Regionali – Zingaretti: “Franco è uno che fa la differenza”

12 marzo 2010

Mercogliano – Franco Vittoria ha radunato i suoi sostenitori, incassando l’appoggio di un ospite d’eccezione, Nicola Zingaretti presidente della Provincia di Roma. Ad affiancarlo nell’iniziativa tenutasi questo pomeriggio al Grand Hotel Irpinia Pasquale Ferraro candidato a sindaco per la lista Libera Mercogliano che racchiude le esperienze territoriali del Partito democratico, di Rifondazione Comunista e dei comitati civici. “Liberarci dall’oppressione di cui è vittima questo paese da anni. La parola chiave del nostro progetto amministrativo è il dialogo – ha spiegato Ferraro – E’ partendo dall’ascolto delle persone e del territorio e, quindi, dei bisogni reali che si costruisce un progetto politico e amministrativo nuovo. La nostra è un’operazione di innovazione: siamo la politica che ha il coraggio e la forza di mettersi in discussione”. A portare il sostegno di amministratore al collega di partito mercoglianese è Giuseppe Galasso: “Avellino e Mercogliano unite anche in questa battaglia elettorale come se fossero un’unica città. L’impegno che stiamo dimostrando in questi giorni ci vede già premiati dagli ultimi sondaggi (quelli pubblicati dal Corsera, ndr). Si sta risvegliando un senso di militanza, di appartenenza come dice De Luca. Preferisco – chiosa il primo cittadino di Avellino – un Pd al 20% che però dal 30 marzo lavori per il partito, piuttosto che una forza dal 35% che vede all’indomani del voto gente traslocare altrove in cerca della pagnotta”. Il padrone di casa, Franco Vittoria, spiega le ragioni della sua candidatura: ricucire lo strappo che si è creato tra il paese e la politica. Una frattura dovuta non ad una crisi di valori, ma ad un conflitto tra valori. “Questa destra esclude gli invisibili, le nuove povertà, tiene dentro solo notabili e imprenditori. I partiti devono riacquisire il loro ruolo di sentinelle della democrazia, di luoghi aperti capaci di inglobare diversità ed emozioni”. Ma il centro destra non è la panacea di tutti i mali. L’ex segretario provinciale del Pd qualche tirata d’orecchie la riserva anche al suo partito: “Caro Pino… evitiamo al nostro interno partite truccate, giochiamo a viso scoperto. Se ognuno di noi ‘cinquine candidati’ va a bussare alle ‘solite chiese’ non andiamo avanti. Bisogna che tendiamo realmente la mano a quei drammi sociali di cui parliamo tutti i giorni, il cambiamento deve partire da quei 6.000 giovani irpini, 280.000 campani, che abbandonano questa terra perché non c’è futuro”. L’appello al voto: “La scelta nelle urne è un atto di responsabilità e di fiducia del cittadino nei confronti del candidato. Un patto che ha in sé il percorso della storia e l’orizzonte del futuro”.
E di quel grande progetto popolare che mette insieme culture diverse, quale voleva essere il Pd, parla anche Nicola Zingaretti: “Sto partecipando a questa campagna per le regionali con un rinnovato spirito di militante. Mercati, scuole, uffici, autobus, il pianerottolo di casa, sono questi i luoghi reali in cui dobbiamo arrivare. Questa consultazione segna uno spartiacque tra il continuare della pericolosa involuzione democratica in cui ci troviamo e lo stop a questa politica. La destra è in una profonda crisi di leadership e questo la rende ancora più pericolosa. Muoia Sansone con tutti i Filistei, è questa la tattica a cui stiamo assistendo. Quello che è accaduto per la presentazione delle liste, il decreto, il legittimo impedimento, sono tutti segni di una debolezza che nasce dal fallimento dell’idea di governo di questa maggioranza. Due anni di Berlusconi ci hanno regalato un paese piegato ed umiliato: lo dicono i dati Istat, in Europa siamo gli unici ad avere un crollo del Pil pari al 5.1%, siamo, insieme alla Grecia, quelli che ancora non sono usciti dalla fase di recessione per l’incapacità di politiche innovative. Hanno prorogato la Cig solo per evitare l’esplosione del conflitto sociale. Ma a cosa serve se non cambi il modello produttivo, se in Italia non si brevetta più, se non ci svincoliamo dalle nicchie produttive obsolete”. E sul ruolo del Pd: “Le nostre discussioni identitarie interne non interessano a nessuno. Noi dobbiamo incarnare la speranza per questo paese, costruendo la nostra agenda a partire da quelle che sono le questioni che creano opinione. Viviamo uno scorcio storico tale che richiede energia per il cambiamento, un valore aggiunto e questo deve essere il partito democratico”.
E se è vero che forse questa campagna per le regionali ancora soffre in alcuni momenti della lotta congressuale, Zingaretti non usa giri di parole per esprimere la sua ammirazione per Vittoria: “Vanno bene le idee, le politiche, i progetti, ma spesso anche gli uomini fanno la differenza. Ed io oggi sono qui per Franco”.