Regione – De Felice: ‘Politica e sanità hanno affondato il Welfare’

12 maggio 2008

Avellino – Ascoltare, definire, programmare. Sono questi gli imperativi che la squadra del nuovo Assessorato regionale alle Politiche Sociali intende seguire nell’ambito del progetto pilota “Campania Sociale”. Un treno in corsa preso al volo, per la neo assessora Alfonsina De Felice, che ha saputo cogliere però la sfida più ardua che caratterizzerà la sua legislatura: equiparare il Welfare campano al modello europeo. Una campagna di ascolto delle tante ‘antenne’ operanti nel settore socio-assistenziale presenti sul territorio irpino ha dato il via al ‘viaggio’ dell’assessore tra le variegate realtà provinciali. La città di Avellino è stata il punto di partenza del tour che proseguirà fino ad approdare all’Assemblea degli Amministratori in programma per il 25 e 26 giugno. Nessuna analisi sullo status dei servizi sociali irpini, bensì come agire. Questo il pensiero dell’assessore De Felice che ha basato il suo intervento sul ‘come fare per…’. “La metodologia è essenziale per lo sviluppo delle Politiche Sociali e l’ascolto ne è la principale prerogativa. Per questo settore c’è la necessità di figure professionali tecniche e non generiche. Il mio orientamento si è strutturato sullo studio del Diritto del Lavoro, (materia della cattedra retta dall’assessora alla Federico II di Napoli, ndr) e quindi sulla consapevolezza che la qualità della vita è alla base del livello di civilizzazione di una popolazione. Si parla di preservare la silver generation, di integrare gli immigrati, di cambiare la sanità, di includere gli outsider, ma a mio avviso, la Regione Campania ha delle lacune che saranno le linee di indirizzo per questo Assessorato. Osservazioni che mi portano ad individuare alcuni punti: la politica campana ha dato scarsa visibilità alle Politiche Sociali; la sanità ha letteralmente cannibalizzato le Politiche Sociali; non c’è la percezione dell’importanza del Welfare per lo sviluppo locale. Mancano le infrastrutture immateriali che il politico tradizionale non percepisce; la frammentarietà dei soggetti privati operanti che non governa il processo in termini di controllo, non c’è consapevolezza di ‘chi opera’ e di ‘cosa di fa’. Altro punto debole delle Politiche Sociali regionali è la massiccia presenza di sedi di rappresentanza inattive e formalmente riconosciute. Bisogna mettere in discussione il ruolo dei Piani di Zona. Non una critica del loro gracile operato, ma un rilancio in termini di ragionamento. Le Politiche Sociali funzionano solo se viene rivalutata la legge 11 sulla dignità. L’Assessorato deve recuperare la propria rispettabilità. La Regione sarà l’ente di indirizzo, il PdZ è l’ente che attua il bisogno. Bisogna compiere l’importante salto dal progetto al servizio affinché ci siano piani di creatività non più estemporanei”. E sul nuovo ruolo dell’Assessorato, Alfonsina De Felice rimarca con convinzione: “Le Politiche Sociali saranno, per la Regione, le sentinelle che vigileranno sugli eccessi dell’Assessorato alla Sanità”. Non più un organo ‘spartiacque’, ma un vero e proprio ponte di congiungimento. “Si pensa erroneamente alle Politiche Sociali come link, come un ‘vigile urbano’ per la disciplina degli altri settori. La nostra politica sarà incentrata sull’ascolto del destinatario del servizio, non solo alle associazioni di riferimento. Bisogna stabilire a chi rivolgerci dando a tutti quella flex security tanto agognata. Basta con il contrabbando di iniziative, abbiamo i binari su cui viaggiare e lo faremo anche forti della consapevolezza di poter gestire una buona fetta dei fondi europei 2007/2013”. Un nutrito gruppo di rappresentanti della sfera sociale è intervenuto durante la giornata di ascolto. Ad inaugurare il walzer di relazioni, moderate da Antonio Oddati coordinatore area Politiche Sociali della Regione Campania, è stato l’assessore comunale al ramo Mirella Giova che ha aperto la discussione ai partecipanti. Primo ad intervenire è stato Massimiliano Carullo, vicesindaco del Comune di Mercogliano che ha sottolineato la necessità di investire maggiormente sulle risorse umane e finanziarie passando per un anello fondamentale, quello della associazioni religiose che sostengono la crescita spirituale e sociale della popolazione. A seguire, in tal contesto, ha preso la parola Carlo Mele, della Caritas di Avellino: “C’è fame di bisogni primari e l’osservatorio regionale sulla povertà riporta dati allarmanti. Bisogna calare questo