Regionali – Appello della Cisl FP ai candidati alla presidenza

18 marzo 2010

Avellino – Per uscire dalla crisi servono responsabilità, alleanze forti e partecipazione. In questi ultimi anni, nella Regione Campania, il Sindacato non è stato unito perché una parte di esso ha perso la propria autonomia e la CISL è rimasta sola nella sua opera di denuncia e di proposta, col silenzio delle restanti parti sociali.
“La concertazione vera – riferisce il Segretario Generale Doriana Buonavita – non è solo un “obbligo” sancito dalla normativa europea, ma rappresenta una garanzia e una occasione per migliorare e rafforzare le politiche che si vanno a definire”.
Ed è per questo che la Segreteria provinciale della CISL FP di Avellino richiama l’attenzione dei candidati alla presidenza della Regione Campania, su quattro punti ritenuti indispensabili per “conferire dignità anche alle realtà territoriali interne, che da anni vivono all’ombra del napolicentrismo”.

Sanità: no alle clientele e migliorare le attività di cura e prevenzione
“La sanità assorbe oltre il 60% del bilancio regionale, ciononostante i cittadini campani sono costretti ad andare fuori regione per curarsi (seppur non mancano esperienze positive ed eccellenze sul territorio).
Il sistema che si è determinato è fitto di clientele e di sprechi: la spesa va razionalizzata e bisogna qualificare l’offerta, contro una logica di tagli puramente ragionieristici, attraverso serie relazioni sindacali.
Bisogna spostare sul territorio i sevizi di cura.
Occorre rivisitare il rapporto pubblico – privato in via definitiva i criteri di accreditamento e rendere le strutture sanitarie funzionali alle richieste dell’utenza.
E’ necessario perciò operare un monitoraggio del Piano di rientro; immediata applicazione del Piano Ospedaliero; la stabilizzazione dei precari della sanità; la valorizzazione delle professionalità interne e formazione permanente”.

La macchina regionale: responsabilità per ruoli e funzioni e priorità agli interni
“La macchina regionale ha enormi potenzialità inespresse: vanno valorizzate le risorse interne prima di cercarne altre fuori.
In questi ultimi anni troppo spesso si è genericamente fatto riferimento alla inefficienza degli enti pubblici senza porre al centro la vera questione: le responsabilità vanno divise sulla base dei ruoli ricoperti e vanno definiti veri e propri piani di funzionamento con precise responsabilità di conduzione ed esecuzione.
Il ricorso a consulenze esterne deve avere il carattere dell’eccezionalità, come non è accaduto in questi anni. Il suo abuso ha prodotto un duplice danno la mancata valorizzazione dei lavoratori regionali ed un intollerabile aggravio di spesa per il bilancio regionale. Questo è un meccanismo che va cancellato.
Bisogna creare di un Database delle Professionalità Interne per aggiornare i curriculum anche con competenze possedute, quale premessa di trasparenza ed efficienza.
Riaprire la contrattazione sui temi inerenti il fondo per i dipendenti e individuazione di percorsi per la loro valorizzazione”.

Fisco: lotta al federalismo fiscale egoistico
“Il fisco va sicuramente riformato, partendo dalla principale e vera discrasia: il prelievo automatico in capo a lavoratori e pensionati, i livelli inaccettabili di evasione ed elusione fiscale di tantissimi tra coloro che non rientrano in queste categorie, oltre alla differenza inconcepibile di tassazione sul lavoro (circa il 45%) rispetto a quella, per esempio, sulle rendite finanziarie (circa il 12.5%).
Intervenire sul fisco significa migliorare le condizioni di vita anche dei dipendenti regionali del territorio di Avellino che da anni subiscono ingiuste mortificazioni sia sul piano personale che professionale.
Si deve formalizzare l’impegno alla riduzione delle addizionali IPRPEF ed IRAP, definendo i tempi e avviare un tavolo delle Regioni del Mezzogiorno e delle forze sociali per proporre l’applicazione di un Federalismo Fiscale che non penalizzi i cittadini campani e meridionali”.

Comunità Montane: quale futuro per i dipendenti storici?
“Dal 1 gennaio 2010 i dipendenti storici delle Comunità Montane non percepiscono lo stipendio e precisamente dalla data di entrata in vigore della Legge 191/09 con la quale lo Stato cessa di concorrere al finanziamento delle Comunità Montane previsto dall’art. 34 del decreto legislativo 30/12/1992 n. 504 e delle altre disposizioni di legge relative alle Comunità Montane.
Nella Finanziaria Regionale nessun fondo è stato integrato per detto personale che è di n. 640 dipendenti storici, per l’intera regione, di cui n. 124 della provincia di Avellino per cui questa situazione ha portato le Comunità Montane a ridurre l’organico di personale di circa la metà e i dipendenti che non trovano collocazione all’interno dello stesso organico sono stati messi in mobilità e rischiano il licenziamento”.

“L’impegno forte – conclude il Segretario Generale Doriana Buonavita – è quello di trovare soluzioni strutturali ed emergenziali atteso che a tutt’oggi i citati dipendenti continuano a prestare la loro attività in enti fantasma”.