“Profughi del lavoro”: in tenda all’Fma, al via presidio permanente

13 febbraio 2010

Pratola Serra – Il destino dello stabilimento Fma è un susseguirsi di incontri in agenda, tavoli ristretti o maxi, consigli provinciali e comunali, annunci pretesi ma mai arrivati, scioperi più o meno condivisi e collegiali. Stanco di recriminare un qualche cosa che sulla carta dovrebbe rappresentare un inalienabile diritto – quello al lavoro e alla conoscenza – l’universo di operai e sindacati che ruota attorno all’indotto Fiat di Pratola Serra ha deciso di piantare letteralmente tende e picchetti dinanzi i cancelli della fabbrica più grande della provincia.

Lunedì prossimo dalle 6.00 in poi – ora in cui i cancelli dello stabilimento aprono le porte ai più mattinieri di quei pochi operai cui resta l’altrettanto risicata fortuna di poter lavorare – i dintorni dell’Fma si trasformeranno in una sorta di campo ‘sfollati’: sfollati non per scelta propria, ovviamente, profughi del lavoro che non c’è o che, non è dato ancora saperlo, non si sa se ci sarà.

L’AGENDA FMA – Scorrendo il dito lungo l’agenda degli appuntamenti inerenti la questione Fma, il più vicino è quello di martedì. Il prossimo 16 febbraio è stata infatti indetta una conferenza dei capigruppo in consiglio provinciale, cui sono state invitate anche le organizzazioni sindacali di categoria. Sarà un incontro di preparazione alla seduta straordinaria e monotematica del consiglio provinciale, che si terrà invece il prossimo 22 febbraio. Quella di un’assise ad hoc per l’Fma era uno dei due obiettivi a breve termine fissati nell’ultimo tavolo anticrisi. Il secondo era l’incontro con Claudio Scajola, che per il momento però obiettivo resta. Il Ministro allo Sviluppo Economico dovrà comunque a breve (il 17 febbraio) riferire in Parlamento sulla questione Fiat mentre il prossimo 5 marzo avrà il tanto agognato faccia a faccia con il numero uno del Lingotto Sergio Marchionne. In queste prospettive vengono quindi riposti gli ultimi stralci di speranza dei lavoratori, che, almeno, vorrebbero “conoscere” cosa li attende.

CINQUE SINDACATI E TANTE POLEMICHE – Per il presidio permanente sindacati di categoria annunciano fronte comune… o quasi. E quel ‘quasi’ è da ricondurre ovviamente all’Ugl, il sindacato che da tempo ha preso vie diverse da quella più organica di Fim – Cisl, Fiom – Cgil, Fismic e Uilm. A onor del vero, su qualche tenda, sventolerà la bandiera anche del più ‘destrista’ dei sindacati e la notizia è stata data dalla stessa segreteria provinciale. “L’Ugl – si legge nella nota – sposa l’iniziativa indetta e promossa dai colleghi delle altre organizzazioni sindacali”… altre organizzazioni sindacali che, su questo ri-sposalizio, in parte si trincerano dietro un ‘no comment’, utile – almeno questo è l’auspicio – a non alimentare ulteriori polemiche, e in parte non nascondono un certo scetticismo nei confronti dell’inaspettata partecipazione della ‘ribelle’ Ugl. È a quest’ultima categoria appartiene la Fismic: “Se non hanno voluto partecipare alle nostre manifestazioni, ai nostri scioperi, ai tavoli allargati – ha puntualizzato il segretario Fismic Antonio Longobardi – non vedo perché dovrebbero farlo lunedì con il presidio. Noi staremo da una parte quindi e l’Ugl da un’altra”.

“Volemose bene” o “non volemose bene” tra sindacati, comunque gli operai rimangono sempre fuori i cancelli con poco lavoro e ancora meno certezze. La loro richiesta è sempre quella … “volemo lavorà” o, almeno, “volemo sapè”. (di Oderica Lusi)