Prestiti: in aumento le richieste di piccoli importi, è boom di sofferenze

Prestiti: in aumento le richieste di piccoli importi, è boom di sofferenze

8 febbraio 2016

Il settore creditizio continua ad alternare alti e bassi. In particolare per quel che riguarda i finanziamenti, dobbiamo segnalare che se da un lato sono in aumento le richieste di piccoli prestiti personali da parte dei privati, dall’altro aumentano le sofferenze di quelli in corso, specialmente tra le attività imprenditoriali. Specialmente le aziende più colpite dalla crisi, come quelle del settore edilizio, fanno fatica a rispettare gli impegni presi con gli istituti di credito.

Per quanto riguarda i piccoli prestiti personali, invece, la Crif segnala un forte aumento della domanda nel territorio di Irpinia. In particolare sono molto richiesti i finanziamenti sotto i 10 mila euro (oltre il 30% delle richieste pervenute sono per importi compresi tra i 7 e gli 8000 euro), una tendenza comune un po a tutto il territorio italiano. I prestiti sono, in prevalenza, non finalizzati, ossia richiesti senza una motivazione di spesa specifica (come possono essere i finanziamenti per l’auto o per la ristrutturazione della propria casa) un aspetto che, come vedremo più avanti, non è sempre un bene.

Questo, di fatto, è un evidente segno che questi prestiti vengono richiesti anche solo per liquidità. Le famiglie sono attirate dai bassi tassi di interesse che permettono di accedere al credito alle migliori condizioni da 10 anni a questa parte grazie ad una politica, della Banca centrale europea, di tassi zero. Basti pensare che oggi non è difficile trovare banche o finanziarie che emettono piccoli prestiti personali a tassi di interesse intorno al 6%, o mutui variabili a tassi del 2% cosa fino a 2 anni fa, assolutamente impensabile.

Un altro aspetto da prendere in considerazione è quello relativo al piano di rimborso. Sono sempre di più le banche che offrono prodotti flessibili capai di adattarsi alle diverse esigenze delle famiglie. Parliamo di prestiti personali che consentono, ad esempio, di poter saltare una o più rate, in caso di difficoltà economica, oppure di poter essere rinegoziati per allungare la durata e poter così modificare l’importo della rata.

Come abbiamo detto, però, se da un lato aumentano le richiste di piccoli prestiti da parte dei privati, dall’altro aumentano le sofferenze dei crediti erogati alle aziende. In molti settori la crisi continua a colpire duro e molte imprese stanno facendo fatica a rispettare gli impegni presi con le banche. E sono proprio queste sofferenze (ossia prestiti e mutui di difficile esigibilità) a mettere maggiormente in crisi i nostri istituti di credito in questo periodo di forte attacchi speculativi sui mercati finanziari.

Anche il fatto stesso che le famiglie, e i privati in genere, richiedano piccoli prestiti per liquidità ci fa capire che non sempre questi soldi vengono spesi per fare degli acquisti. In sostanza non vengono spesi per consumare e, di conseguenza, non danno stimolo all’economia delle imprese. Un aspetto estremamente importante che le nostre istituzioni farebbero bene a non sottovalutare.

Secondo un recente studio della CGIA, infatti, gli istituti di credito italiani avrebbero un duplice volto. Da un lato continuano a finanziare le grandi imprese, dal’altro stanno chiudendo i rubinetti ai prestiti per le piccole aziende. Eppure l’economia italiana è sostenuta, al 90% proprio dalle piccole e medie imprese che costituiscono gran parte del tessuto economico. Una tendenza, questa, molto pericolosa che testimonia, ancora una volta, tutta l’inadeguatezza della distribuzione finanziaria in Italia.