipali e non accompagna quegli enti, come le Comunità Montane, che stanno tentando di percorrere ogni strada per difendere i piccoli comuni e le aree di montagna, sottoposti a continui ed ingiustificati attacchi in nome di una logica di economia che rischia di riportare indietro nel tempo le nostre popolazioni. Pensavamo che ci saremmo dovuti occupare di come sviluppare e migliorare la qualità della vita, invece siamo costretti a difenderci da una campagna di aggressione che mira a cancellare addirittura anche il diritto allo studio”. Giuseppe Solimine, presidente della Comunità Montana dell’Ufita, sindaco di Trevico e capogruppo provinciale dei Popolari nell’Unione di Centro, insorge contro l’ipotesi di soppressione della scuola media a Trevico, ma pensa anche agli altri plessi scolastici che rischiano la stessa sorte ed invita le istituzioni a fare quadrato per evitare una decisione assolutamente negativa. “E’ diventata ormai quasi una moda quella di individuare nei piccoli comuni, specie di montagna, la fonte di ogni male contro il quale occorre intervenire in modo drastico ed autoritario – afferma Solimine – senza avvertire l’esigenza di chiedere il confronto con gli amministratori locali ed avviare una indagine approfondita e seria che miri a gestire il problema in maniera oculata e nel rispetto delle esigenze primarie della popolazione e dei valori culturali di un popolo. Nei paesi di montagna le scuole rivestono una importanza particolare, perché rappresentano la luce della speranza per le famiglie che hanno deciso di non lasciare la propria terra e non credo sia assolutamente immaginabile cancellare loro ogni prospettiva, provocandone l’emigrazione per mete ritenute più sicure – aggiunge – pertanto ci batteremo affinché tutto questo non accada e nella speranza che alla improvvisazione siano sostituiti la riflessione ed il buonsenso. Invitiamo le istituzioni a sviluppare un ragionamento intorno alla possibilità che si realizzino i plessi scolastici polifunzionali, ai quali non ci opponiamo, a condizione che la scuola torni a svolgere la funzione tipica di guida delle nuove generazioni – sottolinea il presidente – perché è chiamata a formare i giovani ed accompagnarli al debutto nella società e respingiamo, quindi, l’idea che possa essere vista come una istituzione che si allontana, anzi chiediamo che sia ancora più presente ed incisiva nella vita quotidiana, minacciata dai tanti fenomeni di devianza sociale che deve aiutare a risolvere. Non possiamo far passare il messaggio secondo il quale lo Stato continua ad essere forte con i deboli e debole con i forti, avendo a riferimento soltanto la logica dei numeri, che non appartiene ad una nazione democratica, la quale afferma in tutte le salse di voler porre i giovani al centro dell’attenzione, salvo assumere decisioni diametralmente opposte. Anche come Comunità Montana, proprio in questi giorni siamo impegnati per tentare di ottenere il dovuto riconoscimento alla montagna ed ai centri abitati su di essa arroccati, registrando, da una parte, qualche timida apertura e dall’altra una reazione uguale e contraria in fatto di soppressione di servizi essenziali e questo atteggiamento rischia di rallentare la nostra azione sociale e politica e di allontanare sempre più la soluzione condivisa ed equilibrata di un disagio. Personalmente sono convinto che la battaglia a difesa delle zone interne sia giusta, anche perché riguarda una fascia sempre più ampia di servizi – conclude Solimine – e continuerò ad impegnarmi per Trevico, per tutte le aree di competenza della Comunità Montana dell’Ufita e per l’intera provincia di Avellino affinché sia invertita la rotta e si torni a discutere in termini di priorità e non di costi benefici”.


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