Rusolo, Bove e Alvino abbandonano il Pd: “Nostro percorso finisce qui”

Rusolo, Bove e Alvino abbandonano il Pd: “Nostro percorso finisce qui”

18 marzo 2018

La nota di Maria Rusolo, Giovanni Bove e Gaetano Alvino.

Gli ultimi tre anni nel Partito Democratico sono stati davvero molto difficili. In realtà è difficile anche raccontare e sintetizzare quanto accaduto, ma forse in fondo non ha molta importanza, e forse non interessa molto la vicenda umana e politica di un gruppo che ha sempre, in modo netto, pulito e trasparente, provato a costruire un percorso politico.

Un percorso fatto di pensiero, di progettualità, di visione di una comunità e di un Paese, che hanno vissuto una trasformazione radicale, cui il PD non sempre ha saputo dare risposte all’altezza delle aspettative. Il dolore dinanzi alla non cura, al non amore con cui è stata trattata la storia del nostro Partito è immenso.

Una lotta costante e continua finalizzata solo ed esclusivamente al potere per il potere, con il solo intento di accaparrarsi un posto in qualche ente o in qualche partecipata, senza la benché minima attenzione al destino delle persone e dei cittadini. Uno scollamento così evidente che ha creato, a chi come noi viene dal mondo delle associazioni e della società civile, un senso di vergogna profonda, di inadeguatezza. L’incapacità di dare risposte, o meglio forse la non volontà, quasi delinquenziale, di dare risposte sulla gestione dei servizi pubblici essenziali, preda di un senso di onnipotenza che non ha e non potrà mai avere alibi alcuno restituisce all’opinione pubblica l’immagine di un partito preda di un sottobosco di notabili arroccati nella difesa delle proprie poltroncine.

Ci sentivamo mortificati ad essere vissuti come problemi, come Fronda del Partito, come una minoranza fastidiosa la cui competenza ed amore di verità erano vissute come limite e scandalo. Uno spazio settario dove ruotano in Città da vent’anni sempre gli stessi figuri e figuranti, famelicamente attaccati ad uno sgabello, a cui lo spazio Partito serve per il mero esercizio del potere, per proprio narcisistico tornaconto, l’interesse generale una stupida e sentimentale sciocchezza.

Dai Luoghi IDEALI in poi, passando per Eudem, il nostro modo di immaginare il partito, di vivere il Territorio si è completamente staccato da quello del Partito Democratico; ci hanno fatto sentire ospiti mal tollerati in casa propria, detrattori di un sistema consolidato di clientela che ha distrutto l’immagine della Città e ci ha restituito un partito perdente in tutto lo stivale, soprattutto nel Mezzogiorno.

Una assenza profonda di sintesi tra valori dell’etica e valori della responsabilità, una mai affrontata Questione Morale, una assenza di trasformazione della classe dirigente, l’affermazione pressante della Cultura del Cerchio Magico ci spingono a prendere una decisione dolorosa, ma inevitabile.

Lo stesso stucchevole dibattito post elezioni, con nessuna assunzione di responsabilità da parte di chi ha ridotto il PD in questo modo, anzi il menefreghismo di chi oggi immagina di costruire il percorso delle amministrative in città senza avvertire il dovere morale di non ricandidare nessuno dei protagonisti dello scempio di questi anni, ci spinge a prendere una decisione sofferta ma quanto mai necessaria.

Il nostro percorso nel Partito Democratico finisce qui, senza rimorsi, per non essere riusciti a cambiare l’immodificabile, pur avendo provato a ricordare i valori su cui esso è stato costruito e quelli mai “ sentiti” del Codice Etico.

Forse qualcuno gioirà per questa decisione, ma la nostra faccia e la nostra dignità non sono barattabili agli occhi della opinione pubblica.

Siamo figli della generazione a cui è stato tolto il sogno di un futuro migliore, è stata tolta la possibilità di scegliere in libertà il lavoro come avremmo voluto, di immaginare scuole, cultura e lavoro per tutti, siamo i figli di un Dio Minore, a cui è stato tolto anche un ambiente salubre, e di fronte a questo non possiamo, perché pieni di voglia di fare e di senso di responsabilità restare a guardare.

Ci riprendiamo la nostra libertà, di agire, pensare, muoverci e costruire. Come? Come abbiamo sempre fatto riannodando il discorso con chi ha voglia come noi di tornare a sperare che un mondo diverso sia ancora possibile. Non abbiamo rimpianti e questo infondo ci rende già più liberi di quanto potessimo immaginare. Ci vedremo presto in una Conferenza Stampa per raccontare meglio quanto accaduto in questi anni.