Regionali, Gianfranco Rotondi: “Noi contro i partiti di plastica”

by 15 marzo 2005

Ironico, frizzante, a tratti sferzante. Conoscitore della politica irpina e non..: è l’on. Gianfranco Rotondi in una corsa solitaria verso Palazzo Santa Lucia. Nessuna ambizione: i conti sono fatti. “Vincerà Bassolino con il 54,2% di consensi; 36% per Bocchino; 5,9% per Mussolini; 3,9% per Rotondi… nonostante i sondaggi del presidente Bocchino”. Semplicemente la consapevolezza di essere l’elemento di disturbo della destra e della sinistra che “hanno rubato voti”. “Qualcuno mi ha chiesto perché mai abbia abbandonato con tanta disinvoltura alcune confortevoli certezze: un incarico parlamentare prestigioso accanto a Casini; una posizione di primo piano nell’Udc; una collaborazione strettissima con Buttiglione e Berlusconi. E tutto per correre un’avventura fuori dal tempo. La risposta è semplice: se la politica è passione, questa politica di oggi non appassiona più perché ha perso l’anima. Torni pure la Dc, la nuova Dc. Questa è la Dc di gente che dà battaglia. Chi è stato democristiano ha il diritto di esprimersi nel suo partito e non nelle botteghe padronali che la seconda Repubblica ci ha regalato. E il discorso vale per Forza Italia, per la Margherita, ma nel suo piccolo per la stessa Udc”. Un’Italia in balìa di “due Poli che non governano. Chi sarà brutto non lo so, anzi lo so e non lo dico”. E poi… “Il pugnale è vicinissimo alla schiena”. Quel pugnale forse con la punta ammorbidita …se ci fosse stata nella Casa delle Libertà anche la Democrazia Cristiana, “messa fuori con un veto avanzato da Follini: c’era competitività. Questo veto, però è stato il turbo della Democrazia Cristiana”. “Del centrosinistra non parlo nemmeno perché è una coalizione che vincerà pure, ma si frantumerà”. Buona l’idea centrista di Mastella, ma per il momento “la Dc è l’unico partito di centro perché Mastella parla di centro ma si allea con il centrosinistra. La Democrazia Cristiana corre da sola nonostante sa di perdere”. Il tutto perché “i partiti di adesso sono di plastica. Tutti uguali a Forza Italia con la differenza: Berlusconi è simpatico e ha i soldi. Mussolini fa il partito dei nostalgici e non mi preoccupa. Mi preoccupo invece che ci sono i due Poli. Sono fasci di combattimento e come tutti i fasci, se si sfasciano, sono morti. Il rischio fascismo è nella illibertà dei Poli” la cui politica continua “a vendere sogni: chiunque vincerà, la situazione di stallo non cambierà”. E dopo avere illustrato un programma di tutto rispetto, buono scuola; eccellenza sanitaria; nazionalizzazione della Fiat; un patto tra le Regioni del Nord e la Campania per le aree dismesse …(perché la Lombardia ha un territorio industrialmente saturo), ci lascia con una battuta caricata di humor: “Il nostro? Un partito squattrinato. Anche la bancarella della Dc allestita nei prossimi giorni lungo viale Itale diventa interessante”. Una ‘rassicurazione’ è d’obbligo: “Non è un’improvvisata”. Passaggi precisi, nella sede ‘presa a prestito’ da Magna Graecia Sud Europa, a cui fanno eco quelli dei candidati Ada Rossi, Osvaldo Micera, Gianfranco Picariello, Elia Muccio. (t.lomb)


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