Povertà non solo per i disoccupati, media italiana oltre quella dell’Unione Europea

Povertà non solo per i disoccupati, media italiana oltre quella dell’Unione Europea

18 aprile 2019

In un rapporto dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) è rilevato che nel Belpaese il 12,2% degli occupati è a rischio di povertà, un livello superiore alla media dell’Unione europea (9,4% nel 2017). Solo Grecia, Spagna, Lussemburgo e Romania hanno livelli più alti.

Gli individui in povertà assoluta sono 5 milioni e 58mila (8,4%) mentre le condizioni dei minori rimangono critiche: tra di loro, i poveri assoluti sono infatti il 12,1%. Tra il 2016 e il 2017 la povertà o esclusione sociale diminuisce in Italia e in Europa, ma coinvolge ancora il 22,4% della popolazione (113 milioni di individui). In Italia, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,9% (circa 17 milioni e 407 mila individui), in diminuzione rispetto al 30% toccato nell’anno precedente.

La crisi permanente che attanaglia l’Italia che riguarda in particolar modo le fasce più deboli della popolazione oggi, numeri alla mano, trova una nuova conferma. La crisi del 2008-2014, si legge nel report «ha reso ancora più diffuso il lavoro “povero”». In particolare, sono a rischio di povertà il 18,6% dei lavoratori occupati part-time, il 20,9% degli occupati con al più il diploma di scuola media, il 22,5% di chi ha un contratto di lavoro a termine e il 32,8% dei cittadini stranieri. Non sono solo i disoccupati a subire le conseguenze della crisi permanente ma anche la fascia più ampia dei lavoratori.

Le disparità regionali sono molto ampie, il Mezzogiorno presenta i valori più alti per tutti e quattro gli indicatori. Il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda il 44,4% degli individui residenti in questa area del Paese contro il 18,8% del Nord. Se si considerano gli occupati che vivono in condizione di povertà reddituale, l’Italia è quintultima tra le nazioni della Ue con il 12,2% degli occupati a rischio di povertà nel 2017.

La quota relativa al Nord Italia è passata dal 4,5% del 2004 al 6,9% del 2017; quella del Mezzogiorno, già molto elevata, è salita dal 19,2% al 22,8% mentre al Centro Italia è quasi raddoppiata (dal 5,9% all’11,2%).