Referendum, Rocco (Pd): “Riforma pasticciata. Pd irpino? Manca la Sinistra”

Referendum, Rocco (Pd): “Riforma pasticciata. Pd irpino? Manca la Sinistra”

21 novembre 2016

Marcello Rocco, assessore al Comune di Serino e dirigente Pd, lei si è schierato apertamente per il No. Cosa non la convince di questa Riforma?

“Non mi convincono diverse cose, proverò ad elencarne solo alcune: la “riforma” della Costituzione riguarda ben 47 articoli su 139, circa un terzo, quindi non è del tutto arbitrario parlare di un’altra Costituzione rispetto alla Carta del 1948, anche se la prima parte di essa, quella che riguarda i Valori non è interessata dalle modifiche, e ci mancherebbe altro. Non si abolisce il Senato, quindi è ingannevole affermare che la sinistra in passato era su questa linea, perché, per esempio, la proposta del PCI era quella del monocameralismo perfetto. Infatti era per la “centralità” del Parlamento, non dell’esecutivo. Se dovesse vincere il si, avremmo un “bicameralismo pasticciato”; infine è francamente irritante vedere il nostro Segretario nazionale e i tanti dirigenti del mio partito, sempre molto attenti a posizionarsi per ragioni che credo abbiano poca attinenza rispetto al merito delle questioni, usare argomenti del peggiore grillismo: mi riferisco alla riduzione dei costi che la trasformazione (non la soppressione) del Senato comporterà.

Ma se il problema sono i costi della politica, allora si abolisca il Parlamento. Siamo seri! Ve l’immaginate un Senato della Repubblica, che comunque con la cosiddetta “riforma Boschi” conserverà molte competenze, che solo per ragioni di spazio non elenco, fatto, in maggioranza, da consiglieri regionali, quelli (in buona parte) delle cravatte, le cene e oggetti erotici acquistati con i fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari regionali? Quei senatori sapranno rinunciare a gettoni, rimborsi e segreterie? Aspetto non secondario è la durata del mandato dei nuovi senatori che verranno eletti da Consigli regionali che avranno scadenze del tutto diverse tra di loro. Quindi la composizione di questo nuovo Senato sarà mutevole nel tempo creando ulteriore caos nelle funzioni di quest’assemblea. Infine, cosa per me non secondaria, chi elegge i senatori? Non mi si venga a dire che la “commissione” del PD per le modifiche alla legge elettorale sia giunta ad un accordo al quale sembra credere solo Cuperlo; ebbene ricordare che in caso di vittoria del si il Presidente del Consiglio è sempre quello che pronunciò la famosa frase: stai sereno.”

Lei è delegato nazionale del Partito Democratico ma si schiera apertamente contro il suo segretario e Presidente del Consiglio che su questo Referendum si sta giocando molto, se non tutto. Una sconfitta del sì non sarebbe una clamorosa sconfitta del Pd?

“Proprio perché dirigente nazionale del Pd avverto su di me una responsabilità ancora maggiore, visto il ruolo che ricopro ed il fatto che a portare avanti questa riforma è per l’appunto il Partito nel quale milito da sempre. Come ho avuto modo di dirle prima, entrando nel merito della riforma e toccando con mano le gravi criticità presenti in quest’ultima, sento mio dovere impegnarmi affinché la cosiddetta “riforma Boschi”  venga bocciata dai cittadini evitando uno stravolgimento del nostro assetto costituzionale. Purtroppo non posso che darle ragione e confermare che in caso di affermazione del “no” il Partito Democratico, guidato da Matteo Renzi, ne uscirebbe sconfitto, ma di questo ne dovrà rispondere chi ha voluto tutto questo, appunto, il Segretario nazionale.”

A livello provinciale, sono pochi all’interno del Partito Democratico che pubblicamente hanno dichiarato che voteranno contro la Riforma. La stessa D’Amelio, che alle scorse Regionali fu sostenuta da Massimo D’Alema, si è schierata per il sì. Si sente ancora parte di “questo” Partito Democratico?

