Santa Messa 9 giugno in diretta da Frigento su Rai Uno

8 giugno 2013

Domenica 9 giugno, a partire dalle ore 10.55, andrà in onda su Rai Uno la celebrazione della Santa Messa in diretta da Frigento (Av). La celebrazione, presieduta dal parroco don Pietro Bonomo, avrà luogo all’interno dell’ex chiesa Cattedrale intitolata a Santa Maria Assunta in Cielo. Per diversi secoli Frigento è stata sede vescovile e presenta alcune chiese di grande pregio artistico. Tra queste spicca la Cattedrale. È il monumento simbolo di Frigento, non solo per il suo valore artistico, ma soprattutto per l’importanza storica, in quanto testimone di un’antica grandezza. Edificata sulle rovine di un tempio pagano verso il IV secolo, conserva, nella zona della cripta, resti di rifacimenti databili tra l’VIII ed i primi anni del IX secolo. Durante il dominio normano, tra l’XI e il XII secolo, ne fu radicalmente modificato l’impianto, per dar luogo ad un nuovo edificio sorto nella zona dell’antica sagrestia. Completamente distrutta dal violento terremoto del 1732, è stata ricostruita nel 1760. La facciata principale, a capanna, ha linee semplici ed essenziali. L’edificio è a tre navate divise da grossi pilastri; le navatelle laterali, ove si aprono cappelle devozionali, hanno volte a crociera. Opere d’eccellente fattura impreziosiscono l’interno, come le tele del soffitto ospitate dai cassettoni di castagno della navata centrale, che rappresenta l’Assunzione della Vergine e quella del transetto, che rappresenta un miracolo del patrono San Marciano; ambedue frutto dell’arte di Antonio Vecchione da Nola. Di grande importanza e bellezza, con motivi ornamentali barocchi, sono l’altare maggiore in marmo policromo, il coro, il trono vescovile e il pulpito – dal pregevole lavoro in legno – e il fonte battesimale in marmo con vasca in granito, donato dal canonico Marciano De Leo, figura di intellettuale di grande rilievo. Dalla sacrestia della Cattedrale si accede al livello inferiore, scendendo attraverso una scala metallica. Lì c’è un piccolo museo. Le teche ospitano tra l’altro: frammenti di ceramica a vernice nera, sigillata aretina, ceramica dipinta altomedievale, maioliche, orecchini, bottoni d’abito, elementi decorativi in osso e vetri di età medievale. Si ammirano anche due capitelli di età longobarda. Siamo all’interno dell’abside dell’edificio di culto costruito nell’VIII-IX secolo. Fu distrutto dal terremoto del 986, i locali furono riempiti con terra e pietre e si costruì ad un piano superiore. Rimase utilizzata come cripta quella che era la parte absidale della struttura, caratterizzata da una parete esterna a semicerchio e al centro una colonna in pietra sormontata da archi spezzati, su cui si notano ancora parti dipinte di rosso e arancione di epoca longobarda. La grossa colonna ha su due delle quattro facce un’anfora in rilievo. Sia la colonna che altre pietre con iscrizioni in latino sono di origine romana, rappresentano materiale di risulta proveniente da altre strutture del luogo e riutilizzate con diversa funzione. Nelle due sale seguenti si è in presenza di muri perimetrali caratterizzati da sedili in pietra. Sono i cosiddetti “scolatoi”. Sui sedili venivano deposti i corpi subito dopo la morte, per far scolare i liquidi organici. In seguito il corpo disidratato veniva sepolto in un piano al di sotto in vere e proprie fosse comuni, in questo modo si evitavano epidemie. Fino all’editto napoleonico di Saint Cloud – che rimanda ai “Sepolcri” di Ugo Foscolo – le sepolture avvenivano al di sotto delle chiese. Successivamente si costruirono i cimiteri al di fuori delle mura cittadine.