Referendum: 349 mila irpini alle urne

11 giugno 2005

Correva l’anno 1981 quando gli italiani furono chiamati alle urne per la consultazione popolare sull’aborto. Oggi si vota per la fecondazione assistita e da circa 24 anni nessun argomento aveva diviso in maniera così netta il mondo politico e l’opinione pubblica, anche in senso trasversale. Quattro sono i quesiti su cui oggi e domani sono chiamati a pronunciarsi ben 349mila irpini.
Limite alla ricerca (scheda celeste): la legge attuale vieta la ricerca sulle cellule staminali tratte dall’embrione, cioè l’organismo vivente originato dall’unione tra spermatozoo e cellula uovo e dalla successiva evoluzione dello zigote. Se passa il ‘sì’ al referendum, le migliaia di embrioni soprannumerari – congelati prima dell’entrata in vigore della legge, perché destinati ad essere impiantati poi nelle donne che facevano ricorso alla fecondazione assistita – potranno essere utilizzati per la ricerca scientifica e per la clonazione terapeutica. Se passa il ‘no’ o il referendum non raggiunge il quorum, tutto resta com’è. Per i sostenitori del sì, le cellule staminali embrionali consentono di curare una serie di malattie gravi, come sclerosi, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson. Per chi invece è contrario a modifiche, la legge attuale non vieta la libertà di ricerca ma tutela l’integrità del concepito; inoltre, le cellule staminali adulte si possono usare già oggi per scopi terapeutici.
Sterilità ed embrioni (scheda arancione): la legge 40 prevede che alla fecondazione assistita possano ricorrere solo quelle coppie che hanno esplorato inutilmente tutte le possibilità di guarire dalla sterilità, e che non siano portatrici di malattie genetiche. Oggi si possono fecondare solo tre ovociti che devono essere impiantati tutti obbligatoriamente, anche se un embrione dovesse essere portatore di una malattia genetica. La madre può però ricorrere successivamente all’aborto terapeutico. Se passa il sì, alla fecondazione assistita avranno accesso anche le coppie affette da infertilità “non documentabile” e/o quelle che non hanno già sperimentato altri tipi di cura. Si potranno fecondare più di tre ovociti, ma non verranno impiantati contemporaneamente (quelli non usati verranno congelati). In caso di fallimento, si intraprenderà un nuovo ciclo di stimolazione. E nel caso in cui l’embrione fosse portatore di malattie genetiche, la donna potrà rifiutare l’impiantazione. Chi sostiene la legge attuale, afferma che la crioconservazione degli embrioni ha minor efficacia per la gravidanza e che comunque si pone un problema morale sul destino degli embrioni. Chi vuole cambiarla, segnala che oggi è impossibile per la donna rifiutare l’impiantazione, e che rischia di subire un doppio trauma in caso di aborto. Inoltre, si segnale il rischio di avere parti trigemellari.
I diritti dell’embrione (scheda grigia): oggi, con la legge 40, l’embrione gode degli stessi diritti di una persona. Se passa il no o il referendum non raggiunge il quorum, tutto resta com’è. Se passa il sì, l’embrione non sarà più equiparato a una persona, e i diritti della madre prevarranno. I sostenitori del sì al referendum dicono che tale norma è in contraddizione con la legge 194 sull’aborto. Chi invece difende la legge afferma che l’embrione è già un essere umano, e che il referendum sancisce una discriminazione soltanto in base al tempo di sviluppo dell’organismo.
Fecondazione eterologa (scheda rosa): la fecondazione eterologa – quella in cui si utilizzano gameti, cioè ovociti o spermatozoi, esterni alla coppia – è oggi vietata dalla legge. Se passa il no o il referendum non raggiunge il quorum, tutto resta com’è. Se passa il sì, coppie maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, in età fertile, potranno accedere a tale tecnica. Per chi difende la legge, la fecondazione eterologa rischia di dissolvere il concetto di famiglia, e pone problemi sull’identità e l’origine del bimbo, oltre a fargli correre rischi di malattie genetiche trasmesse dal donatore. Per i sostenitori del referendum, invece, la legge attuale vieta per sempre alla donna di una coppia con problemi di fecondazione di partorire o costringe le coppie più facoltose a recarsi all’estero, nei paesi dove tali tecniche sono ammesse e praticate.