strumento anche alle realtà locali per strutturare un processo di sviluppo adeguato alle esigenze delle richieste”. Il filo del discorso è poi passato alla Fnp Cisl rappresentata da Alfredo Iannaccone e Arcangelo Luciano. Entrambi hanno sottolineato aspetti delicati della questione Welfare. Il primo si è concentrato sull’importanza della legge quadro 328 del novembre 2000, strumento di lavoro rilevante se si guarda al sostentamento delle famiglie con componenti pensionati. “Ci sono nuclei – ha spiegato Iannaccone – che vivono con pensioni inferiori a 500 euro mensili e che spesso hanno a carico figli disoccupati. Dov’è la tutela da parte delle istituzioni per questi soggetti? Occorre potenziare il sistema sanitario, l’assistenzialismo e la socializzazione. La legge 11 regionale ha tempi di attuazione lunghissimi. Chiediamo una rapida risoluzione di queste tematiche. Non basta una buona legge per dare certezze”. Anziani e inclusione spesso non camminano sulla stessa retta. Arcangelo Luciano della Cisl e Augusto Della Sala presidente dell’Auser, hanno sottolineato il bisogno di riconsiderare “…l’anziano all’interno della società e non di viverlo come un peso. Passare dall’etica dei doveri a quella della responsabilità è un atto di responsabilità che tutti dovrebbero assumere. E per fare questo, bisogna pensare ai fondi destinati alle Politiche Sociali non come costi, ma come investimenti”. Anche l’Asl Av2, nella persona di Annamaria Pepe, ha proposto una nuova visione delle Politiche Sociali intese come fattiva collaborazione tra PdZ e utenza. Il presidente di Antea, Alfredo Di Carlo ha mosso il suo intervento verso un’analisi “…negativa del sistema sanitario. Liste d’attesa interminabili e strutture non adeguate penalizzano il decollo del Welfare”. Sport e riconoscimento degli individui diversamente abili, invece, sono stati i punti su cui si sono soffermati Ivo Capone, consigliere nazionale Uisp e Michelangelo Varrecchia, portavoce della Consulta comunale dei disabili. “Lo sport deve essere vissuto come momento di socializzazione – ha affermato Capone – e per questo i cittadini hanno bisogno di spazi. Bisogna tornare al ‘cortile’, luogo di aggregazione che oggi le nuove generazioni non conoscono. È in tale ottica che l’amministrazione Galasso ha deciso di destinare i proventi derivanti dallo stadio Partenio per la realizzazione di aree dai costi di gestione ridotti e maggiormente fruibili”. Fuori da ottiche solidali, ma concrete e tangibili, è stato l’intervento di Varrecchia che ha ribadito la necessità di eliminare le barriere architettoniche soprattutto nei luoghi pubblici e di inserire i portatori di handicap al 74 per cento all’interno del mondo del lavoro. “Quando si programma opere pubbliche – ha affermato – non si tengono in considerazione i diversamente abili, eppure parliamo di 1580 persone che vengono emarginate da ogni tipo di discussione cittadina. Vengono realizzati scivoli e percorsi colorati, ma poi gli spazi non sono adoperabili e il lavoro viene vanificato”. Il testimone poi è stato raccolto dai vari rappresenti dei Piani di Zona. Romina Roberto per il PdZ A1, Carmine De Blasio per il PdZ A6 di Atripalda, Rosanna Repole per il Consorzio Servizi Sociali Alta Irpinia e Salvatore De Vito coordinatore del Pdz A3, hanno illustrato le iniziative messe in campo dai diversi agenti dando particolare rilevo agli anziani e alla formazione educativa dei minori. Ma è emersa una realtà che ha ulteriormente sottolineato la necessità di fare fronte comune per tutti questi attori. “Molte volte – ha dichiarato Carmine De Blasio – manca la comunicazione tra i vari consorzi e si penalizza la qualità delle iniziative programmate. Se la mano destra non sa cosa combina quella sinistra, è difficile creare una rete di interventi che possa assicurare assistenza sociale alle popolazioni che fanno riferimento ai PdZ”. Si è parlato poi di fondi, già erogati e quindi pronti all’investimento con Gaspare Natale, dirigente del servizio “Sostegno al Welfare Territoriale” della Regione Campania. “Il Bilancio regionale ha assegnato 35milioni di euro alle Politiche Sociali. 20milioni sono già disponibili per la copertura della legge 11. Nello specifico, nel 2007 è stata finanziata una misura di contrasto per lo spopolamento delle aree interne. Quattro ambiti irpini ne beneficeranno con 640mila euro”. All’avvio dei lavori ha preso parte anche il primo cittadino Giuseppe Galasso. (di Marianna Marrazzo)


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