Strage bus A16, parlano i sopravvissuti: “L’autobus era vecchio e malandato”

Strage bus A16, parlano i sopravvissuti: “L’autobus era vecchio e malandato”

7 dicembre 2016

Riprende ad Avellino il processo sulla strage dell’autobus che precipitò lo scorso 28 luglio 2013 dal viadotto dell’Autostrada A16 a Monteforte Irpino, causando la morte di 40 persone.

E’ il giorno della deposizione dei 4 scampati alla tragedia – Clorinda Iaccarino, Partorina De Felice, Annalisa Caiazzo e Gennaro Schiano Di Cola – miracolosamente sopravvissuti al volo di oltre 30 metri del pullman dal viadotto Acqualonga.

Davanti ai magistrati avellinesi, i superstiti hanno ripercorso i terribili ed interminabili secondi che sono intercorsi dal momento della perdita da parte del pullman del giunto cardanico sino allo scontro con il guardrail e il volo verso il burrone.

“Era un pullman malandato e il giorno prima di ritornare a casa si era rotto anche l’impianto di aria condizionata – hanno detto in Aula – Non piaceva a nessuno perché era vecchio”.

Annalisa Caiazzo era a bordo dell’autobus della morte, e tra le 40 vittime del volo del mezzo nella scarpata del viadotto Acqualonga ci sono anche i suoi genitori.

Suo marito e sua figlia hanno riportato danni permanenti. “Mio marito è stato due mesi in rianimazione – ricorda davanti ai giudici del tribunale di Avellino che celebrano il processo a carico di 15 persone – e per due volte me lo hanno dato per spacciato. Mia figlia si è spaccata la testa ma è viva, vorrebbe camminare ma non può e io non so come spiegarglielo”.

E i segni di quell’incidente sono anche sul suo volto. “La mia faccia non potrà essere più quella di prima”, ha detto prima di cominciare il racconto degli ultimi istanti di quel viaggio.

Quella tragedia ha segnato la vita di tutti. Per qualcuno dei sopravvissuti addirittura è finito il matrimonio. A raccontarlo è proprio Gennaro Schiano di Cola. “Dopo l’incidente – ha riferito – si sono create condizioni che hanno spinto me e mia moglie per il bene dei nostri figli a separarci”. Una conseguenza, come le continue operazioni cui viene sottoposta la figlia di Annalisa Caiazzo: “Era sanissima mia figlia, e l’altro bambino non ha più i suoi genitori perché devo ‘parcheggiarlo’ per seguire mia figlia”.

La dinamica del sinistro. “Era lento in salita e in galleria ho sentito una puzza di bruciato incredibile – ha continuato – poi in discesa il pullman era molto più veloce e urtava macchine a destra e sinistra. Ha sbattuto contro il guardrail e poi contro le barriere ed è ritornato sulla corsia. Altri urti ma prima di precipitare non andava tanto veloce, anzi ho avuto la sensazione che fosse fermo”.

Con la coppia c’erano anche i genitori in gita. “Proprio mia madre mi disse che quello non era il solito pullman – riferisce in aula la teste – avevamo notato che qualcosa non andava già il giorno prima, quando con difficoltà l’autista aveva fatto delle manovre in un parcheggio. E allora pensai che se fosse successo qualcosa non avrei potuto portare subito fuori i miei figli”.

Il capo della Procura di Avellino, Rosario Cantelmo, ha poi interrogato Annalisa Caiazzo che ha confermato l’odore di fumo, le scintille e la sensazione che il pullman stesse trascinando qualcosa di pesante e ferroso.

Terribile, infine, il racconto dei momenti successivi alla caduta: “Ho visto mio padre con la testa sfondata e il cervello che gli usciva dal naso – ha detto – io, mio marito e i miei due figli invece ce l’abbiamo fatta ma portiamo ancora i segni indelebili di quella tragedia”.