“Preoccupato e inquieto”, gli ultimi giorni di Masucci prima del suicidio

“Preoccupato e inquieto”, gli ultimi giorni di Masucci prima del suicidio

9 ottobre 2018

“Dottore sembra che vi hanno dato una coltellata…cosa è successo?”. Alla domanda di una delle sue dipendenti, Ugo Masucci aveva risposto in maniera evasiva: “…eh una coltellata…”, e poi “nulla, nulla”, come a voler chiudere lì il discorso fino ad aggiungere “mi fa male un po’ il cuore”, ben consapevole del fatto che la sua collaboratrice era al corrente del fatto che 17 anni prima era stato operato al cuore.

Masucci, nei giorni precedenti la sua morte, era apparso alle collaboratrici del suo studio dentistico “visibilmente preoccupato, assente e stranamente inquieto”. Il suo comportamento non era passato insomma inosservato, si legge nell’ordinanza di archiviazione del caso Masucci del Gip Fabrizio Ciccone, in linea con la richiesta avanzata dalla Procura.

I dubbi dei familiari

Al suicidio non avevano mai creduto i familiari della vittima, che si sono opposti in tutti i modi, fino all’archiviazione definitiva. L’11 dicembre scorso il professionista si è dunque ucciso utilizzando la sua pistola, una calibro 7,65 che deteneva regolarmente.

Nei giorni precedenti la morte, si precisa ancora nel testo, Masucci aveva cambiato improvvisamente umore, come manifestato da inappetenza, perdita di concentrazione sul lavoro, atteggiamento assente ed inquieto. Nelle dichiarazioni rese ad una delle figlie, l’ultima persona ad aver parlato con lui, aveva lasciato intendere di trovarsi quella sera fuori casa in compagnia di amici a giocare a carte, circostanza smentita dagli accertamenti della polizia sulla sua utenza che impegnava costantemente la cella telefonica di via Zoccolari. Una bugia che, evidentemente, serviva a nascondere alla figlia il reale stato emotivo in cui si trovava “e far sì che non sospettasse minimamente del suo proposito”.

Nessuna colluttazione in casa

Il suicidio è confermato da quanto rilevato ed analizzato sulla scena del crimine, la sua villa di Contrada Archi. La consulenza medico-legale della dottoressa Sementa, che ha collocato la morte tra le 22 circa e le 2 dell’11 dicembre 2017, ha sottolineato l’assenza di segni di aggressione e colluttazione, dimostrata “dall’integrità degli indumenti indossati dalla vittima, l’assenza di ulteriori lesioni traumatiche oltre a quelle al capo e l’unicità del colpo: laddove si fosse trattato di morte etro-inflitta, si precisa, verosimilmente avrebbe l’omicida dovuto esplodere gli altri colpi presenti nel caricatore inserito nella pistola, non limitandosi al primo sparo”.

Ancora: la direzione del colpo dal basso verso l’alto e la sua esplosione da distanza ravvicinata al capo sono altri elementi a sostegno della tesi, poi confermata, del suicidio. “Così come la mano sinistra presentava minimi segni di imbrattamento di sangue sul dorso e molteplici residui organici e di polveri incombuste nel palmo, circostanza compatibile con l’ipotesi suicidataria”.

Nella relazione si precisa che l’imbrattamento di entrambe le mani avvalora l’ipotesi che “il defunto abbia afferrato la pistola, poi rinvenuta a terra vicino alla sua mano sinistra, mentre assumeva la posizione eretta riflettendosi, per non sbagliare, nello specchio posto sulla parete terminale del soggiorno dove, poi, è stato trovato cadavere dalla figlia”.

Gli accertamenti del Ris di Roma

Un’ipotesi confermata dagli accertamenti balistici espletati dai carabinieri del Ris di Roma dai quali è emersa “l’esistenza di un unico profilo genetico maschile, risultato perfettamente compatibile a quello della vittima”. Solo Masucci, quindi, ha adoperato quell’arma.

Una conclusione che esclude anche le eventualità, definite alquanto fantasiose dal Gip, di suicidio delegato ad altri o di un terzo che, conoscendo il luogo dove l’arma era custodita, si era impossessato della stessa, sparandogli alle spalle. Ipotesi alquanto improbabile visto che l’uomo viveva da tempo da solo “e non era solito ricevere persone diverse dai familiari e dalla governante, per cui appare impossibile che qualcuno conoscesse l’esatto luogo di custodia della pistola, per appropriarsene di nascosto una volta entrato in casa”.

Sugli stub utilizzati per il prelievo della pistola e sui bossoli è stata rilevata la presenza unicamente di residui chimici di polvere da sparo rinvenuti sulle mani e gli indumenti di Masucci, così come è stato accertato che i due bossoli di cartuccia e i due proiettili sono stati esplosi dalla stessa pistola semiautomatica Walther rinvenuta accanto al cadavere.

A sostegno della tesi del suicidio anche “la presenza sulla falange intermedia dell’indice della mano sinistra di due piccoli escoriazioni compatibili con la lesione provocata dallo scarrellamento dell’arma. Anche la traiettoria del proiettile, dal basso verso l’alto, considerato che Masucci era in piedi, ha indotto ad ipotizzare che un eventuale aggressore doveva essere molto più basso o, comunque, avrebbe dovuto, del tutto innaturalmente, assumere una linea di tiro dal basso verso l’alto”.

La tesi impossibile della rapina finita male

Nella relazione della dottoressa Sementa si precisa inoltre che sulla scena del crimine sono stati trovati due bossoli ed un’ogiva attestanti l’esplosione di due colpi, il secondo, quello fatale, esploso impugnando la pistola con entrambe le mani, “con una posizione non semplice, ma più agevole per una persona più esperta nell’uso delle armi come Masucci”.

Difficile, fin da subito, credere all’ipotesi di una rapina finita male in quanto all’interno dell’abitazione di Masucci non solo non è stato asportato via nulla, ma è stata trovata una somma molto rilevante. Così come Masucci aveva in tasca 35 euro e l’orologio Rolex al polso. “Nessun segnale inoltre di colluttazione tra la vittima ed il suo presunto assassino. Tutti i reperti sottoposti ad accertamento tecnici di laboratorio hanno inoltre evidenziato l’assenza di profili genetici riconducibili a soggetti diversi”, all’infuori di alcuni mozziconi di sigaretta presenti all’esterno dell’abitazione.

Una serie di elementi che ha convinto il Gip ad archiviare il caso, in linea con la tesi sostenuta dalla Procura.