“Proprio perché il Partito Democratico vive dei momenti di forte difficoltà oggi più che mai mi sento del Pd. Mi è stato insegnato che bisogna resistere e lottare per le proprie idee, maggiormente nei momenti di grande  difficoltà. Qui stiamo parlando della Costituzione, la Carta fondamentale alla base della convivenza civile nel Paese, non di elezioni o battaglie politiche dove anche chi è minoranza, dopo un dibattito veramente democratico che sancisce una linea di maggioranza, si deve adeguare, fatta eccezione per i casi veramente di coscienza. Detto questo, ognuno fa le proprie scelte secondo la propria sensibilità. Io penso di poter affermare di essermi sempre mosso in base alle mie convinzioni con coerenza senza calcoli o secondi fini. E poi mi lasci dire che trovo assolutamente inaccettabile  il linciaggio mediatico o la vessazione di qualcuno semplicemente perché ha un’opinione diversa da quella del leader di turno o della maggioranza. Questo discorso ovviamente vale all’interno e all’esterno del Pd.

Pertanto, venendo alla seconda parte della sua domanda posso dirle, senza alcun tentennamento, che mi sento assolutamente parte del Pd che in questi anni, insieme a tanti uomini e donne, ho contribuito a far crescere dal livello locale a quello nazionale.”

Eppure non sono passate in secondo piano le sue dure critiche dopo la presentazione della lista Pd per le prossime Provinciali. Cosa non le è andato giù?

“Come ho avuto modo di affermare pubblicamente, mi sarebbe piaciuto confrontarmi sul metodo della composizione della lista alle provinciali oltre che nel merito del programma che avrebbe dovuta animarla, magari nella direzione provinciale della quale faccio parte, oppure nell’Assemblea provinciale del Partito di cui sono componente di diritto in quanto facente parte dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico. Purtroppo nessuno di questi organismi, che non mi risultano essere stati sciolti, almeno ufficialmente, sono stati convocati per determinare tali scelte. Credo di essermi “guadagnato” il diritto di poter dire queste cose in quanto eletto democraticamente due volte di seguito Segretario della Sezione “E. Berlinguer” di Serino ed essere stato indicato dalla base democratica della mia comunità prima a ricoprire il ruolo di candidato a consigliere comunale e poi quello di assessore quando, tra l’altro, nessuno statuto e regolamento prevedeva la convocazione dell’assemblea democratica per la mia designazione in Giunta.”

Se vincerà il No cosa accadrà e cosa secondo lei dovrebbe accadere?

“A prescindere dal risultato del referendum, posso dirle che noi continueremo a lavorare per costruire, democraticamente, all’interno del Pd, un’alternativa di sinistra che attualmente purtroppo manca quasi del tutto. Con l’Associazione Idea Irpinia, della quale sono il Coordinatore, nei prossimi mesi porteremo avanti, convintamente, questo percorso avvalendoci, come sempre, di collaborazioni interne ed esterne alla regione Campania. Quella che stiamo vivendo è senza ombra di dubbio una delle campagne elettorali più brutte e con i toni peggiori che io ricordi da quando ho memoria e le assicuro che, nonostante la mia giovane età, di campagne elettorali ne ho fatte.

Pertanto in Irpinia, come nel resto del Paese, dovremo ricostruire, all’interno e all’esterno del PD, quel senso di comunità partendo proprio dal rispetto delle opinioni altrui anche quando quest’ultime legittimamente non si condividono. Quindi il nostro ruolo sarà quello di fare tutto ciò che oggi il Pd, che come lei giustamente ha fatto notare in più occasioni non ho mancato di criticare aspramente, non sta assolutamente facendo e cioè ripartire dai problemi reali delle persone oltre ogni facile slogan. Inoltre avere un programma credibile che si basi su idee concrete, avvalendosi di tutte le competenze possibili, rimettendo al centro merito ed eguaglianza e, soprattutto, ridare voce ai “territori”, tanto declamati pubblicamente quanto così poco ascoltati.”