Scompare Giovanni Pionati, testimone della storia irpina

16 agosto 2008

Avellino – Scompare con Giovanni Pionati, l’altra voce, quella dell’onestà e dell’impegno civile. Uomo di grande spessore e di attenta modernità, il professore Giovanni ha ripercorso nel corso della sua intensa vita i momenti del cambiamento di un’intera generazione, quella della guerra e della transizione, con analisi sempre attuali, con stile asciutto e con il giusto decoro alla nostra realtà provinciale. E’ stato storico, letterato, giornalista, editorialista, docente, una memoria della nostra terra, amministratore, un fine osservatore che ha saputo ripercorrere tra documenti e sintesi dell’antico il dialogo con la ricerca del nuovo. Pionati è stato un poeta della nostra letteratura, quella avellinese, che seppur tra aneddoti trascorsi e mai tramontati vive ancora nella memoria dei tanti che provenendo da lontano, ha “il volto sereno, illuminato dagli occhi azzurrissimi di Alfonso Gatto e dell’ amico Carlo Muscetta“ . Sono le parole di Pionati nel maggio dello scorso anno alla presentazione nella biblioteca provinciale del suo volume “Storie e cronachette di idillio e di avventura” . Un’opera, tutta inserita nella cornice dell’Irpinia, teatro nel corso dei secoli di stagioni splendenti come di tempi più bui. Pagine ricche di vita, per una testimonianza della condizione umana che si sussegue nei tempi, con garbo, in modo melanconico, vero, pregnante. E’ stato sindaco della città capoluogo prestando giuramento l’8 agosto del 1980. La sua prima uscita pubblica avvenne il 13 novembre per il primo centenario della scuola enologica “De Sanctis”. Dieci giorni dopo l’onda che sconquassò la terra e l’Irpinia. Pionati divenne insieme ad altri primi cittadini, amministratore in trincea fino al giugno dell’81 per ritornare poco dopo in un momento delicato della politica provinciale sconquassata da “dubbi” e da una tragedia che sconvolse la storia, il corpo e l’anima. Era legato all’immagine di Piazza del Popolo, per lui un teatro pubblicando un libro, “ Avellino. Memorie e immagini”, con tavole, foto e storie per ridestare l’orgoglio dei suoi concittadini per evitare il “furore demolitorio” che distrusse il baricentro dell’intera comunità. Era fiero del suo passato e non dimenticava mai di appuntare all’occhiello della giacca una spilla che ricordava la sua attività di ufficiale paracadutista. La guerra vissuta senza paura. Anche un libro, “ Le grandi manovre del 1936. Mussolini ad Avellino,Avellino. Memorie e immagini”, per non dimenticare. Come quella tremenda domenica del novembre ’80. Uomo tutto di un pezzo, d’altri tempi, sempre in trincea che sapeva riscoprire lettere dimenticate e dolcissime, come quella del padre, “morto in un’afosa giornata di luglio al compimento dei suoi ottantadue anni”. Prezioso poeta che ci mancherà, come la sua presenza e il suo stile di un’epoca che non deve mai tramontare.(di Antonio Porcelli)


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