Reo confesso omicidio ma gravemente malato: Tribunale rinvia udienza

22 marzo 2011

Avellino – Un giovane leccese detenuto presso il carcere di Avellino e sofferente di diverse malattie tra cui da almeno 5 anni di una grave forma di epatite C, non sarebbe sottoposto alle adeguate assistenze medico-sanitarie. A denunciare la vicenda è il penalista avellinese Danilo Iacobacci, legale rappresentante del 24enne Piero Mele.

LA STORIA – Mele è un giovane 24enne originario di Galatina, in provincia di Lecce, già tossicodipendente e reo confesso dell’omicidio di Luigi Zuccalà, 62enne pastore di Galatone accoltellato (in concorso con un minorenne e una terza persona, ndr) nel luglio 2007 a San Pietro in Lama. Per i fatti commessi Mele deve scontare una pena detentiva di 14 anni (16 in primo grado).

LA DENUNCIA – Il legale irpino del 24enne, attraverso una nota, denuncia il grave stato di salute del reo confesso detenuto a Bellizzi. “Oggi – scrive l’avvocato Iacobacci – era prevista l’udienza innanzi al Tribunale di sorveglianza di Napoli, a ben due mesi di distanza dall’istanza (di sospensione della pena, ndr) proposta nell’interesse del detenuto, per la decisione finale. Ebbene, stamane non è stato possibile celebrare l’udienza nell’interesse del detenuto malato”.

Si precisa però che “… la Direzione sanitaria della casa di reclusione di Avellino ha inoltrato alla Magistratura di sorveglianza anche nel marzo 2011 una relazione riguardante la situazione medica del Mele, proprio al fine di dare corso alla procedura incardinata innanzi al Tribunale di Napoli. E, pertanto, detta documentazione non è pervenuta in tempo utile al Tribunale di Sorveglianza di Napoli per l’udienza di oggi per ragioni indipendenti dalla volontà della Direzione della Casa Circondariale di Avellino. Preso atto di ciò il Tribunale ha rinviato al 19.4.2011; nella speranza che i medici del carcere per quella data relazionino al Tribunale sulle condizioni del Mele”.

Di qui la denuncia: “Insomma, le mancate cure nel carcere alle patologie del detenuto, unita al ritardo nel fornire le indicazioni necessarie al Magistrato avellinese da parte dei medici del carcere, entrambe unite al momentaneo rigetto dell’istanza da parte del Magistrato di sorveglianza avellinese, si uniscono ad una ulteriore inerzia: il mancato invio della ulteriore relazione medica in tempo utile per l’odierna udienza da parte dei medici del carcere. Tutte insieme stanno compromettendo il diritto di curarsi ad un giovane detenuto, la cui patologia più grave (l’epatite C) non è stata mai curata, o comunque mai affrontata adeguatamente, sin dal momento della detenzione, il tutto con i gravi effetti (irrimediabili) che ne conseguono.
Se tutto andrà bene la situazione sanitaria del detenuto sarà analizzata a distanza di ben tre mesi dall’istanza originaria, e ciò a causa di inspiegabili, quanto evitabili, ritardi della Direzione sanitaria avellinese.
L’argomento – conclude – è di triste attualità, date le continue tragedie nelle carceri italiane (oggetto anche di interventi della Corte europea dei diritti dell’uomo); siamo nel nostro caso, tuttavia, in una ipotesi rimediabile attraverso il mero rispetto della legge ed in particolare dell’art. 32 della Costituzione, ed in questo confidiamo”.