Sciopero generale Cgil e Fiom, anche il PdCi scende in piazza

10 dicembre 2011

Lunedì 12 dicembre, il PdCi irpino sarà in piazza con la Cgil e la Fiom per sostenerli in occasione dello sciopero generale. “La presentazione ufficiale della manovra – si legge in un comunicato – ci dice che la borghesia ha cambiato spalla al suo fucile, affidando ai tecnocrati devoti della finanza nazionale e internazionale, agli emissari del Vaticano, agli uomini della Nato, della Bce e ad un nuovo partito neodemocristiano in pectore, le sorti del Paese. La presa di posizione assunta dal Partito dei Comunisti Italiani sulla manovra Monti è inequivocabile. Il Governo aveva annunciato equità, rigore e crescita. Ma nel testo definitivo riscontriamo ingiustizia ed inefficacia, che rappresenta l’esatto contrario. Di fronte al delinearsi di uno scenario di recessione, che questo primo decreto Monti finirà per acuire, ben altri dovevano essere i provvedimenti in materia fiscale, di contrasto alle manovre speculative in borsa e nelle banche e quindi reperire le risorse da destinare alla crescita e al rilancio economico, condizione indispensabile senza la quale non sarà possibile affrontare la stessa questione del debito pubblico e della crescita. In materia fiscale la manovra è inaccettabile e non può esaurirsi con il solo provvedimento sulla tracciabilità dei pagamenti sopra i mille euro; l’aumento dell’Iva, anziché dell’Irpef per i più ricchi, non va in quella direzione di equità tanto sbandierata da Monti; ritorna l’Ici, sotto la sigla Imu (Imposta Municipale Unica) che sarà calcolata sulle rendite catastali rivalutate. Nonostante i sacrifici chiesti dal Governo, vengono salvati dal pagamento dell’Ici gli enti religiosi proprietari di immobili ad attività commerciale; le altre manovre del Governo, come il prelievo dell’1,5 per cento sui capitali esportati illegalmente e poi rimpatriati con lo scudo fiscale, l’imposta di bollo sui conti sfiora appena la ricchezza finanziaria, senza prelevare in modo rilevante i soldi necessari per il rilancio del Paese. Ben altro si poteva fare per annunciare, usando le parole di Monti, “equità, rigore e crescita”. Il grosso delle risorse indispensabili non può che derivare da una lotta incisiva contro l’evasione fiscale. Se avessimo una evasione fiscale nella media europea, non avremmo debito pubblico. Ma in attesa dei risultati di un’azione a medio-lungo termine è necessario accompagnare la lotta all’evasione con altre misure necessarie. Per questo avanziamo la proposta di introdurre una patrimoniale, che avrebbe potuto evitare le ulteriori picconate al sistema pensionistico che costringerà questa ed altre generazioni a morire di lavoro. Inoltre questo decreto non abolisce gli enti inutili, gli sprechi in tanti settori (a cominciare dalla politica), non riduce le spese militari nel settore degli armamenti, né quelle per le missioni all’estero, non tassa le rendite finanziare né le colpisce in alcun modo, nonostante la crisi che ha determinato. È chiaro che siamo di fronte, anche sul piano storico, al punto di contraddizione più alto della costruzione dell’Unione Europea dal carattere iperliberista e antisociale che colpisce ferocemente gli operai e il ceto basso. Ciò determinerà un attacco ed uno scontro di classe, già cominciato in Europa, la cui acutezza sarà fortissima. Per noi comunisti i compiti sono prepotentemente dettati dalla fase, dall’oltranzismo liberista dell’Ue, dalla stessa manovra del governo Monti, dai venti di guerra che spirano forti, dai sempre più chiari progetti di attacchi della Nato, degli Usa e dell’ Ue contro la Siria e l’ Iran. La cancellazione delle necessarie elezioni anticipate, che avrebbero visto una vittoria netta del centro-sinistra, della sinistra e dei comunisti, oggi si scontrano con le contraddizioni che il Governo Monti ha fatto esplodere e che ritroviamo in certi partiti che ostinatamente si dichiarano di centro-sinistra. La comparsa del Governo Monti ha già fatto virare la barra della politica generale a destra; ciò che evoca è la normalizzazione strategica del quadro politico, un ordine nuovo, una terza repubblica volta ad affossare ogni tipo di giustizia sociale. Noi stiamo dalla parte di chi non ci sta e chiediamo a gran voce di cancellare tutte le iniquità presenti nel testo partorito dal Consiglio dei Ministri e di sostituirle con un’unica e sola misura, questa sì, di equità: l’introduzione di una vera patrimoniale, senza la quale non ci sarà uguaglianza che tenga. Questo perché, dopo il primo atto del Governo, resta ancora intatto il problema di chi deve pagare questa crisi, ancora una volta appioppata sulle spalle dei più deboli. Tanti sono i ricchi nel nostro Paese, ma con questo decreto-legge non vengono raggiunti né stanati. Sono queste le condizioni principali che hanno portato anche la positiva posizione della Cgil che, finalmente, si unisce a quella della Fiom e che chiede ai comunisti, alla sinistra, di stringersi intorno al sindacato per offrire quel contributo necessario alla svolta del paese. Crediamo che la parola d’ordine deve essere quella di ricostruire un vasto fronte democratico, non liberista e non subordinato alla BCE, con un forte polo di sinistra, da costruire nelle lotte e nella resistenza di questa fase, senza distrazioni e cedimenti massimalisti e lontani dalla realtà. Per queste condizioni saremo in piazza, affianco alla Cgil, alla Fiom, agli operai della vertenza irpina, agli studenti e alla sinistra. Lunedì 12 dicembre ad Avellino il PdCi non mancherà a questa importante giornata. Un ulteriore tassello della lotta di classe di questo Paese e di questa fase storica”.