S. Angelo all’Esca, Marramao ed Esposito chiudono il Borgo filosofi

28 novembre 2010

S. Angelo all’Esca – Si è chiuso il primo ciclo di conferenze del Borgo dei filosofi , con le lezioni magistrali di due pensatori di livello internazionale , tra i massimi esperti e studiosi della comunità: i filosofi Giacomo Marramao e Roberto Esposito. Dopo i saluti degli organizzatori dell’evento Raffaella Luise e Angelo Antonio di Gregorio, del Sindaco di S. Angelo all’Esca, Nicola Penta e del Presidente del Consiglio Provinciale , Vincenzo Alaia ( Enti che hanno Patrocinato l’evento insieme alla Regione Campania) i relatori hanno introdotto il tema a partire da un interrogativo: è possibile oggi ripensare l’idea della comunità, in un’epoca in cui le relazioni, i rapporti interpersonali sembrano ridursi ad una logica meramente strumentale e assoggettarsi quasi esclusivamente alle categorie dell’utile, del ‘produttivo’ ? “Ripensare la comunità è possibile sulla base di un universalismo delle differenze. Un recupero del ‘conflitto’ della ‘differenza’ costitutiva tra individui che si presentano nella loro irriducibilità “ha detto Giacomo Marramao. Gli individui non possono essere ridotti a comuni denominatori perché sono esseri unici e irripetibili: nessuno di noi può essere uguale ad un altro perché è già in se stesso una realtà autoconfliggente. La condivisione di principi e di valori dello stare insieme non è perciò improntata a una logica unilaterale , ma fondata su singolarità irriducibili che non possono essere in alcun modo ‘sintetizzate’. Non potrebbe esserci relazione se le singolarità non fossero tali : l’idea di un essere in comune deve essere ripensata come uno spazio che non sacrifichi l’individuo, ma che esalti la ‘differenza’ come fonte di vita creativa, fonte di Futuro . Perché l’indifferenza, la passività sono generano la stasi. L’idea stessa di cittadinanza si traduce come ‘spazio universale della differenza’ , che accoglie una pluralità di culture e le fa interagire come intreccio tra identità Roberto Esposito, rivisitando le categorie di communitas e immunitas, ha sottolineato la necessità di far emergere la comunità, a partire dallo scardinamento dell’idea che gli individui possano vivere al di fuori e indipendentemente dalle relazioni con gli altri: ogni identità è multipla, già originariamente ‘ancipite’ e deve e può realizzarsi soltanto se esce dalle logiche ‘immunitarie’ dalla paura della ‘contaminazione’ esterna. La Modernità ha purtroppo creato degli ‘spazi’ delimitati , che aggregano in ‘corpi sociali’ individui chiusi alla vita ‘in comune’. Bisogna perciò erodere dalle fondamenta questo sistema recuperando l’idea dell’identità come taglio, cesura , differenza e dunque unione , alterità, ‘contaminazione’La stessa radice del ‘sé’ rimanda ad ‘altro da sé’perché è – insieme – identità e sradicamento.


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